I trucchi del mestiere

Anche in Formula 1 esistono piccoli trucchi che possono cambiare i destini di un pilota?

Lo dico alla luce di un episodio che molti anni fa coinvolse un pilota di grande qualità e notevole fama: Jean-Pierre Jarier. Pilota francese che nel 1973 aveva già in mano un contratto con Ferrari. Contratto che poi saltò per l’opposizione della March che non volle lasciarlo andare facendo valere una clausola del suo precedente contratto.

Accadde dunque che nel 1975, sulla pista Paul Ricard di Le Castellet velocissima ed impegnativa dove si disputava il Gran Premio di Francia, Jarier si trovò ad assistere ad un test di un giovane pilota di Formula 2 con una March molto valida. Il pilota si chiamava Bernard Chevanne ed era un mediocre protagonista di quelle gare. Era però il nipote del proprietario di una grande e notissima azienda francese, e disponeva di notevoli mezzi economici e di un team totalmente a lui dedicato che il nonno gli aveva messo a disposizione.

Tra i due piloti iniziò un simpatico dialogo sul tempo possibile sul giro di pista, e tra una battuta e l’altra il manager del team, che era buon amico di Jarier, gli propose di provare lui stesso la vettura. E Jarier accettò subito. Bastava dirgli di guidare e lui era felice.

Il manager amico aveva però architettato uno scherzo alle sue spalle. Infatti il team disponeva di un treno di gomme che aveva le sigle identiche a quelle usate fino a quel momento da Chevanne, ma, in realtà, aveva una mescola di prestazione inferiore.

Jarier incominciò dunque a girare, poi prese a “tirare” per un paio di giri prima di fermarsi al box. I tempi eran alti e chiese qualche modifica di assetto. Ripartì cercando il “tempo” ma non c’era verso di replicare almeno quello di Chevanne. Nuova sosta, altre regolazioni, e poi chiese di verificare se le gomme erano davvero le stesse: effettivamente le sigle erano identiche. Nuovo tentativo. Inutile. Terza sosta e terza serie di tentativi mentre diventava sempre più imbufalito. Non si capacitava di non riuscire a superare il tempo di quel pilotino di valore relativo. Alla sosta successiva scese e gettò via il casco mentre gli uomini del team – ed il manager in primis – si trattenevano a stento dal ridere. Ed allora lui capì che gli nascondevano qualcosa. Una risata generale concluse la vicenda ma Jarier , sorridendo a denti stretti, ci mise un bel po’ a digerirla.

immagine gentile concessione VandoneFilm

Ho raccontato questo aneddoto per dimostrare che se si vuol far andare più o meno veloce un pilota in un test si può anche giocare con simili artifici. E certamente qualcosa di simile è successo in passato. Oggi forse con gli pneumatici differenziati dai colori della spalla sarebbe più difficile, ma, se si vuole, ci sono certo altri piccoli mezzi che consentono di favorire, o sfavorire, il pilota impegnato. Figuriamoci con l’elettronica!…


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Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963

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