GP Giappone: l’ennesimo flop della Virtual Safety car

Nel GP del Giappone si è rivista la VSC, meglio conosciuta come “Virtual safety car”. Questa soluzione introdotta dalla FIA dopo l’incidente di Bianchi del 2014 proprio a Suzuka, ha evidenziato nuovamente l’inefficacia di questo sistema per rallentare le vetture in caso di bandiere gialle.

Sicuramente questo GP del Giappone ha offerto molti spunti di interesse, la vittoria di Hamilton, il ritiro di Vettel, ma anche il ritorno in pista della “virtual safety car”. Nella corsa odierna di Suzuka i commissari di pista sono ricorsi ben 2 volte all’utilizzo di questa soluzione, ed ancora una volta si può dire che è stato un flop totale.

La prima VSC è entrata nel corso del 9° giro per l’uscita di pista di Marcus Ericsson alla curva-9, con lo svedese finito contro le barriere. Questa VSC ha neutralizzato parzialmente la corsa, con i piloti che devono alzare il piede lungo tutto il tracciato. Però in pista i distacchi non si sono mantenuti tali tra un pilota e l’altro, con l’esempio più palese del duo di testa.

Hamilton aveva circa 1″5 di vantaggio nei confronti di Verstappen prima dell’ingresso della VSC, alla ripartenza il vantaggio dell’inglese sul pilota della Red Bull era salito a circa 3″. Il regolamento in questo caso risulta essere a dir poco imparziale, ovvero due pesi due misure. Perchè al momento dell’ingresso della VSC ed alla ripartenza della corsa dovrebbe essere invariato il distacco tra i vari driver.

Ora viene da pensare che questa “fantomatica” VSC venga gestita dai singoli team, con ogni rispettiva scuderia che ha dei sensori installati nelle rispettive monoposto. Come può essere che nel GP del Giappone la Mercedes di Hamilton guadagni circa 1″5 in regime di Virtual Safety car? La Mercedes ha dei parametri differenti rispetto alla Red Bull in questo caso? La FIA è sempre brava ad imporre nuovi bizzarri regolamenti, però poi non pensa mai alle conseguenze di queste nuove soluzioni in pista.

Nel mondiale endurance (altro campionato FIA) utilizza la VSC da diverso tempo, prima della F1. Ma il discorso li è diverso, ogni auto ha un sensore che ogni qualvolta entra la virtual safety car entra in funzione un limitatore che limita tutte le vetture ad una velocità di 60 km/h. Per il tratto del circuito dove ci sono le bandiere gialle, tutti i piloti mantengono  quella velocità nelle loro vetture.

In questo caso la VSC si può dire che funzioni, senza favorire o sfavorire nessun pilota, poichè è la direzione gara a controllare il tutto.

Qui nel circus invece, c’è sempre qualcuno che fa il “furbetto”, e parlare di regole uguale per tutti in questo campionato è diventata un’utopia in pratica. Ci sarà un motivo se Liberty Media è contraria a questa bizzarra soluzione, perchè secondo gli addetti ai lavori ammazza la gara e lo spettacolo in pista. Probabilmente la miglior soluzione in vista del 2018 è l’abolizione di questa regola, che non fa altro che falsare le fasi salienti delle gare. Todt e la FIA dovrebbero tornare indietro sulle loro decisioni, e non solo per questa regola della Virtual safety car.

Alberto Murador

Alberto Murador

Ciao a tutti, il mio nome è Alberto e la mia più grande passione sino dall’età di sette anni è stata la F1, ma poi ho cominciato ad appassionarmi di tutto il mondo del motorsport. Tifoso ovviamente della Ferrari, orgoglioso del ” made in Italy “.