F1 | Turchia: quando la coerenza (di nuovo) non è di casa

Il gran premio di Turchia di F1, corso sulla pista di Istanbul, ha evidenziato ancora una volta (come se ce ne fosse bisogno) non solo la memoria corta di molte persone, ma anche e soprattutto la totale (in)coerenza di giudizio quando si tratta di essere obiettivi e decisamente poco tifosi.

Che vento avrebbe soffiato nell’antica Costantinopoli lo si era capito subito fin dal venerdì: al netto delle telenovele e delle recite che tanto piacciono agli americani, anche i sassi sapevano che sulla monoposto #44 ci sarebbe stato un nuovo motore. Dalle stalle della terza power unit, infatti, mancavano all’appello circa 20 destrieri, senza contare che i rimanenti erano talmente stanchi da far temere il peggio. Honda, dal canto suo, aveva risposto deliberando una mappatura più aggressiva sulle due Alpha Tauri. Lato Red Bull, si è chiesto allo chef di abbondare con paprika e tabasco nei piatti di Sergio “Checo” Perez, onde evitare un week end soporifero a navigare nelle retrovie (cosa per altro ampiamente già vista). La tattica era chiara: ostacolare in ogni modo possibile la rimonta di Lewis Hamilton, cercando di mettere entrambe le Red Bull sul podio.

Come se non bastasse, è arrivata la conferma a fine gara direttamente da Yuki Tsunoda:

Tradotto: “Voglio che vinca Max, è l’ultimo anno di Honda con Red Bull. Ho cercato di trattenere Lewis il più possibile, non so per quanti giri”

E fin qui, per qualsiasi appassionato di F1 o addetto ai lavori di lungo corso, non c’è nulla di male. Eppure, quando nel 2018 a Montecarlo Esteban Ocon fece platealmente passare Hamilton dichiarando a fine gara “Sono un pilota Mercedes” (tradotto: se chi mi paga lo stipendio mi dice di spostarmi, mi sposto), se ne parlò per settimane. La verità è che nel motorsport ci sono sempre stati gli accordi tra scuderie, solo chi ha le fette di salame sugli occhi ne fa un discorso di antipatia, simpatia o ruberie. Vogliamo parlare dell’alleanza McLaren-Williams durante la stagione ’97 che ebbe il suo culmine a Jerez? All’epoca i team radio non venivano trasmessi in televisione, ma la FIA aprì un’inchiesta risoltasi con un nulla di fatto. Sono cose che succedono, fanno parte delle dinamiche, chi si meraviglia o è ignorante o è in mala fede.

Il fatto è che la voglia di gran parte delle persone di veder vincere chiunque, basta che non sia Lewis Hamilton e la Mercedes, sta portando a considerazioni paradossali. “Il sonno della ragione genera mostri” è un concetto perfettamente sintetizzato dal celebre quadro di Francisco Goya, ma che si adatta perfettamente al clima e all’approccio sempre più esasperato che vediamo in F1 in questi ultimi tempi. Ormai Mercedes ha sempre torto (Horner ha già detto che la velocità di Hamilton ieri era “Incredibly Impressive“), le teorie del complotto sono all’ennesima potenza. Se un pilota si lamenta via radio dimostra “grinta e personalità”, se lo fa Hamilton “è il solito lamentoso”. Nel mentre, il “boscaiolo” (Bottas – NDR) se tutto va bene è perfettamente in grado di vincere le gare, in compenso ci fosse una volta che fa le spalle larghe in un duello.

 

F1Tutti pronti a gridare al favoritismo, perché “Mercedes ha ricevuto prima di altri il regolamento sui motori”. Sì, ma stiamo parlando del 2014. Da allora ci sono stati due cambiamenti di regolamento sull’aerodinamica, il ritorno a gomme più larghe e modifiche alla carreggiata delle monoposto, l’abolizione del “party mode” e il divieto di combustione olio nei cilindri. Come se non bastasse, quest’anno è stata diminuita del 10% l’efficienza aerodinamica del fondo, cosa che ha penalizzato enormemente Mercedes a vantaggio di Red Bull. Senza contare lo shopping sfrenato in casa Mercedes da parte della scuderia di Milton Keynes. Nonostante tutto, Lewis Hamilton è secondo in campionato e Mercedes è in testa al mondiale costruttori. Sarà che forse sono bravi? Ve la butto lì…

Questo atteggiamento secondo il quale “chi vince ruba, chi perde è onesto“, ha francamente stancato. Questo è il motorsport, con le sue gioie e i suoi dolori. Si sono sempre visti giochi di squadra in F1, ordini di scuderia e accordi tra scuderie. Durante il quadriennio di dominio Red Bull, tra scarichi soffiati, mappature “particolari” e test privati con le gomme, non si è forse assistito alle stesse cose? Ci dimentichiamo le risposte al vetriolo di Adrian Newey quando qualcuno parlava di “Etica delle regole“? E durante l’epoca di dominio Ferrari nessun scheletro nell’armadio, vero? Sic transit gloria mundi.

Se volete leggere un recap della gara, potete trovarlo in questo articolo. Se invece vi interessa la situazione Ferrari, guardate qui!


Fabrizio Bianchini

Da sempre appassionato di motorsport, specialmente del motorsport "old style" fatto di pazzia, romanticismo e odore di gomma bruciata.