F1 |Turchia: Hamilton 7 volte re

In Turchia Lewis Hamilton si laurea campione del mondo per la 7° volta eguagliando Schumacher. La gara è uno spot al suo talento e all’intelligenza che negli anni ha maturato. Per Lewis una sola “colpa”, non avere un rivale che ne enfatizzi le gesta.

Il GP di Turchia 2020 passerà alla storia, ne sono certo. Non nolo per aver assegnato il titolo mondiale a Lewis Hamilton ma soprattutto per aver dato vita ad una gara old-style con condizioni veramente al limite. Qui non contava il mezzo. Qui  è  contato il pilota. Per una volta più della macchina.

 

Temperature basse, non più di 13 gradi, asfalto bagnato, gomme intermedie esauste hanno fatto saltare ogni schema. Racing Point all’arrembaggio, Ferrari e Red Bull all’inseguimento, che gara!

E’ in questo contesto che Hamilton ha dato prova della sua enorme superiorità. Mentre gli altri si dannavano e sbagliavano come ad esempio Max Verstappenche brutto errore sull’attacco Perez – o Leclerc (nel finale giustificato dal momento di bagarre da ultime curve), per non parlare di chi non ci ha capito proprio nulla come Bottas … In questo contesto dicevo, Hamilton ha atteso, gestito e poi dominato.

Hamilton non è stato impulsivo. Durante la prima metà di gara quasi era invisibile. Ha atteso cosciente del fatto che in un GP del genere a vincere è  colui che sbaglia meno. Proprio in quella prima parte di gara, conservativa, prendeva vita la sua strategia. Una sola sosta, un scommessa rischiosa.

Metà gara su gomme intermedie divenute slick su un asfalto umido e freddo. Nemmeno un errore, nemmeno un lungo. Una vittoria senza appello, esaltante e maestosa. Il giusto contorno per festeggiare il 7° titolo mondiale, quello che lo  equipara a Michael Schumacher. Poco importa che la Mercedes sia la miglior macchina. La Racing Point è una Mercedes Rosa, poteva vincere ma Stroll si è perso. La Red Bull Poteva vincere ma sia Verstappen che Albon hanno fatto quegli errori che Lewis ha saputo evitare.

 

In condizioni limite in Turchia è venuta fuori la qualità ed Hamilton ne ha più di tutti. La sua arma letale è la sua intelligenza in corsa. Nella sua carriera ha saputo cambiare stile di guida e approccio alle corse. Una cosa grandissima e rarissima se pensiamo che nel 2007, impulsivo e sempre all’attacco era già campione. Il mondiale 2016 è stato un altro importante crocevia. La sconfitta contro Rosberg lo ha maturato e reso più riflessivo. Oggi Hamilton è il pilota perfetto.

Nella gara di ieri merita un plauso la Ferrari. Leclerc ha corso benissimo peccato per quell’errore nel finale che è da mettere nella voce “esperienza work in progress” . Vettel invece è stato entusiasmante. Quante volte l’ho aspramente criticato, ieri e stato da applausi. Chi è Vettel? Quello che da un anno tira i remi in barca o quello che ieri si è tenuto dietro Verstappen e ha cavato il massimo da quel problema con le ruote chiamato SF1000.

GP TURCHIA F1/2020 – DOMENICA 15/11/2020
credit: @Scuderia Ferrari Press Office

Bellissimo veder insieme Hamilton e Vettel sul podio in questo giornata storica di sport.  Undici mondiali in due, la storia del secondo decennio del secolo sono loro.

L’unica cosa che Hamilton  oggi non ha  è un grande avversario che ne enfatizzi  le gesta. Senna per Prost e viceversa, Schumacher con Hakkinen, Lauda e Hunt. Hamilton ha combattuto con Massa, Vettel e Rosberg, l’unico con cui ha perso. La sua grandezza meriterebbe un avversario più forte. Minimizzare le sue vittorie è stupido, pensare che in sei anni di Mercedes sia stato un po’ più facile è legittimo.

Basti pensare che Hamilton nel 2014 era già una star con un titolo e 22 vittorie. Da allora ad oggi numeri da capogiro, la macchina fa tanto. Lui ieri ha dimostrato di meritarla appieno.


Alessandro Francese

Appassionato di sport, motori e Alfa Romeo ho sempre cercato di fare dei miei interessi un lavoro. Dalla tesi su Gianni Brera al mio impegno quotidiano in una concessionaria, almeno in parte, credo di esserci riuscito. Questo però è solo l'inizio! "Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere." Cit. Ayrton Senna