F1 | Storie di maggio e dintorni
 

 


F1 | Storie di maggio e dintorni

Maggio, il mese nero del motorsport e della F1 in particolare. Uno dopo l’altro, quasi come se fosse una maledizione, siamo a ricordare Ayrton Senna, Gilles Villeneuve, Henri Toivonen (che per chi non lo sapesse è stato lo scopritore di Mika Hakkinen) e molti altri illustri personaggi che hanno fatto storia nel mondo del motorsport. Ma è anche un mese di compleanni importanti, tra cui due che legano la loro stori a quella della Ferrari; stiamo parlando di Cesare Fiorio e Claudio Lombardi. C’è un filo conduttore che lega tutti questi personaggi? Probabilmente sì, se ci aggiungiamo altri due nomi, quello di Michele Alboreto e quello di Jean Alesi.

Cercando alcune idee originali per ricordare il grande Ayrton e l’immenso Gilles, si potrebbe iniziare questa storia con chi li ha visti da vicino, con chi si è incontrato e scontrato con loro in pista. Stiamo ovviamente parlando di Michele Alboreto, un pilota che ha dovuto fare i conti con un’eredità pesantissima, quella di condurre la Ferrari verso il titolo dopo il periodo di transizione con Tambay. Una storia che idealmente possiamo far iniziare proprio nel 1982, quando Gilles Villeneuve è chiamato a conquistare un titolo mondiale che sembra solo da vincere e che, invece, si interrompe molto bruscamente, in quelle tragiche qualifiche del Gran Premio del Belgio, in quel maledetto 8 maggio di 35 anni fa. Non c’è niente da fare, la March di Jochen Mass diventa incolpevole protagonista e spettatrice del dramma che colpisce uno dei piloti più forti e carismatici della storia. Una leggenda del volante, perché era in grado di correre in qualsiasi condizione, superare le avversità, gettare il cuore oltre l’ostacolo. Un purosangue di razza, uno per il quale era necessario, anzi doveroso, spingere nonostante tutto, a costo di arrivare con tre ruote, a costo di perdere l’alettone anteriore ed esibirsi in una danza sotto l’acqua, a costo di mettersi 5 vetture in fila, a costo di cercare di arrivare sempre e comunque al traguardo. Quella mattina, Gilles era ancora profondamente scosso dai fatti di Imola, che lo hanno privato di un compagno, di un amico, di un alleato nella conquista di quello che era il Campionato del mondo, titolo che avrebbe ampiamente meritato.

Parallelamente, proprio in quel disgraziato 1982, la Lancia stava mettendo insieme i pezzi di quella che sarebbe, anzi è, diventata lo zoccolo duro della sua squadra corse: una collaborazione con Ferrari che stava portando a grandi risultati sia nei rally che nelle gare in pista. E da lì, dopo il titolo vinto dalla Stratos, ne esce forse una bella storia, quella di un pilota ammirato da Ferrari che in quel momento stava cercando l’erede del grande Gilles.

Il suo nome è Michele Alboreto, che per l’appunto sta crescendo nella Lancia capitanata da Cesare Fiorio in quella scuderia che stava portando, insieme alla Ferrari, in alto il nome dell’Italia nel mondo. Il Commendatore volle scommettere su di lui, per cercare di portare finalmente dopo più di 30 anni un italiano al titolo. Lui non era spregiudicato come Gilles, ma era maledettamente concreto e i risultati ottenuti con la Tyrrell convincono il Drake a scommetterci. Prime qualifiche in rosso ed è subito prima fila. Una bella sorpresa per tutti, anche per Ferrari, che nonostante i risultati altalenanti di quella stagione punterà su Alboreto per il 1985. Stagione che si apre alla grande per il milanese, che deve lanciare la sfida al professor Alain Prost, uno che l’anno prima si era fatto beffare per mezzo punto, uno che l’anno prima a Montecarlo aveva fatto i conti con un altro giovane di belle speranze. Il suo nome? Ayrton. Cognome Senna. Un mago sotto l’acqua, un principe a Montecarlo. Uno che, se Jacky Ickx non avesse interrotto quella gara, l’avrebbe probabilmente vinta con ampio margine. Un talento purissimo e cristallino, un altro di quei piloti nati per correre e per vincere. E, forse, già da subito. Arriva a Montecarlo da perfetto sconosciuto, grazie a una Toleman che era ancora in fase di sviluppo, e ne esce come un predestinato. Enzo Ferrari disse che di campioni ne nasce uno ogni domenica. Ecco, Monaco 1984 ha forse segnato la nascita di un autentico fuoriclasse, con quella rimonta e quel giro veloce che avrebbero, forse, meritato ben altra fine. Ma per motivi di sicurezza Jacky Ickx ha deciso di interrompere la gara. Ah, la sicurezza! Quante volte in F1 abbiamo sentito questa parola usata spesso a sproposito, che ha portato a cambiamenti drastici, epocali e per certi aspetti irreversibili? Tante, forse troppe, e per farlo ci siamo aggrappati ai nomi di quei poveri piloti che ci hanno lasciato le penne o magari hanno riportato degli infortuni gravi, forse perché le monoposto davvero non erano sicure o forse semplicemente per un loro errore… E per questo, si fanno delle modifiche alle monoposto, ai circuiti, alle strutture, che poi, per altri tipi di esigenze (vedi lo spettacolo) tornano indietro… che ne è stato, per esempio, delle gomme scanalate? Sparite…

Ma torniamo ai duellanti di Montecarlo e a quello che accadrà nel 1985, anno dove proprio il giovane Senna farà segnare la sua seconda pole position in una gara epica, bagnata, e quindi più incerta che mai, quella dell’Estoril. Gran Premio che coinciderà anche con il suo primo trionfo. Una gara perfetta, che lo porta alla ribalta internazionale. E’ nata una stella, uno di quei piloti che sono predestinati per natura a vincere. Sarà un caso, ma quei piloti, che poi avranno una carriera folgorante, conquistano la loro prima affermazione sotto l’acqua. E non è un caso che Sebastian Vettel verrà accostato anche per questo al fuoriclasse brasiliano. Sono quei talenti che ne nascono uno su mille, che riescono ad affermarsi su ogni pista e in ogni condizione. Quei piloti per i quali anche l’impossibile diventa possibile. Come non vedere proprio qui una strana, incredibile, e per certi aspetti assurda, similitudine tra Ayrton, l’uomo della perfezione, il pilota-computer, l’uomo che trasforma ogni gara in un’impresa da incorniciare, e Gilles, il suo alter ego, l’uomo che va più forte anche dei suoi stessi errori, quello che antepone il pilota al mezzo meccanico, sempre e comunque? Il diavolo e l’acquasanta, due modi di intendere la guida completamente agli opposti, ma sempre e comunque forieri di risultati e di spettacolo. Ma anche l’erede designato di Gilles in Ferrari, Michele Alboreto, non intende certo essere da meno, sfruttando anche la sua grande esperienza nelle gare di durata. E proprio in quel memorabile primo trionfo di Senna in Portogallo, Michele è lì, al secondo posto, e anche se approfitti delle disgrazie altrui arrivare al traguardo sotto la pioggia battente è già un’impresa; arrivarci sul podio e conquistare la testa della classifica mondiale vale doppio. Da Ayrton e Gilles ad Ayrton e Michele sembra che il passo non sia poi così lontano.  Diversità di stili tra Gilles e Michele, ma stessa voglia di vincere, stessa cattiveria agonistica, stesso destino, quello di finire sulla Ferrari numero 27. Gilles e Ayrton, purtroppo, non si sono mai sfidati in pista, ma vedere alcuni scontri ravvicinati tra i due, come il duello di Montecarlo o quello prolungato di Imola due anni più tardi, in cui Senna e Alboreto si scambiano più volte le posizioni, con il brasiliano che alla fine riesce a prevalere, fa sognare chi immaginava cosa sarebbe successo se su quella Ferrari numero 27 ci fosse stato l’Aviatore.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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