F1 | Andretti e Prost: red legends

Mario Andretti e Alain Prost hanno fatto la storia della Ferrari con le loro gesta. A pochi giorni dai loro rispettivi compleanni (24 e 28 febbraio) vogliamo proporvi due punti di vista sulle gesta dei campioni in rosso.

| a cura di Federico Sandoli

In questi giorni festeggeremo i compleanni di due grandi campioni legati da un sottile filo rosso che li fa entrare di diritto nell’olimpo della F1. Chi sono? Mario Andretti e Alain Prost.

Precisiamo Questi due grandi campioni hanno ottenuto i loro migliori risultati lontano da Maranello ma essere stati in sella al cavallino li porta ad avere una particolare considerazione.

Nel 1982, quando la carriera di Piedone Andretti – cosi era soprannominato – era ormai era giunta al termine, venne chiamato da Ferrari. Il Drake lo volle a Monza, conscio che contro il nuovo fuoriclasse Prost e i vari assi del volante capitanati da Lauda, il solo Tambay non è sufficiente. Ci voleva un uomo d’esperienza, e magari legato ai colori della squadra, che potesse aiutare a consolidare la posizione in testa alla classifica costruttori.

Andretti, rispose alla chiamata. Innamorato da sempre del rosso, che in passato portò in trionfo sia in F1 che nei campionati di vetture sport-prototipi, quasi in un batter ciglio si presentò a Linate accolto come il salvatore della stagione.

A Monza Andretti non deluse. In prova riuscì a strappare un pole storica che esaltò il pubblico. Purtroppo in gara, un problema all’acceleratore e, forse, la mancanza di esperienza nel guidare una vettura turbo, lo relegarono al terzo posto.

Sul terzo gradino del podio il pilota americano salutò il pubblico e la carriera in F1, consegnando il titolo costruttori alla Ferrari.

Il Grande Vecchio l’avrebbe voluto anche per il 1983 ma Andretti vacillò. Avrebbe voluto accettare ma l’incubo del cambio dei regolamenti lo portò a rifiutare. Finita l’esperienza in F1 continuò a correre in America fino a ritirarsi definitivamente consegnandosi alla leggenda.

Un altro pilota che si trovò a intrecciare il pilota americano fu Alain Prost. Punta di diamante della Renault, fu candidato dalla squadra transalpina alla conquista del titolo. Nel 1981 riuscì a vincere la corsa, mentre nell’82, in pieno dell’Andretti-day nell’autodromo brianzolo, il francese dovette abbandonare la sua RE30 a bordo pista col motore rotto.

Otto anni dopo ecco il francese alla guida della Ferrari. La F1-90 era la macchina giusta per portare a Maranello il titolo che mancava ormai dal 79 e Monza sarebbe dovuta essere il teatro della definitiva consacrazione.

Qualcosa però andò storto. Prost non riuscì a trovare una giusta quadra con l’assetto e Senna, il suo acerrimo nemico a bordo di una McLaren fortissima, riuscì a surclassarlo segnando pole e vittoria. Il secondo posto del francese servì a tenere in vita la speranza almeno fino al via del GP del Giappone. Ma tutti sappiamo come andò alla fine…

Finito l’idillio con Ferrari, il cavallino non ci pensò due volte a metterlo alla porta. Il transalpino, dopo un anno sabbatico, tornò vincitore sulla Williams chiudendo la sua carriera da pilota con ben quattro titoli mondiali ma anche col rammarico di non essere riuscito a portare a Maranello un titolo che, di fatto, era a portata di mano.

Chi scrive ha vissuto da spettatore le loro carriere. Ha amato Andretti sin da quando guidava la Lotus. Forse un po’ meno Prost perché al suo essere grande pilota ha spesso unito una capacità politica che in certi casi (nostra opinione) ne ha offuscato i meriti.

Federico Sandoli


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