F1 | Le emozioni di Hamilton

Qualcuno si è sorpreso per l’emozione di Lewis Hamilton al termine del gran Premio vinto con la conquista del settimo titolo mondiale, al 94.mo successo in Formula 1.

Allora ho provato ad analizzare a fondo quel momento così speciale che ho descritto nel mio precedente intervento, e credo di averne capito il senso.

Posso dire, per l’esperienza che ho della conoscenza di piloti e delle loro personalità, che per un Campione ( attenzione: ho scritto per un Campione ) è certo importante il successo ma è anche altrettanto importante, se non di più, come ha ottenuto quel successo.

Ed allora mi sono ricordato di quel Gran Premio di Spagna a Jerez de la Frontiera  nel 1986 quando Ayrton Senna vinse con la Lotus davanti a Nigel Mansell resistendo ai suoi attacchi fino all’ultimo metro di gara. Era quella la seconda vittoria di Senna in Formula 1, dopo il successo nel Gran Premio del Portogallo – bagnatissimo – in cui Ayrton aveva vinto grazie alla sua maestria di guido sotto la pioggia. Jerez invece era la sua prima vittoria in condizioni di asfalto normali ed io riuscii ad intervistarlo, dopo una rocambolesca ricerca a gara finita, mentre era sottoposto al massaggio post-gara nel suo Van. Ed io intuii il giusto approccio dicendogli: “E’ vero che questa vittoria tu la consideri la tua prima vittoria vera in Formula 1 perché quella portoghese era stata per te fin troppo facile nelle tue condizioni preferite?”. E lui, sdraiato supino mentre emetteva qualche urletto o sospiro al tatto del massaggiatore, si aprì ad un enorme sorriso e me ne diede la conferma.

Così pure una sera, durante un’intervista personale a Montecarlo nell’aero-stazione degli elicotteri, in arrivo dal Gran Premio di Monza nel 1993. Aveva concluso al terzo posto con la McLaren dotata del  motore Ford che non poteva concedergli grandi prestazioni, ma era fiero di avere ottenuto il podio. Ed io iniziai dicendogli: “E’ vero che ci sono gare  in cui un pilota è soddisfatto e fiero di sé quando sa di aver ottenuto più di quanto le condizioni di cui disponeva potevano permettergli?“ E si aprì nuovamente ad un gran sorriso spiegandomi come e perché quel risultato lo aveva soddisfatto nonostante tutto.

2020 Turkish Grand Prix, Sunday – LAT Images

Ecco, è quello che secondo me ha provato Lewis Hamilton in Turchia. Superata la linea del traguardo, oltre alla gioia del settimo titolo iridato, ha sicuramente rivissuto l’impresa compiuta di effettuare 50 giri di gara con pneumatici intermedi su di un asfalto che stava asciugandosi e che si mangiava la gomma ad ogni curva. In lui c’era la gioia, l’incredulità di una prestazione così maiuscola ma rischiosa fino all’ultimo metro di una gara che a quel punto, con Bottas unico contendente ormai fuori gioco, poteva permettersi di mollare.

Ma non era da Hamilton una scelta così. E quindi ha fatto gli ultimi giri con il cuore in gola ma la fiducia in sé. Ed ha avuto ragione. Tra i molti motivi del suo pianto, della sue emozioni, c’è probabilmente anche questo, meritatissimo e di grande valore storico.

Il bello della storia è che lui non si fermerà qui. Prepariamoci a nuove prodezze!


Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963