F1 | Da pilota a pilota, quando il microfono diventa un’arma a doppio taglio

Lewis Hamilton vince a Imola al cospetto del suo mito, Ayrton Senna. Lo fa trionfando a Imola, allungando ancora la serie dei tracciati nei quali ha impresso la sua firma, che potrebbe estendersi anche a Istanbul. Ma proprio la gara emiliana ha messo il 6 volte iridato (quasi 7) nel mirino della stampa dopo la giornata del sabato, quando ha sbottato dopo una qualifica che lo ha messo dietro Valtteri Bottas e si è comprensibilmente dispiaciuto con se stesso per non aver colto il massimo risultato.

Lamentela non gradita da Marc Gené, che ricordiamo siede in cabina di commento Sky sfoggiando la divisa della Ferrari, secondo cui il pilota di Stevenage, così, avrebbe mancato di rispetto nei confronti del suo compagno di squadra che è stato più bravo di lui. Gené poi ha rincarato la dose nella telecronaca domenicale giustificando la propria dichiarazione (opinione ripresa anche da altri), ma a smentire il pilota-telecronista arriva la trascrizione integrale dell’intervista a Hamilton, nella quale ha fatto i complimenti a Bottas per la pole appena conquistata prima di lamentarsi per il suo ultimo giro. Secondo Genè avrebbe dovuto limitarsi alla prima parte e tacere sulla seconda, ma si può impedire a un pilota di affermare di aver fatto schifo in un giro di qualifica?

E cosa dire dell’uscita di Jacques Villeneuve sul casco di Pierre Gasly? Il pilota francese si è schierato in griglia con un casco che riportava i colori di Senna. Il francese è stato fotografato prima della gara al Tamburello, dove è andato a rendere omaggio al fuoriclasse brasiliano, ma per il Campione del mondo del 1997 il pilota dell’Alpha Tauri avrebbe dovuto chiedere alla famiglia o alla Fondazione il permesso per utilizzare il casco del paulista. A quanto sembra, Gasly avrebbe ottenuto il consenso della Fondazione (ma questa è un’indiscrezione non confermata), ma a prescindere da questo, chi scrive ritiene che l’uscita del Campione del mondo 1997 sia stata un po’ eccessiva e, per certi aspetti, fuori luogo. Villeneuve, infatti, potrebbe chiedere a Hamilton perchè nel corso degli anni ha dipinto il suo casco utilizzando lo stesso disegno di Senna, suo idolo indiscusso, per omaggiarlo e più di qualcuno ha storto il naso quando Viviane Senna gli ha consegnato il casco di Ayrton a Montreal, quando ha raggiunto le 65 pole position.

Allo stesso modo, Gasly ha voluto rendere omaggio a Senna nonostante sia nato nel 1996 anche per non recidere quel cordone ombelicale che lega i giovani piloti alla grande storia della F1, fatta da piloti unici e ineguagliabili come Magic, al quale si possono aggiungere Prost, Mansell, Piquet, Schumacher, Hakkinen… solo per citare quelli più recenti. Anzi, dopo la gara è stata la stessa sorella del paulista a congratularsi con il francese della scelta, quasi a voler smentire l’altro opinionista di Sky.

Nemmeno la critica di Gené ha colto nel segno, tanto che Hamilton nella gara imolese (tracciato uscito dal calendario proprio quando il pilota inglese ha esordito in F1) ha sbugiardato tutti in gara andando a prendersi un’altra vittoria perentoria e, nelle dichiarazioni del dopogara, si è complimentato con tutto il team, Bottas compreso (con il quale si è rammaricato per il problema che lo aveva condizionato andando persino a verificare l’entità del danno), dimostrando ancora una volta – se mai ce ne fosse stato bisogno – che la sua presunta antisportività in realtà tale non è. Quindi, una dimostrazione in più, semmai ce ne fosse stato bisogno, che prima di fare certe affermazioni ci si dovrebbe documentare meglio… ma d’altronde, come dice un vecchio adagio, “è la stampa, bellezza!”


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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