F1 | GP Monaco 1967: la tragedia di Lorenzo Bandini

Il GP di Monaco del 1967 poteva essere una gara come tante altre. Invece è ricordata per l’incidente mortale di Lorenzo Bandini.

di Giulio Scaccia   

Il GP corso il 7 maggo 1967 poteva essere ricordato per la prima vittoria in F1 di Denny Hulme o per il primo podio di Chris Amon con la Ferrari. Purtroppo invece ci ha tolto un pilota amato: Lorenzo Bandini. A 50 anni dalla sua morte ancora è vivo il suo ricordo nel cuore e nella mente degli appassionati.

Bandini era un italiano dal viso pulito, figlio di emigrandi in Libia. Si era fatto dal nulla, con impegno, dedizione e talento. Il suo arrivo in Ferrari e il debutto ufficiale nel 1962 proprio a Monaco, con un terzo posto.

Nel 1963 la vittoria a Le Mans con Ludovico Scarfiotti e nel 1964 un ruolo da seconda guida a supporto del figlio del vento John Surtees. E qui Bandini fece il suo meglio in F1. Vinse in Austria la sua prima ed unica gara nella massima formula e diede una mano decisiva a Surtees per la vittoria nel mondiale, battagliando nell’ultima gara con Graham Hill. Lorenzo al 31° giro tampona la BRM dell’inglese e lo costringe ad una sosta ai box che sarà decisiva, per la vittoria di Surtees e per le polemiche successive.

Il 1965 lo vede vincitore con Nino Vaccarella della Targa Florio ma i risultati in quest’anno come in quello successivo, saranno deludenti.

Ed ecco il 1967. La Ferrari salta la prima gara. Il GP di Montecarlo è importante. Bandini è prima guida e le aspettative sono tante. Dalla seconda fila scatta in testa ma poi scivola sull’oliio perso da Jack Brabham. Lorenzo si butta in una feroce rimonta. Trova sulla sua strada due doppiati: prima Pedro Rodriguez ma soprattutto Graham Hill che, dopo lo sgarbo del 1964 gli si oppone per parecchi giri. Al 62° dei 100 giri previsti la Ferrari dell’italiano arriva alla chicane del porto troppo veloce, sbanda, urta, si capovolge e prende fuoco.

I commissari pensano che il pilota sia stato sbalzato fuori dalla vettura come Ascari nel 1955, ma non è così. Il rogo, complici anche le balle di fieno. è terribile. Tra i primi ad intervenire è il principe Juan Carlos di Borbone, amico di Bandini. Dopo tre minuti e mezzo l’incendiio è domato e la macchina capovolta. C’è dentro l’italiano in condizioni disperate. Ustioni su oltre il 60% del corpo e la milza spappolata. Dopo 70 ore di agonia, Lorenzo lascia questo mondo. E’ il 10 maggio del 1967.

La Ferrari venne trovata con il cambio in quinta marcia. Quasi sicuramente un cedimento fisico dopo la furiosa rimonta. Venne messo sotto accusa anche la sicurezza del circuito monegaco e le dotazioni dei commissari, poco congrue per gestire situazioni estreme come quella che si era verificata.

L’incidente di Lorenzo suscitò grande commozione.

Anche Papa Paolo VI in una omelia lo ricordò. Il pilota di Brisighella era amato, anche per quel suo essere, nell’aspetto e nei modi, una persona normale. Una persona normale che guidava un mito. Bandini è ricordato a Brisighella, città della sua giovinezza, anche attraverso un trofeo istituito nel 1992 che premia piloti che si sono distinti in F1. Lo scorso anno a vincerlo è stato Max Verstappen.

Lorenzo Bandini e la sua Ferrari sono uno di quei miti non erosi dal tempo. A tratti tenui ma impressi per sempre. Come il suo sorriso da persona per bene.

 


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Giulio Scaccia

Giornalista ed appassionato, seguo la Formula 1 dal 1978. Da Gilles Villeneuve a Michael Schumacher, sempre la Ferrari nel cuore.

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