F1 | Honda: i motivi dell’addio

Alberto Sabbatini ci parla del perché il prossimo ritiro della Honda dalla F1 non è poi così strano.

 

 

Nella puntata di questa settimana sono tanti i temi che si vanno a toccare, uno su tutti, l’annuncio del ritiro da parte della Honda come motorista.

Un annuncio che ha scosso l’ambiente Red Bull, ma anche l’intero mondo della F1.

A parlarcene un’autorevole penna italiana del motorsport: Alberto Sabbatini.

“Io non ci vedo niente di strano nel ritiro della Honda. Ho vissuto di persona la stessa situazione nel 1992, l’azienda nipponica si concentra su un solo argomento ogni volta. In quell’anno la Honda riversò i propri sforzi per realizzare auto ecologiche da esportare negli Stati Uniti, sacrificando la F1. Adesso sta succedendo lo stesso.”

L’esperienza riportata da Sabbatini ci fa pensare quanto la cultura nipponica sia totalmente differente da quella europea.

Nonostante sia una grande multinazionale, una delle case produttrici più affermate nel mondo, si evince quanto facciano attenzione ai dettagli.

La F1 non è più una priorità per la Honda.

Il profitto che sta traendo dalla partecipazione alla F1 non è redditizio quanto un ingente investimento sulla loro principale fetta di mercato.

Honda vede la F1 come una palestra per allenare i loro ingegneri a favore di nuove tecnologie e di rapidità di progettazione. In questo momento la costruzione di auto ibride per gli USA, rende di più alla casa nipponica.”

In Asia c’è un altro modo di vivere la F1 e il motorsport in generale.

Questo lo si evince anche da come, la Honda vive la F1, rispetto al proprio mercato di riferimento.

La F1 perde colpi e deve valutare l’impatto di un abbandono pesante come quella della Honda.

C’è bisogno di rinnovamento, c’è bisogno di cambiare, non solo a livello di regolamento.