F1 | Schumacher: il ritorno nel 2010 fu un clamoroso errore

Schumacher ha fatto male a tornare in F1, soprattutto ha sbagliato a farlo con la Mercedes. In due recenti interviste, John Barnard e Willi Weber hanno ripercorso quel periodo sfortunato per il Kaiser, rivelando alcuni particolari che forse potrebbero gettare benzina sul fuoco di quelle polemiche che alla fine del 2009 fecero imbestialire i ferraristi all’annuncio del passaggio del 7 volte iridato alla Mercedes.

L’antefatto, ormai noto, fu l’incidente di Felipe Massa a Budapest, quando la molla scagliata dalla BrawnGP di Rubens Barrichello andò a finire sul casco del connazionale, causandogli una commozione cerebrale alla zona sovraorbitale sinistra.  La Ferrari aveva la necessità di trovare un sostituto, ma era ben consapevole di averne uno a completa disposizione.

Sì, proprio lui: Michael Schumacher. Il 7 volte iridato non si tirò indietro e si calò subito all’interno dell’abitacolo della F2007, ma al termine di quei test il Kaiser fu immediatamente costretto ad alzare bandiera bianca dopo essersi sottoposto a un controllo medico prima di rientrare in pista, a causa di un incidente durante una gara del campionato tedesco Superbike.

Nulla, però, avrebbe potuto prevedere che di lì a qualche mese il 7 volte iridato sarebbe sceso nuovamente in pista siglando un contratto con la Mercedes, che aveva appena rilevato il team di Ross Brawn neolaureato Campione del mondo con Jenson Button, andato alla McLaren.

E così, mentre alla Ferrari l’arrivo di Fernando Alonso viene salutato da una vittoria nella prima gara del Mondiale 2010, Schumacher deve vedersela con un compagno molto più giovane e agguerrito, Nico Rosberg.

Il Kaiser, infatti, dopo aver accettato di buon grado la proposta del suo vecchio ingegnere e amico Ross Brawn, secondo Willi Weber era in stato di grazia (lo definirà “più in forma che mai“; di fatto, i postumi dell’incidente erano un bluff) e le sue scelte tecniche erano in contrasto con quelle del team coordinato dallo stesso Brawn.

Barnard, infatti, spiegherà che Schumacher, a differenza di Rosberg, preferiva una vettura sovrasterzante (lo stesso stile di guida di Vettel), con un anteriore preciso e un posteriore meno piantato a terra, cosa che con i regolamenti tecnici in vigore nel 2010 era praticamente impossibile da ottenere, se non quando ormai la stagione era avanzata e, finalmente, era riuscito ad adattare la vettura al suo stile di guida.

Queste dichiarazioni sono state seguite a ruota da quelle del suo ex-manager Willi Weber, che si è lasciato andare a un laconico sfogo: “Se solo mi avesse ascoltato…”, alludendo al fatto che lui stesso gli aveva sconsigliato di tornare in F1.

Però appare indubbio che qui gli interrogativi sorgono ancora più forti rispetto a quando Schumacher decise di tornare: i postumi della frattura erano un bluff? E se questo è vero, per quale motivo ha deciso di non rimanere in Ferrari?

D’altronde aveva ancora quasi tutto il gruppo che lo aveva accompagnato nella conquista dei suoi 5 titoli in rosso e avrebbe avuto un compagno formidabile come Kimi Raikkonen… e dunque avrebbe avuto forse meno problemi a realizzare una monoposto che conciliasse il suo stile di guida con i nuovi regolamenti.

Tra l’altro, lo stesso Weber ha anche riferito di non essere stato autorizzato a vedere Michael dopo l’incidente di Meribel… forse quel dissidio può essere stato all’origine di quell’allontanamento?

Ma gli interrogativi non finiscono qui. Barnard ha riferito anche alcuni particolari del primo test di Schumacher in Ferrari nel 1995 in cui avrebbe esclamato – scherzosamente ma non troppo – che con la 412T2 avrebbe vinto il titolo ancora più facilmente che con la Benetton. A tal proposito sarebbe da chiedere all’ingegnere inglese come mai la versione B della monoposto del 1995 non vide mai la luce nonostante la Ferrari a Montreal fosse in testa al Mondiale costruttori, se non proprio in occasione di quel test. Ma questa è un’altra storia.

Ad ogni modo l’inglese ha anche messo in luce come la Mercedes abbia privilegiato la linea di Rosberg nella progettazione della monoposto nonostante l’arrivo di Schumacher e la presenza di Ross Brawn che conosceva a menadito le caratteristiche di guida del 7-volte iridato; circostanza a dir poco curiosa se si considera quanto detto sopra, vale a dire gli strettissimi rapporti tra Ross Brawn e Schumacher.

Interrogativi che probabilmente non troveranno mai una risposta completa e sui quali, in seguito, ha pesato l’arrivo di Niki Lauda alla Casa di Stoccarda, l’uomo dietro all’arrivo di Lewis Hamilton. Il 3-volte iridato, nel 1995, lasciò la Ferrari proprio subito dopo l’annuncio dell’arrivo del Kaiser, quando anche Gerhard Berger seguì Alesi alla Benetton e venne sostituito da Irvine. Sorge spontanea una domanda: e se in Mercedes la figura di Schumacher fosse andata stretta? Probabilmente la sua “seconda giovinezza” ha dato fastidio, soprattutto per il modo in cui è maturata, anche perché sembra che la convivenza con Rosberg fu tutt’altro che facile.

L’iridato del 2016 ha infatti rivelato che l’obiettivo del Kaiser era quello di creare il vuoto intorno a sé, cercando di metterlo in difficoltà attraverso dei giochi psicologici anche piuttosto pesanti (come quelli che compirà nei confronti dei suoi avversari, chiedere a Barrichello cosa accadde a Budapest proprio nel 2010).

Al netto del fatto che il Kaiser ha influito sullo sviluppo della vettura anche in vista dell’era turbo-ibrida e sulla personalità di Rosberg, l’atteggiamento che ha mantenuto nel corso delle tre stagioni a Brackley nei confronti del connazionale è stato probabilmente un elemento che ha inciso nell’imprimere la svolta della fine del 2012, portando il Kaiser a un ritiro forzato e all’avvicendamento con Lewis Hamilton.

Il resto della storia è noto: in Mercedes vengono avvicendati anche Ross Brawn e Norbert Haug e il nuovo corso inaugurato da Paddy Lowe, Aldo Costa, Toto Wolff e Niki Lauda porta al filotto di 12 titoli mondiali consecutivi tra piloti e costruttori, ma il Kaiser in questa nuova avventura, incidente di Meribel a parte, non ci sarà.

L’età ha certamente influito sulla decisione del ritiro definitivo ma, forse, anche l’atteggiamento del mai domo Kaiser ha indotto i vertici della Mercedes a imprimere quella svolta che ha permesso alla Casa di Stoccarda di trasformarsi da outsider dal nome illustre a dominatrice schiacciasassi della F1 con un palmarès tale da far impallidire anche l’imbattibile Ferrari, guarda caso, dell’epopea di Schumacher.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)