F1 | Hamilton: adesso basta Lewis

 

Le continue violazioni del regolamento stanno mettendo Lewis Hamilton nell’inaccettabile situazione di doversi preoccupare di non saltare un gran premio per squalifica.

Lewis Hamilton dominatore della stagione di Formula 1 2020 ha evidenziato per l’ennesima volta durante il gran premio di Russia a Sochi la tendenza a commettere leggerezze che, in situazioni normali, rischierebbero di creare problemi grossi in ottica campionato.

 

Non possiamo fare a meno di ricordare che nel 2016 le disattenzioni gli sono costate il mondiale, andato poi al compagno di squadra Nico Rosberg.

 

Lasciando da parte la rottura in Malesia, l’inglese in quella stagione ha lasciato per strada molti punti, tra partenze sbagliate e leggerezze che, a fine stagione, sono stati determinanti per la perdita del titolo.

 

La cosa che lascia perplessi è che Hamilton tende a comportarsi come se il circus della Formula 1 fosse casa sua, commettendo errori e rilasciando dichiarazioni che fanno pensare alla sua totale noncuranza in termini di conoscenza del regolamento.

 

Fermarsi per ben due volte a provare le partenze in una zona della pista ad alto rischio, scaricando la colpa sulla direzione gara, non ha semplicemente senso.

 

Sarebbe già grave se lo avesse fatto una volta sola, farlo due volte denota solo e unicamente arroganza. Il fatto poi di chiedere al proprio ingegnere di pista durante la gara, che non comprenda come mai i 10 secondi di penalità gli siano stati fatti scontare al box, ha sinceramente dell’incredibile: è infatti chiaramente scritto nel regolamento che un pilota debba scontare al pit stop i dieci secondi e non a fine gara come addizione al tempo finale.

Si può forse perdonare ad un sei volte campione del mondo, la tendenza a pensare in certi termini?

 

In pista ci sono altri piloti, ci sono regolamenti scritti, comportarsi costantemente come se si fosse intoccabili e al di sopra delle regole, non giova nè alla sua immagine nè tantomeno all’immagine della scuderia per la quale corre.

Quando si corre a 300 all’ora, è lapalissiano che debbano esserci delle regole, regole scritte e chiare, regole fatte anche e soprattutto per chi ha un palmarès come il suo e che inevitabilmente è un punto di riferimento per altri piloti e tifosi.

Dare la colpa alla squadra è legittimo fino ad un certo punto, sta infatti al pilota sapere dove fermarsi e sta al pilota tenere in considerazione i cartelloni luminosi sotto regime di Safety Car.

Non è stato forse lui, ad invocare il rispetto del regolamento quando Sebastian Vettel in Canada è andato lungo ed è rientrato in pista senza cedergli la posizione?

Essere campioni lo si dimostra anche e soprattutto in certi frangenti, ammettendo i propri errori e rispettando la propria squadra e gli avversari. Mercedes gli paga uno stipendio faraonico, evitare situazioni imbarazzanti alla squadra non è soltanto auspicabile, sarebbe da dare per scontato.

Sarebbe l’ora che qualcuno avesse il coraggio di farlo sedere ad un tavolo e gli dicesse che, al netto del talento smisurato che possiede e dei record che detiene. Urge darsi una calmata e smetterla con certi atteggiamenti deleteri che rovinano solo la sua immagine.

Hamilton guida una macchina stellare, con la quale è assolutamente inaccettabile non fare doppietta in tutte le gare. Con il suo modo di fare ha gettato al vento la sicura vittoria di Monza e, probabilmente, la vittoria a Sochi.

Quando si corre per una squadra che ti appoggia in tutto, una squadra che non dice nulla di fronte a sceneggiate ad ogni gara con magliette e dichiarazioni di supporto ad un movimento che ben poco c’entra con la Formula 1, una squadra che accetta di verniciare entrambe le auto di nero anche se questo non è consigliabile a livello tecnico, bisogna solo sedersi in macchina e fare il proprio lavoro, senza atteggiamenti da prima donna che, alla lunga, si dimostrano solo e unicamente stucchevoli.

Atteggiarsi a “povero perseguitato”, lanciando frecciatine via radio del calibro di “Non ce la faranno a buttarmi giù” o “Tutto questo è ridicolo“, non c’entrano assolutamente nulla con l’agonismo, sono solo e unicamente ridicole.

La stagione 2020 pesantemente condizionata dal covid-19 è una stagione anomala, con poche gare, dove ad ogni appuntamento è fondamentale mettersi nella situazione di raccogliere il maggior numero di punti possibili, perché una disavventura o un guasto meccanico sono eventualità che possono capitare a tutti, anche a corazzate come la Mercedes.

Ritrovarsi nella posizione di rischiare di saltare una gara causa decurtazione massima di punti dalla super licenza, dovrebbe essere un’eventualità da non prendere nemmeno lontanamente in considerazione.


Fabrizio Bianchini

Da sempre appassionato di motorsport, specialmente del motorsport "old style" fatto di pazzia, romanticismo e odore di gomma bruciata.