F1 | Peter Warr, croce e delizia di Elio De Angelis… e non solo

Elio De Angelis, Nigel Mansell e Ayrton Senna: tre assi del volante e non solo, anche tre personaggi fuori dal comune che hanno condiviso un percorso, quello della Lotus, che stava raccogliendo la pesantissima eredità si Colin Chapman. A fare da traghettatore verso la nuova fase è stato Peter Warr, che ha preso in mano le redini della squadra, ma forse l’esordio al timone del team ha rappresentato per certi versi un’insidia, seppure successivamente premiata dai risultati.

Le riflessioni suscitate anche dopo l’intervento di Mario Donnini a PitTalk inducono a fare una piccola ricostruzione storica di quella fase tormentata che si stava vivendo in Lotus, che a quei tempi vedeva come punto di riferimento proprio il pilota romano. Peter Warr, infatti, è stato in passato tecnico al seguito di Nigel Mansell ed è stato uno degli uomini di fiducia di Colin Chapman e il pilota inglese, dopo i buoni risultati in Formula 2 e un test abbastanza sorprendente a bordo della Lotus 79 (la monoposto della rivoluzione dell’effetto suolo), si guadagna il ruolo di collaudatore, mentre De Angelis affianca Mario Andretti nella sua ultima stagione alla Lotus. Il Mansueto esordisce nel 1980, ma senza risultati, mentre De Angelis inizia a mostrare al mondo tutta la sua classe, conquistando quasi subito un fantastico podio a Interlagos. dietro a René Arnoux.

I due iniziano a costruire un ottimo affiatamento, tanto da far migliorare i risultati di Mansell e mettere in luce il talento cristallino di De Angelis. Così, mentre il futuro Leone conquista almeno un podio per stagione, la stella di De Angelis inizia a brillare. Il “pianista del volante” cresce nelle stagioni successive, tanto da riuscire a regalare l’ultima emozionante soddisfazione a Colin Chapman, quando beffa sul traguardo Keke Rosberg per appena 10 millesimi. Una gara spettacolare che premia con il successo gli sforzi profusi dal pilota romano e che lo portano finalmente alla ribalta. Mansell è costretto al ritiro, costretto a una stagione piuttosto magra nonostante un ottimo avvio che, come detto, lo aveva già portato sul podio.

Il segnale che qualcosa stesse per cambiare arriva proprio nel 1983, quando la scomparsa di Colin Chapman, come detto, affida tutte le responsabilità del team sulle spalle d Peter Warr e Lotus è costretta a masticare amaro per tutta la stagione, soprattutto con De Angelis, per l’unica volta sopravanzato in classifica da Mansell, che nel finale di stagione riesce anche a raggiungere il podio sull’amato circuito di Brands Hatch, su cui si avrà modo di tornare.

Ma arriva il 1984, probabilmente la stagione della consacrazione di De Angelis perchè è l’anno in cui il romano riesce a piazzarsi immediatamente dietro alla coppia della McLaren, che si contenderà il titolo fino all’ultima gara. E probabilmente in questi anni Peter Warr si lascia scappare una frase abbastanza pesante sul conto dell’inglese (che venne blindato alla Lotus dallo sponsor John Player Special) che suonava più o meno così: “Finché avrò un buco tra le chiappe, Mansell non vincerà nemmeno un Gran Premio!“. Una frase che ha segnato la rottura tra il pilota inglese e la Lotus nonostante tutto il mondo ricorderà la sua impresa di Dallas (dove conquisterà la pole), quando cadrà a terra stremato dal caldo dopo aver tentato di spingere la vettura dopo la rottura del cambio) ed è l’anteprima di quello che sarebbe capitato al romano la stagione successiva.

Alla Lotus infatti arriva un giovane brasiliano rampante. Nome: Ayrton, cognome: Senna. Non c’è più il Mansueto, che si accasa alla Williams e, tanto per smentire subito le parole di Peter Warr,, coglie a fine stagione le prime due vittorie della sua carriera. Mentre De Angelis si prepara a vivere la stagione peggiore della sua carriera.

La presenza di Senna infatti è ingombrante, forse troppo, e Peter Warr – ancora lui – dedica maggiori attenzioni all’asso brasiliano. Così, tutte le sessioni di test vengono assegnate al pilota brasiliano, cosa che ha fatto imbestialire il pilota romano. Così, durante una sessione di test il pilota romano va a trovare proprio il suo vecchio compagno, Nigel Mansell, chiedendogli di parlare con lui. Il Mansueto diventato Leone, nella sua autobiografia, ricorda bene quel frangente e del profondo dialogo con quel ragazzone dal carattere magari duro ma dall’animo nobile, che lo ospita perché appunto gli voleva confidare tutto il suo malessere per la situazione che si stava creando. Mansell scrive:

Durante il 1985 ci fu un test a Donington Park con la Goodyear e de Angelis disse che si sarebbe voluto intrattenere con me per parlarmi. Prendemmo il suo aereo privato dirigendoci verso il sud della Francia e restai con lui e suo padre nella loro residenza, un posto favoloso a Jean-Cap Ferrat. Mi sarei dovuto recare al Paul Ricard il giorno dopo, in occasione del quale avrei avuto, tra l’altro, un terribile incidente. A Elio era stato detto che tutte le prove che la Lotus avrebbe avuto in programma sarebbero state svolte da Senna. Si inalberò parecchio per questo motivo, in particolar modo proprio per il fatto che all’epoca era lui a trovarsi davanti e di molto, nella classifica piloti iridata. Lo ascoltai e discutemmo tutta una notte. Mi disse come Warr avesse tempo solo per Senna e che lui era come se non fosse esistito. Per ironia della sorte parlammo di quel che io stesso avevo vissuto sulla mia pelle nel corso degli anni precedenti. Per la prima volta si rese conto della mia sincerità. Il giorno dopo decise di recarsi ugualmente al circuito per assistere alle prove e così guidammo assieme per arrivarvi. Prima di recarmi all’accampamento della Williams facemmo una capatina in quello della Lotus proprio con l’intento di mettere in imbarazzo Peter Warr, facendogli capire che io ero del tutto a conoscenza dei modi in cui stesse trattando Elio.”

Parole pesanti quelle di Mansell, che sono state precedute da un ricordo abbastanza duro del team manager subentrato a Colin Chapman. Per contro, il ricordo di Elio De Angelis è pieno di affetto, che gli verrà dimostrato pochi mesi dopo la sua scomparsa. A Donington, infatti, Mansell manda in estasi le tribune di Donington nel GP che riporta ai box Frank Williams dopo il terribile incidente che lo costringe per sempre su una sedia a rotelle e dedica la vittoria proprio a lui, al compianto Elio con il quale inizialmente c’era stata della ruggine (come con Senna) ma che poi si è trasformata in una splendida amicizia. Mansell così scrive di Peter Warr:

Era un tipo che si vantava di qualunque cosa, credeva di essere un asso nel campo della gestione manageriale. Sosteneva di aver compiuto le scelte migliori, quando, in realtà, queste erano dovute tutte a Colin. Non dimenticherò mai quel giorno al Paul Ricard (14 maggio 1986 ndr). Elio lasciò la Lotus quando realizzò di essere divenuto la seconda guida della scuderia. Ciò provò inconfutabilmente che quanto era successo con me non era stato un caso isolato. Quando ero con loro la Lotus non era in grado di mettere in campo due monoposto performanti allo stesso livello. Fra il 1985 e il 1986 diventammo buoni amici ma mi ci vollero due anni per conoscerlo a fondo dato il differente sostrato culturale e caratteriale che le nostre personalità avevano. Una volta che imparai ad approfondire la relazione mi resi conscio che condividevamo qualcosa di particolare dal punto di vista della carriera nell’ambiente automobilistico: come io lasciai la Lotus lui comprese ciò che io avevo passato con Peter Warr negli anni precedenti

Clima rovente, dunque, che ha portato all’allontanamento di De Angelis dalla Lotus  per accasarsi alla Brabham. Qui il pilota romano ha avuto come compagno di squadra Riccardo Patrese e ha dovuto raccogliere la pesante eredità lasciata da Nelson Piquet. Gordon Murray tira fuori dal cilindro la famigerata “sogliola”, la BT55, la prima interamente in fibra di carbonio. I problemi sono diversi, sia di affidabilità che di messa a punto e l’avventura stenta a decollare. La storia sembra cambiare a Montecarlo, con la prima lotta per la conquista dei punti portata avanti da Patrese e, subito dopo, in Brabham si vuole provare a consolidare questo risultato. Per cui si decide di affrontare una sessione di test al Paul Ricard, l’ultima per Elio, che perderà la vita in un tragico incidente causato probabilmente per la perdita di un alettone. Un incidente che segna per sempre le sorti della F1, visto che si imporrà la regola di avere dei commissari di percorso anche durante le sessioni di test. Ma anche perché viene consegnato alla leggenda un pilota unico nel suo genere, contraddistinto da una bontà d’animo e da una classe uniche e introvabili, anche al giorno d’oggi. E forse non è un caso che un giovane franco-italiano, Jean Alesi, abbia deciso di colorare il casco richiamando il disegno di Elio De Angelis… buon sangue non mente! Ma questa è un’altra storia


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)