F1 | C’era una volta il cartello…

F1 | Si, il cartello era l’unico modo per il tema di colloquiare con il pilota durante le gare.

Con quella tabella protesa da un meccanico di fiducia dal muretto box si comunicavano al pilota i distacchi,  il numero dei giri,  le eventuali modifiche da adottare nella gestione del mezzo, la necessità di rientrare ai box , e via dicendo. Tutto, ovviamente, riferito al giro precedente, e quindi con l’impossibilità di sapere se il messaggio era pervenuto.

Oggi siamo arrivati al punto che via radio non solo pilota e box possono colloquiare in continuità, ma addirittura anche noi, da casa, possiamo avere accesso alle loro comunicazioni. Ed i team stessi, reciprocamente, conoscono i dialoghi degli altri. Ma come si è arrivati a queste raffinatezze, chi ha realizzato le condizioni per sovvertire un metodo così arretrato e scomodo?

A sinistra Forghieri, al centro Audetto a destra Lauda

Ve lo raccontiamo. Bisogna risalire al 1976 per trovare i primi collegamenti radio tra box e pilota. Alla Direzione Sportiva della Ferrari era stato nominato Daniele Audetto, dopo che Luca Montezemolo era asceso al vertice della Comunicazione Fiat.

Audetto, reduce dalle esperienze rallistiche vincenti in Lancia, aveva sperimentato il sistema del collegamento radio in Ferrari. Contro lo scetticismo di Enzo Ferrari, che amava poco i rally, e che giudicava l’operazione del tutto superflua, se non inutile.

Ma Audetto con la sua solita perseveranza, e l’approvazione di Niki Lauda che ne aveva compreso i vantaggi, andò avanti ed ingaggiando il team di radioamatori siciliani che avevano “creato” il sistema nei rally riuscì, tra mille difficoltà tecniche, nell’intento.

Quando il Grande Capo di Maranello concesse una prova sperimentale venne effettuato un test sulla pista di Fiorano con Clay Ragazzoni in un caldo pomeriggio estivo.

Il gruppo dei siciliani, guidati da Raffaele De Bonis, riuscì a superare tutte le difficoltà (sistemazione dell’antenna, installazione nel casco degli auricolari e del microfono a cancellazione di rumore, e dell’ingombrante trasmettitore isolandolo da sollecitazioni termiche, elettriche e vibrazionali). Ragazzoni fu il primo a dichiararsi molto ottimista sulla disponibilità di un contatto con i box e la direzione sportiva della Squadra. Ma purtroppo arrivò il “no” insormontabile di Enzo Ferrari, anche perché, appena una settimana dopo, Niki Lauda rimase  coinvolto nel terribile incidente del Nurburgring. Stop all’idea.

Dovettero passare dieci anni, dopo alcuni tentativi parziali, per arrivare a quello che a noi oggi sembra normalità assoluta. E fu ancora la Ferrari ad aprire la strada nel 1986.

E pensare che oggi una Formula 1 è analizzata microscopicamente attimo per attimo da decine di tecnici e di computer, nei box, nel retrobox e nei box remoti. Centinaia di computer lavorano in contemporanea, migliaia di informazioni scorrono da un continente all’altro, fino a casa nostra: roba da far impallidire Cape Canaveral !


Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963

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