F1 | L’ansia di superamento: da Villeneuve a Schumacher

Sorpassi e duelli in pista. Dopo quanto visto a Barcellona come non ripensare a Villeneuve, Senna, Mansell, Schumacher e tanti altri campioni. Qui ricordiamo alcuni momenti importanti di una F1 che abbiamo ricomiciato a vedere.

di Federico Sandoli e Giulio Scaccia

Il recente gp di Spagna ha finalmente riavvicinato quella parte dei tifosi che si affacciano al mondo della F1 e dei GP per poter assistere a dei duelli in pista che culminano con il sorapasso che è l’essenza di questo sport.

I giovani esaltati l’anno scorso dalle prestazioni di Verstappen e più recentemente dai duelli visti in Spagna, poco sanno degl’attori del passato che hanno scrito pagine epiche rimaste indelebili.

Finita l’epopea eroica dei GP, gli anni ’70 portarono una concezione nuova di corsa in macchina, di fatto i piloti si trasformarono da cavalieri del rischio a ragionieri del volante, capaci di cavalcate solitarie volte solo a capitalizzare il miglior risultato possibile.

Su tutti Niki Lauda, capace di resistere quasi un GP dietro ad avversari coriacei senza abbozzare un sorpasso ma anche di andare in tilt da “ambizione” in Germania quando alla prima curva si inventò un sorpasso impossibile su Schekter, da sempre poco propenso a subire sorpassi, che lo portò dritto nelle reti perdendo cosi gara e probabilmente campionato del mondo. Imparata la lezione l’ausriaco non si fece ingannare dalle finte del sudafricano e in Germania nel 1977 in prossimità della chicane lo passoò a ruote fumanti.

Sempre memore delle esperienze precedenti l’austriaco nello stesso anno infilò Laffitte in Olanda in pieno rettilineo in un minuscolo corridoio tra la Ligier del francese e il muretto box andando a vincere la gara e a coronare il suo secondo sogno iridato.

Una F1 in astinenza di sorpassi si affidò a un minuscolo canadese per ritrovare spettacolo e agonismo; infatti a Digione nel ’79 il canadesino con la sua Ferrari offrì un saggio di bravura duellando con la piu performante Renault di Arnoux arrivando a superarla piu’ volte fino a conquistare un meritato secondo posto finale.

Non possiamo poi dimenticare il grandissimo sorpasso di Villeneuve a Jones all’esterno della curva Tarzan sul circuito di Zandvoort. Sono poco ricordati i duelli tra i due nel 1979 ma ce ne sono stati di belli ed affascinanti, non solo in quell’anno.
Il repertorio del canadese è ampio, infatti l’anno dopo, con una sciagurata Ferrari T5 dovette fermarsi ben presto a cambiare le gomme e al suo rientro in pista mise in mostra una serie di sorpassi nel toboga monegasco che lo portarono da ultimo ad arrivare quinto, lasciando in surplace piloti del calibro di Arnoux, Patrese e Fittipaldi.

Sempre il canadese, l’anno successivo, s impose a Monaco inventandosi un sorpasso spettacolare, millimetrico: la Williams di Jones e la Ferrari del canadese erano talmente vicine tanto che i due piloti sembravano in apnea per evitare bruschi quanto inopportuni movimenti.

Finiti i giorni di Villeneuve, la F1 vivacchiò delle isolate prestazioni di Watson che, con una McLaren competitiva ma non eccezionale, rimontò dalle ultime posizioni per andare a vincere il primo GP di Detroit e l’ultimo GP di Long Beach, poi piu nulla fino all’arrivo di un minuto brasiliano che, fin dal suo debutto dimostrò di saper domare benissimo la sua ansia di superamento e fu protagonista di gesti agonistici di prima grandezza come a Monaco, quando alla guida di una modesta Toleman e non curante della pioggia torrenziale, risalì posizioni su posizioni umiliano al tornantino del Loews piloti del calibro di Niki Lauda e Alboreto arrivando addiritura ad insidiare la posizione in testa di Prost

Poi provvidenzialmente il francese venne protetto dalla direzione corsa che sventolò la bandiera a scacchi per sugellarne il primo posto.

Passato alla Lotus, il brasiliano sfidò il connazionale Piquet in Ungheria che grazie a una Williams perfetta e ha una classe innata di prim’ordine fu protagonista di un sorpasso impossibile alla prima curva ai danni del connazionale della Lotus tanto da sembrare alla guida di una macchina da rally.

L’anno successivo a Spa, Senna si agganciò alla Williams di Mansell nel tentativo di resistere al tentativo di sorpasso all’esterno messo in mostra dal britannico col risultato di finire fuori pista e rovinare la corsa di entrambi. Sempre in quella stagione Mansell fu autore di un sorpasso memorabile ai danni del compagno Piquet a Silverstone, ancora adesso è ricordato col termine “Silverstone two step” dove, seppur avvantaggiato da pneumatici piu performanti, ingannò il suo teammate con una doppia finta per arrivare a passarlo alla curva Stowe controllando la macchina in modo tutt’ora inspiegabile.

L’ultimo capitolo della saga Senna Mansell lo si ebba a Barcellona nel 1991 dove il britannico alla guida della miglior Williams di tutti i tempi affianco’ il brasliano, in affanno con l’assetto, e percorsero ruota a ruota il lungo rettilineo del circuito spagnolo arrivando a superarlo con una staccata da brivido che indispettì non poco il campione brasiliano.

Gli anni di Senna e Prost videro questi due grandi protagonisti sfidarsi con sorpassi decisi, al limite della correttezza che sfociarono nei due famsi episodi di Suzuka dove il “gioco” fu la vogia di eliminarsi a vicenda dalla gara.

Finita l’era Senna l’evoluzione della F1 ha portato le macchine a essere velocissime con prestazioni talmente simili da doversi inventare i rifornimenti ai box per poter sopravvanzare l’avversario.

Forse è per questo motivo che i sorpassi messi in mosra da Schumacher durante il GP d’Europa del 2000, con una Ferrari ballerina sul bagnato o le sfide ruota a ruota del tedesco con Montoya hanno un valore ancora più elevato perchè dimostrano come, anche in presenza di regolamenti assurdi, in pista la voglia di sfidarsi a suon di sorpassi per sugellarne una supremazia e sempre viva. E non dimentichiamo il gran sorpasso di Mika Hakkinen a Michael nel 2000 a SPA alla fine del rettilineo del Kemmel,

Godiamoci questa F1 con il ritorno ai duelli, alle ruotate ed ai sorpassi al limite: i giovani di oggi ne rimarranno piacevolmente colpiti, noi giovani di ieri tireremo un sospiro di sollievo. E sempre chiudendo gli occhi penseremo alla curva Tarzan o al Mirabeu di Montecarlo.


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