Spa, acqua benedetta per Eddie Jordan

Tra le storie di Spa, oltre alle gesta dei piloti, c’è sicuramente anche quella, piccola ma segnata da episodi significativi, di un team che ha messo a segno almeno 3 delle pagine più importanti della sua storia, ma anche di quella della Formula 1. Si tratta della Jordan, che sulle strade delle Ardenne (quando ancora Spa era circuito cittadino) ha scritto forse la pagina più importante della storia della Formula 1 moderna, con l’esordio di Michael Schumacher, ma si è messa in luce anche con altri due piloti, Barrichello e Hill. Tre brevi racconti di una storia piccola ma molto significativa.

1991, arriva il Kaiser – Il 1991 è l’anno delle sorprese, in casa Jordan. Anzi, a dirla tutta a essere una sorpresa è proprio la Jordan, che in quella stagione decide di sbarcare nel Circus dopo che ormai nelle formule minori era diventata un’istituzione: nella Formula 3 inglese portò alla ribalta il nome di Brundle, mentre in Formula 3000 porta al trionfo Jean Alesi. Così, da bravo avventuriero, il piccolo diavolo Eddie vuole la consacrazione di tutti i suoi sforzi (peraltro meritata), facendo quello che aveva sempre fato: scovare nuovi talenti da portare nella massima formula. Così si affida a una coppia affiatata che porta quasi subito i primi risultati: Bertrand Gachot e Andres De Cesaris. L’avventura dell’irlandese inizia subito sotto i migliori auspici, in una stagione molto difficile per chiunque che non si chiamasse McLaren o, più tardi, Williams. Per gli altri, invece, arrivare a punti sembra un’impresa e, nella Formula 1 in cui a prendersi i punti sono solo i primi 6 su 36 iscritti a gara, i due ci mettono solo 5 gare a far vedere il potenziale della monoposto color verde Irlanda e arrivano entrambi a punti. Un trend che continua fino nelle gare successive fino alla svolta, quella che cambierà per sempre la storia della Formula 1. La giustizia ordinaria irrompe nel corso delle gare, mettendo il malcapitato Gachot in stato di arresto per aver usato uno spray urticante contro un tassista dopo una litigata.

Il pilota belga va sostituito e il fiuto di Eddie Jordan ancora una volta non tradisce. Sarà lui, infatti, a chiedere a Peter Sauber, boss del team Mercedes che correva nel Mondiale Sportprototipi, di mettere Michael Schumacher sulla sua monoposto, ricevendo 150mila dollari dalla Casa della Stella a tre punte. Detto, fatto. Schumacher esordisce in quella che è la pista più difficile del Mondiale. Tra l’altro, sulle Ardenne piove durante la prima sessione, ma nella seconda l’asfalto asciutto consente a Senna di staccare un tempo mostruoso, 1’47″8, inavvicinabile per tutti a iniziare da Patrese, che verrà declassato dopo le verifiche tecniche, staccato di oltre 8 decimi mentre per gli altri i distacchi superano abbondantemente il secondo. Ma la vera sorpresa è la Jordan numero 32, quella che percorre le curve dell’università dells Formula 1 come se fossero quelle del kartodromo di famiglia. Una naturalezza imbarazzante, che mette in subbuglio tutto il mondo della Formula 1, ma non Eddie Jordan che sapeva di avere per le mani un talento vero. E poco importa se Willi Weber, mentendo, gli aveva assicurato che conoscesse il circuito delle Ardenne in un’epoca in cui non erano ancora arrivate le playstation; il fiuto di Jordan forse è andato addirittura oltre, probabilmente sicuro del capitale umano che aveva a disposizione. Tant’è vero che dopo una complessa trattativa la Benetton glielo soffia dopo solo una gara, per creare quello che sarebbe poi diventato il pilota più forte di sempre e che proprio a Spa sarebbe tornato non più tardi di un anno dopo uscendone da trionfatore. E Gachot? Dopo che il belga viene liberato lo staff del team irlandese si rifiuta di rimetterlo sulla sua monoposto, abbagliato da quel giovane tedesco capace di stupire il mondo che ormai qualsiasi pilota gli va stretto e preferisce puntare su nomi più solidi come Zanardi e Moreno. Ma quel tedesco non tornerà più, purtroppo. Ne arriveranno altri, con uno sfiorerà addirittura il mondiale, ma quella prima grande sorpresa ha dimostrato a tutti quello che Jordan è stato capace di fare negli anni e che in Formula 1 era ben intenzionato a ripetere.

Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)