Spa, acqua benedetta per Eddie Jordan

1998: l’apoteosi del primo trionfo – Se la bravura di Jordan è quella di cercare e individuare nuovi talenti, è anche vero che è in  grado di saperli far crescere e ,portare a conquistare traguardi prestigiosi. La conferma di entrambe queste affermazioni la si ha nel 1997, quando viene integralmente cambiata la coppia di piloti: via Barrichello e Brundle (subentrato a Irvine nel 1996) e dentro Fisichella e Ralf Schumacher. Anche il fratello del Kaiser, dunque, si presenta al Circus su una monoposto “made in Ireland”, alla quale nel frattempo lo sponsor tabaccaio aveva fatto cambiare la livrea, donandole un innaturale giallo dorato. I due ai box si beccano, ma portano a casa dei risultati pesanti: il giovane Schumacher va a podio in Argentina, Fisichella sfiora la vittoria a Hockenheim, finendo sul podio proprio a Spa alle spalle di  quel Michael Schumacher che 6 anni prima Jordan mise in rampa di lancio e fece decollare verso la storia e, se possibile, la leggenda. Ma il buon Eddie non si accontenta e vuole di più. Così per il 1998 decide di puntare non più su un giovane da lanciare ma su un campione da valorizzare. E così, Damon Hill diventa il suo grande obiettivo, dopo averlo fatto esordire in Formula Ford e averlo visto crescere alla corte di Frank Williams, che lo fa diventare prima un gregario di lusso e poi un campione del mondo e, attratto dalle sue gesta in Arrows (come dimenticare il suo secondo posto di Budapest?), decise di metterlo sotto contratto per il 1998. La 198 cambia pelle, spinta dai nuovi motori Mugen Honda sperando di invertire la rotta. Invece l’inizio fu drammatico, nessun punto fino a Silverstone ma, al contrario, ritiri, problemi e persino la squalifica di Hill a Interlagos. Un quadro desolante che, però, sul circuito di casa cambia repentinamente, visto che la Jordan inizia a tornare nelle zone di classifica più confacenti, e quello che accadrà a Spa sarà una straordinaria conferma. Tutto inizia dalle qualifiche, in cui Hill agguanta addirittura la seconda fila con Ralf Schumacher ottavo.

La Jordan sembra una sorpresa ma non lo è, visto che non di rado si fa vedere nelle prime posizioni in griglia. Non solo, ma nelle qualifiche asciutte riesce a mettersi dietro addirittura la Ferrari di Michael Schumacher, che gli parte a fianco, mentre le due McLaren pregustano aria di doppietta. Ancora una volta, il leitmotiv di questa storia è la pioggia torrenziale, che sveglia i piloti la domenica della gara e obbliga i meccanici a un lavoro immane in vista del warm-up e della gara del pomeriggio. C’è un clima di grande confusione e nemmeno i commissari sanno come gestire la situazione, soprattutto in partenza, con la decisione di non avvalersi della safety car che coglie tutti impreparati, compresi due piloti esperti come Michael Schumacher e Damon Hill. I due partono male, ma peggio di loro fa Coulthard che scatena il parapiglia e costringe all’interruzione della gara, che si blocca dopo solo una curva per lo schianto dello scozzese sul muretto dei vecchi box alla discesa dell’Eau Rouge. Ma alla ripartenza ecco che i ruoli si invertono, con Hakkinen che sbaglia la partenza è mette fine alla sua gara dopo il contatto al via con Schumacher, il testacoda e l’aggancio con Herbert, mente Coulthard viene sorpreso al via da Hill, che stavolta scatta alla perfezione e va in testa alla gara.

Per Jordan iniziano tutti i possibili scongiuri del casi. No, non può essere vero, una sua monoposto davanti a tutti i big? Ebbene sì, quello che sembrava incredibile è diventato realtà, la gialla monoposto che viene da Silverstone ha finalmente preso il comando di una gara. Ma dopo 8 giri il segno della gara cambia decisamente: con Hakkinen fuori gioco la Ferrari vuole fare bottino pieno e Schumacher supera di forza Hill e inizia un dominio incontrastato. Per Jordan si profila una gara in cui deve accontentarsi, giocoforza, di un secondo posto, con Hill stretto nella morsa delle due Ferrari e con Irvine che vuole completare la doppietta. Ma, dopo che l’irlandese della Ferrari è costretto a cedere il passo a un Ralf Schumacher che approfitta dei guai altrui per portarsi alle spalle di Hill, il 26. passaggio segna la svolta della gara: Coulthard e Michael Schumacher vanno a un incredibile contatto e si ritirano! Per le due Jordan si materializza la doppietta, ma il risultato sembra poter sfuggire di mano da un momento all’altro. La Foresta Nera nasconde sempre delle insidie e la pioggia torrenziale di certo non aiuta. A questo si aggiunge che Ralf inizia a spingere come un dannato, 3-5 secondi al giro più rapido del compagno di squadra, che viaggia di conserva. Hill chiama il muretto, preoccupato dall’eventualità che la missione belga si traduca in un nulla di fatto; dopo lunga riflessione il box decide di congelare le posizioni e i due arrivano al traguardo in trionfo. Una doppietta insperata ma meritatissima, che premia il lavoro di un team che si è sempre distinto per la tenacia con cui ha affrontato la sua avventura in Formula 1 pur non avendo enormi mezzi a disposizione. Il piccolo diavolo irlandese può finalmente liberare la sua gioia, magari facendo esplodere la sua inseparabile batteria durante uno dei concerti in cui il protagonista è indubbiamente lui, che fa coppia insieme a Hill sul palco a suonare la chitarra, a testimonianza di una Formula 1 ancora autentica in cui nonostante il progresso tecnologico a essere protagonisti sono ancora i gesti di straordinaria umanità che personaggi come Jordan sono in grado di regalare.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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