F1 | Emissioni Zero quando servirebbero dei nuovi argonauti

Ci sono cascati pure loro. Ma sarebbe meglio dire che ci si sono tuffati dentro, come da piccoli ci si lanciava in piscina a mo’ di bomba. La gioiosa macchina da guerra green dei Gretini ha colonizzato anche la F1. C’era da aspettarselo, in un momento storico in cui si bada esclusivamente alla confezione e ben poco alla sostanza del prodotto.

di Filippo Toffanin

Il duemilatrenta si prospetta come l’anno più sconvolgente della storia dell’umanità: andremo su Marte e la F1 sarà ad emissioni zero. Nel frattempo, Greta Thunberg sarà a capo del mondo intero e avrà sconfitto malattie, povertà, analfabetismo e le dieci piaghe d’Egitto. Biblica. E per restare in tema, il vangelo secondo Chase (Carey) racconta la parabola di uno sport che grazie alle power unit ibride renderà l’aria delle nostre città più pulita. Altra bastonata in testa al povero Vettel, che oltre ad essere santificato a domeniche alterne dai tifosi Ferrari sarà ora considerato anche un vile inquinatore, data la sua nota passione per i V12.

Ma sarà anche una F1 a chilometri zero. San Chase vi permetterà di mangiare nel Paddock le prelibatezze della gastronomia locale, naturalmente vendute da food – truck ibridi. Basta con queste piadine ricolme di grassi saturi e basta birra (chi lo dice alla Heineken e a Verstappen?): bevetevi un bell’estratto di verdure con i complimenti di Lewis Hamilton, che da novello Colonnello Sanders promuoverà un veganesimo itinerante, responsabile, fatto di nutrienti, minerali e probioti. Pazienza se in mezzo troverete anche qualche pro-idiota.

Ai GP ci andrete anche in maniera green: Liberty Media ha tutta l’intenzione di favorire l’utilizzo di car sharing, autobus, bici (a pedalata assistita, ovvio!), cavalli, pony, cammelli e dromedari – sia mai che gli sceicchi del Bahrein si offendano – per recarsi alle piste. A Montecarlo qualche preoccupazione: le wags di mezzo mondo sono già in allarme all’idea di dover affrontare il Mar Ligure in pedalò.

F1 | Carbon Neutral by 2030

Ma esattamente, di cosa stiamo parlando? Del nulla verrebbe da dire se non fosse che l’americano dal baffo alla Daniel Day Lewis in Gangs of New York, accompagnato dal redivivo Pontefice d’Avignone, stanno facendo di tutto per trasformare il motorsport in un carrozzone degno del Circo Barnum. Ancora non sappiamo con quali regole correremo fra poco più di un anno, ma stiamo sereni perché nel duemilatrenta avremo bandito la plastica dal Paddock e i quarantasette GP che comporranno il Mondiale inquineranno meno di una sigaretta. Tutto grazie alla logistica ultra-efficiente.

In una puntata di Pit Talk di qualche tempo fa, ebbi a dire che la F1 era ormai diventata uno sport per nerd. Una battuta? Certo, ma anche amara riflessione sullo scollamento ormai inarrestabile tra aficionados alimentati dal fuoco sacro della passione e vertici manageriali della categoria, persi nell’iperspazio del politically correct e dello show da buoni samaritani. Come si possano coniugare sostenibilità e gare in paesi che fanno dei combustibili fossili (Bahrein, UAE, USA) parte rilevante del proprio PIL lo sanno solo Carey e Todt.

Per non parlare di chi, come i cinesi, di certo non si distingue per la lotta all’inquinamento. Eppure delle contraddizioni sembra non interessarsene nessuno. L’importante è vestire l’abito giusto, quando l’occasione lo richiede. E chi se ne importa se gli appassionati faranno la fine degli Indiani d’America: esemplari da riserva naturale.

Forse è giunto il momento di imbarcarsi su una nuova Argo. Essere antesignani di una nuova epopea, alla ricerca del Vello d’Oro perduto. Argonauti che non si rassegnano all’ineluttabile fine di uno sport che meriterebbe più rispetto, soprattutto in memoria di chi – da eroe vero – ha consegnato la sua vita ad un sogno di velocità. Ad un ideale di rischio.

Al rumore di un motore a benzina.

Filippo Toffanin


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Filippo Toffanin

Professionista della logistica, musicista amatoriale, e grande appassionato di F1.

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