F1 | Mattia Binotto e l’eccesso di protagonismo

Sinceramente sono deluso.

Contavo molto sulle capacità di Mattia Binotto al vertice della piramide, o se preferite al comando della struttura orizzontale del reparto corse Ferrari.

E quando Antonio Granato mi ha chiesto, durante un’edizione di Pit-Talk , se la sostituzione di Binotto fosse necessaria vista la mancanza di risultati, avevo risposto che non basta sostituire un nome, un personaggio, per raddrizzare la baracca, ma bisogna cambiare un sistema e creare un’armonia tra i responsabili del vari settori.

Ora, analizzando la situazione dell’attuale dirigenza ferrarista, ho cominciato a constatare che Binotto è talmente accentratore che oltre a ricoprire gli incarichi ai vertici tecnici e politici della squadra, si è pure sostituito anche all’addetto stampa.

Non è per difendere la categoria dei giornalisti che faccio questa considerazione, ma è pur vero che la comunicazione è un aspetto oltremodo importante. Non solo per i ritmi dei tempi moderni in ogni situazione, ma è fondamentale e significativa in Formula 1: specialmente in una fase di pesante difficoltà come l’attuale per la Ferrari. E la comunicazione bisogna saperla fare.

Invece il buon Binotto ha di fatto cancellato quella figura ( ci sono si due addetti stampa, ma in realtà si limitano a diffondere dei comunicati di routine dopo e durante i Gran Premi ) ed affronta lui stesso direttamente gli incontri con la stampa e campeggia in TV. Encomiabile, se vogliamo, ma impegnativo: non solo perché porta via tempo prezioso ad altre attività, ma mettendoci la faccia non può neppure appellarsi al “forse è stato male interpretato” che nei momenti duri può essere una ciambella di salvataggio.

Sarà anche onesto “metterci la faccia”, ma tutta questa concentrazione di incarichi fa pensare ad un eccesso di protagonismo.

E se fosse questo il punto debole di Mattia Binotto?


Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963