F1 | Liberty Media, una rivoluzione americana che si dimentica della storia

Haas, McLaren e, adesso, Williams. Ovvero i tre team che hanno assunto (o hanno già dall’inizio, una proprietà tutta “made in  USA”. La nuova filosofia di Chase Carey e di Liberty Media di “americanizzare” la F1 sta facendo lentamente ma inesorabilmente cambiare in modo irreversibile il volto del Circus, ormai sempre più lontano dall’Europa e sempre più vicino al Nuovo Mondo.

 

Se infatti per il momento non sta andando in porto il progetto di portare diverse gare negli Stati Uniti da parte dei nuovi proprietari della FOM, che hanno di fatto soppiantato Bernie Ecclestone, quello che invece sta iniziando a funzionare è il progressivo spostamento delle proprietà dei team verso gli States.

 

E così, se anche la Ferrari ha cambiato volto, trasferendo la sede legale all’estero (in Olanda) con la quotazione alla Borsa di New York, ecco che l’impronta americana nel Circus si fa sentire in modo sempre più determinante.

 

Una svolta che sta portando lentamente alla metamorfosi della massima categoria su 4 ruote, anche se alcuni indici sembrano in netta controtendenza.

 

Uno di questi è proprio la scelta dei circuiti, che non solo portano a una riscoperta di tracciati europei, vecchi e nuovi (Imola, Mugello, Istanbul, Nurburgring), ma anche a correre su impianti di proprietà di Bernie Ecclestone, che certamente non è fuori dai giochi.

 

Anzi, con l’arrivo del tracciato turco in calendario l’ombra dell’ex-Patron della F1 si fa sempre più ingombrante. L’unico circuito messo sotto contratto da Liberty Media, infatti, è quello di Hanoi e in questa stagione non è destinato a ospitare gare, anche a causa dell’emergenza COVID-19.

 

Ma se, anche per necessità contingenti, la F1 targata Liberty Media ha inteso mantenere le gare della stagione 2020 prevalentemente in Europa, il progetto di allargamento ad altri Paesi, per il momento, sembra seguire altre strade rispetto a quelle sperate dalla nuova gestione della FOM, che strizza l’occhio ai tracciati americani come nuovo target per lo sviluppo del Circus.

 

Se dunque, al grido di “Make America great again“, Chase Carey ha seguito l’impronta di Donald Trump, cercando di esportare in Europa lo stile americano anche nello sport – si pensi alla implementazione delle TV a pagamento – andando a trarre ispirazione soprattutto dalla Nascar (dove Gene Haas è attivissimo), dall’altro la F1, gelosissima delle proprie tradizioni e della propria storia, sta lanciando dei messaggi particolarmente forti.

 

Se le battaglie politiche di Lewis Hamilton (i cui destinatari sono proprio gli americani) non vengono messe in discussione e, anzi, vengono appoggiate dalla FIA (come quella sul razzismo), dall’altro il grande rammarico manifestato per l’uscita di scena di Frank e Claire Williams.

 

E’ il chiaro segnale che questa nuova F1 in salsa americana probabilmente non piace a tutti… e probabilmente qualcosa sarà inevitabilmente destinato a cambiare, perché se l’innovazione continua e il progresso avanza, la storia non può certamente essere cancellata.

 


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)