Newey: Senna vittima degli errori di interpretazione del regolamento

Adrian Newey nella sua autobiografia, ha rivelato a 23 anni di distanza il proprio rimorso per avere “contribuito”, a causa di un errore di progettazione, alla tragedia di Ayrton Senna. Quel tremendo 1 maggio 1994, in realtà, sarebbe stato originato da un progetto estremo portato avanti dall’ingegnere di Stratford Upon Avon costruito a partire dalla monoposto che si era appena aggiudicata il titolo con Prost, ma che non aveva fatto i conti con i cambiamenti regolamentari di quell’anno, a detta dello stesso genio del tecnigrafo inglese, che dunque mette quasi in secondo piano la rottura del piantone dello sterzo, quasi fosse una conseguenza di quel progetto sbagliato.

Proprio per questo, è opportuno fare una breve ricostruzione dei cambiamenti regolamentari tra il 1993 e il 1994 per comprendere meglio le parole di Newey. Nella stagione in cui la Williams cambia sponsor tabaccaio fregiandosi dello storico marchio Rothmans, si assiste a una vera e propria rivoluzione nei regolamenti dettata principalmente dall’eliminazione di tutti gli aiuti elettronici alla guida e nella gestione della monoposto: sospensioni attive, controllo di trazione, telemetria bidirezionale, cambio automatico (sperimentato peraltro proprio dalla Williams nel 1993), trazione integrale, freni assistiti e differenziale elettronico vengono banditi dalle nuove regole tecniche, che introducono un elemento in più: i rifornimenti di benzina durante la gara, regola che riduce le dimensioni dei serbatoi e rende le monoposto più leggere, e quindi più veloci.

Tutti elementi che rendono questi autentici mostri delle monoposto difficili da guidare e, forse, impossibili da domare. Ne sa qualcosa Jean Alesi, che durante un test al Mugello dopo la gara di Interlagos va a sbattere violentemente alla curva San Donato. Ma soprattutto ne sanno qualcosa proprio i tecnici della Williams, che nel corso dei test invernali si trovano in evidente difficoltà, non riuscendo a reggere il confronto con la Benetton di Schumacher, candidato principe al titolo mondiale. Ayrton però nelle prime 3 gare stagionali è un missile sul giro secco, riuscendo a imporsi in tutte le sessioni di qualifica. La sfortuna lo porta a non accumulare alcun punto in Brasile e ad Aida, tradito da un testacoda e da un incidente al via con Larini, subentrato proprio ad Alesi. A Interlagos, poi, è costretto a inseguire Schumacher che proprio in casa dell’asso paulista gli infligge una bruciante sconfitta in gara.

Cristian Buttazzoni

“Life is about passions. Thank you for sharing mine”. (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)