F1 | Ferrari 641/2 quando cominciò a volare sotto gli occhi di Mazzola e Prost

La stagione 1990 di Formula 1 è rimasta nei cuori di molti, anche se dal finale amaro per i tifosi ferraristi. Quella Ferrari 641/2 tanto bella, che per poco non portò il titolo a Maranello.

Una manovra del tutto deliberata, quella di Senna, che alla prima curva del GP del Giappone del 1990 mandò fuori pista Alain Prost e  che costò il titolo a Maranello. Un gesto che se fosse stato compiuto nella F1 dei nostri giorni, porterebbe alla squalifica e alla cancellazione di tutti i punti iridati al pilota colpevole di tali comportamenti. Ma erano altri tempi. Certo solo 7 anni più tardi Schumacher subì proprio la cancellazione del suo bottino di punti per aver tentato, senza manco riuscirsi, di sbattere fuori Jacques Villeneuve a Jerez.

Ma è di tecnica che volgiamo parlare raccontandovi, grazie alle parole dell’Ing. Luigi Mazzola, intervenuto a Pit Talk, che ci racconta come cambiò la performance della 641/2 F1-90 che ad un certo punto del mondiale comincio, letteralmente, a volare.

Due effetti sostanzialmente: un primo aerodinamico, si inventarono nella nostra galleria del vento i famosi deviatori di flusso negli end-plate dell’ala anteriore, bisogna andare indietro nel tempo, c’erano quegli elementi vorticosi e molto vistosi che facevano parte della bandella laterale dell’ala anteriore.

Molti di voi si ricorderanno degli elementi che generavano molte scintille nelle monoposto dei campionati 1990 e 1991, generato dal contatto dell’elemento aerodinamico con l’asfalto. Nella foto al lato è possibile vedere il generatore di vortice dietro la gomma anteriore della Williams del 1991 di Nigel Mansell

Se io vi racconto il test che facemmo al Paul Ricard su quelli elementi, fu uno di quei momenti più incredibili di tutta la mia carriera in Formula 1, come step di performance che ho vissuto in un’unica sessione di test.

Perché dalla galleria del vento venivano fuori delle indicazioni che avremmo dovuto tirare giù circa 6 gradi d’ala, che sono una quantità infinita! Considerate che un foro d’ala è un quarto di grado in quel caso parlavamo di 6 gradi!!! (24 fori nda)

Però io non partì con i 6 gradi, cominciai con un paio di gradi. Poi Alain (Prost nda) uscì fuori e fece due giri e mi disse rientrando: “c’è troppo sovrasterzo”. Scalai altri due gradi e poi altri 2 e arrivammo alla fine a toglierne proprio 6, ma la macchina volava e Alain era impressionato da quanto la macchina avesse acquisito carico aerodinamico. Perché nel momento che vai a scaricare l’ala anteriore hai un effetto che ti aumenta il carico al  posteriore dovuto dall’effetto leva. Questo ci portò ad aumento di carico mostruoso ed eravamo diventati superiori, anche se di motore la McLaren era ancora superiore con il suo Honda. Poi ci aiuto lo sviluppo delle gomme, con Alain che fece un gran lavoro e mettemmo in crisi la Mclaren.

In un circuito come Suzuka lì non ci sarebbe stato per nessuno, lì Alain avrebbe vinto facile.

Un racconto che ci evidenzia ancora una volta come la Ferrari ed alcune menti italiane, impegnate in quegli anni nella galleria del vento di Maranello, idearono una soluzione innovativa che stravolse l’aerodinamica di quelle vetture in quelle stagioni. Spesso ricordiamo invenzioni e stratagemmi di oltre manica, senza tenere a mente quando il colpo di genio invece venne dalle nostre terre, le terre dei motori.


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Antonio Granato

F1 Freelance Technical Analyst - AME-Aircraft Maintenance Engineer - Ideatore e Coordinatore di F1sport.it - Ideatore e radio-conduttore di #PitTalk - Blogger ilfattoquotidiano.it - collaboratore di Autosprint Twitter: @antoniogranato