Francois Cevert, il delfino di Jackie Stewart

Ls storia di Francois Cevert, quello che doveva essere un predestinato, ma poi il destino decise diversamente.

di Giulio Scaccia

Albert Francois Cevert nasce a Parigi nel 1944 in una famiglia benestante. Il padre Charles Goldenberg, ebreo di origine russa , decide di dare ai figli il cognome della madre, Cevert  appunto, per salvare i figli dalle persecuzioni naziste.

Francois, passata la guerra, può godere di una infanzia privilegiata e di una ottima istruzione. Tra l’altro è un pianista classico di buon livello. La sorella maggiore Jacqueline, fidanzata e poi moglie di Jean-Pierre Beltoise, trasmette a Francois la passione per i motori.

 Gli inizi

Cevert decide nel 1964 di iscriversi alla scuola di automobilismo presso il circuito di Montlhéry e nel 1966 conquista il prestigioso Volant Shell, battendo un’altra giovane promessa dell’automobilismo francese, Patrick Depailler. Il premio è un’intera stagione sponsorizzata nel Campionato Francese 1967 di Formula 3 al volante di un’Alpine-Renault. Il transalpino, insieme a Depailler e altri talenti, può giovare della scuola lanciata da Henry Morrogh in Francia. I giovani emersi da questa scuola saranno numerosi e tutti provenienti dallo stesso vivaio (l’ultimo Alain Prost). Prima di questo in Francia c’era il deserto.

L’anno dopo si lega al team Tecno, con cui vince il titolo nazionale. Nella stagione 1969 la Tecno promuove Cevert in Formula 2: riesce a fare subito una buona stagione, conclusa al terzo posto assoluto.

1970: l’esordio in Formula 1

La Tecno conferma Cevert per la stagione successiva, affidandogli una Matra. E’ il 1970. Alcuni Team di Formula 1 hanno già notato il talentuoso francese. Arriva la grande occasione dopo il gran premio di Monaco del 1970: Johnny Servoz-Gavin, che corre per il team Tyrrell con una March, decide improvvisamente di ritirarsi e Ken decide di chiamare per il rimpiazzo Francois Cevert. E’ Jackye Stewart a segnalare a Ken Tyrrell il francese, dopo che aveva battagliato con lui in occasione del XVIII London Trophy di Formula 2.

L’esordio in Formula 1 è a Zandvoort, con una March. Cévert si ritira per un guasto al motore. La March paleserà sempre problemi di affidabilità. Il risultato migliore sarà un sesto posto a Monza, primo ed unico punto della stagione 1970.

1971: la Tyrrell e il primo mondiale con Stewart

Cevert sarà lo scudiero di Jackye Stewart per la stagione 1971. La vettura, la 002 disegnata da Dereck Gardner, è uno della migliori realizzazioni nella storia della Formula 1.

Nasce da subito una profonda amicizia tra i due. Francois sarà sempre un fedele scudiero e Jackye darà sempre dei consigli importanti per aiutarlo a maturare e palesare le sue doti. E’ l’inizio di una storia di amicizia e lealtà, purtroppo poi interrotta 2 anni dopo drammaticamente.

A Zeltweg, nonostante il doppio ritiro delle Tyrrell, il più diretto avversario di Stewart, Ronnie Peterson, arriva solo ottavo. E’ il titolo mondiale per lo scozzese. Cévert ha dato il suo contributo e nelle ultime tre gare può dimostrare tutte le sue capacità.

A Monza nella gara vinta in volata da Peter Gethin, Francois coglie un buon terzo posto; a Monsport è sesto, fino a che si arriva a Watkins Glen, pista che segnerà indelebilmente la carriera del francese.

Cevert vince, staccando Jo Siffert su BRM e Ronnie Peterson su March di oltre 40 secondi. La gioia è immensa e con Francois festeggia tutta la Francia. Cevert è il secondo transalpino che riesce a vincere un Gran Premio nella storia della Formula 1: prima di lui, l’unico a riuscire nell’intento era stato Maurice Trintignant, vittorioso a Monaco nel 1955 e nel 1958.

1972: una stagione difficile

Avversario della coppia Tyrrell è Emerson Fittipaldi, con la sua Lotus 72. Dopo il trionfo di Stewart in Argentina, gara di esordio, Fittipaldi nelle successive gare va sei volte a podio, con tre vittorie. La stagione per il francese sarà piena di ritiri. Arriva secondo in Belgio e coglie un podio sempre al Glen. Nell’ultima prova negli Stati Uniti arriva la prima e unica doppietta stagionale. Fittipaldi e la Lotus vincono il mondiale piloti e costruttori. Cevert chiude con 15 punti al sesto posto della classifica finale. Unico risultato rilevante della stagione è un prestigioso secondo posto alla 24 Ore di Le Mans, in coppia con Howden Ganley, su Matra-Simca 670.

1973: il secondo mondiale con Stewart e la tragica fine

Cevert sembra un predestinato. Bello, affascinante, intelligente, dal sorriso spontaneo e accattivante, circondato da belle donne. Uno stile di guida elegante ed efficace. Si vocifera di un suo flirt, che sembra più di una voce, con Brigitte Bardot. Si muove guidando il suo Piper. In questo è un antesignano rispetto allo stile di vita anni 80 di molti piloti. Insomma, la vita per il francese è decisamente bella e gagliarda.

Il 1973 è un anno intenso, che vive della lotta Stewart-Fittipaldi. Cevert si confronta spesso con Peterson. La Tyrrell è cresciuta rispetto all’anno precedente. évert conquista il secondo posto in Argentina, Spagna, Belgio e Francia. E’ doppietta con Stewart il 29 luglio a Zandvoort, giorno della morte drammatica e infame di Roger Williamson, intrappolato nel rogo della sua March. In Germania è ancora doppietta e Stewart, grazie anche al fedele amico e scudiero, conquista il suo terzo ed ultimo titolo mondiale.

Le gare successive non vanno benissimo, anche se il francese di presenta alla conclusione in Nord America ancora con la possibilità di arrivare secondo nel mondiale.

A Mosport Park, nel Gran Premio del Canada rimane coinvolto al 33° giro in un brutto incidente causato dall’irruente Jody Scheckter. Cevert viene quasi alle mani con il sudafricano e riporta una ferita alla caviglia. La sua Tyrrell ha la pedaliera distrutta e così in fretta e furia viene fatta arrivare in aereo dall’Inghilterra una nuova vettura, la 006/3, giusto in tempo per il Gran Premio degli Stati Uniti, in programma il 7 ottobre a Watkins Glen.

Cevert è su una pista che gli ha portato fino ad ora molta fortuna. Si dice che prima di affrontare le ultime prove di qualificazione, Cévert disse al suo meccanico:«Oggi è il 6, piloto la Tyrrell 006, con il numero 6, il motore Cosworth porta il numero 66. Oggi faccio la pole position».

Per gli amanti della cabala e chi crede a certe cose questa non è una combinazione fortunata, tutt’altro …

Il francese lancia la vettura in cerca del miglior tempo, alle velocissime “Esse”, nella parte iniziale del tracciato, la Tyrrell non curva, andando a schiantarsi ad oltre 200 chilometri orari contro le barriere metalliche e rimbalzando dall’altra parte della pista dopo essersi capovolta. Il rail è come una lama che taglia di netto la Tyrrell del francese. L’impatto è tremendo e il dramma viene subito percepito: i primi ad accorrere sono Jody Scheckter e l’amico Carlos Pace, i quali capiscono che c’è ben poco da fare. I commissari di gara trovano il pilota intrappolato tra i rottami dell’auto ed orrendamente straziato dalle lamiere del guard-rail. Una delle ruote anteriori gli ha sfondato il casco, provocandone la morte istantanea. Stewart si ferma e poi abbandona immediatamente la scena dell’incidente e torna ai box, cosa che contribuirà ad aumentare i suoi rimorsi, per non essersi trattenuto di più ed aver fatto qualcosa, pur se inutile, per il compagno e amico. E’ un normale processo di difesa e rimozione per un pilota. Ma il dolore fu grande, più di qualsiasi difesa.

Ci sono molte ipotesi e congetture riguardo l’incidente. Stewart sostiene che Cévert, contro il suo consiglio, avrebbe affrontato le “Esse” in quarta marcia ad altissimo numero di giri col risultato di avere una vettura più pronta ma nervosissima ed incontrollabile in caso di difficoltà. A sostegno della tesi dello scozzese, un video girato poco prima in cui i due parlano e mimano l’uso del cambio.

Altri tra cui Niki Lauda,  nel suo libro “Io e La Corsa”, parlarono di un insidioso avvallamento sull’asfalto su cui Francois sarebbe passato per una traiettoria eccessivamente aggressiva a bordo pista; altri poi sostengono che ci fu un malore del pilota per l’essere salito in macchina dopo una crisi di vomito (e vomito fu infatti repertato nel cappuccio ignifugo e sulla visiera in sede di autopsia); altri attribuirono la responsabilità ai postumi della ferita alla caviglia riportata due settimane prima ed in effetti il francese sfoggiava ai box una vistosa bendatura. Forse e con buona probabilità, fu una combinazione di cose.

La morte del 29enne pilota francese sconvolge la Formula 1, primo fra tutti Stewart. Lo scozzese nell’aprile 1973 aveva maturato la decisione di abbandonare la F1, lasciando a Cevert il ruolo di prima guida in Tyrrell per la stagione 1974. Secondo alcuni, Stewart aveva parlato della cosa solo con Ken Tyrrell, che già si era mosso in estate prima verso Roger Williamson e successivamente, dopo la tragica morte del giovane inglese, aveva contattato Jody Scheckter, senza però informarlo su chi avrebbe sostituito, tanto che il sudafricano aveva addirittura immaginato un team con tre vetture. Jackie non aveva informato neppure la moglie Helen, presente in quel tragico weekend a Watkins Glen, per evitarle la tensione del conto alla rovescia delle ultime gare da disputare. In virtù di questo rigido patto del silenzio, Francois non sapeva che sarebbe divenuto il nuovo primo pilota della Tyrrell,

Altri sostengono, forse più plausibilmente, che Cevert era a conoscenza del ritiro di Stewart e che questo lo spinse ancora di più a dimostrare il suo valore quel tragico 6 ottobre. O forse entrambe le cose sono totalmente ininfluenti.

In tarda serata la Tyrrell annuncia il ritiro dal Gran Premio delle due vetture superstiti, la 005 di Chris Amon e la 006/2 di Jackie Stewart. Lo scozzese, da quel giorno, non sarà più lo stesso: distrutto dal dolore, non prende così parte a quella che, in ogni caso, sarebbe stata la centesima ed ultima gara della sua carriera.

Termina così, in un batter di ciglia, l’epoca d’oro della Tyrrell e il rapporto intenso tra due compagni di squadra: con il ritiro di Stewart e la morte di Cévert la Tyrrell inizia una lunga ma inesorabile discesa conclusasi nel 1998 con l’acquisizione del team da parte della BAR.

Francois Cevert è sepolto al Cimitero di Vaudelnay, nel dipartimento del Maine e Loira, presso Parigi.

Lascerà un vuoto importante, tra gli appassionati e soprattutto nel suo compagno di squadra e amico, attanagliato per anni da sensi di colpa, probabilmente ingiustificati..

Ma tant’è. A fine 1973 finisce la favola di un giovane, bello e affascinante, a cui la vita fino a quel momento aveva sorriso, probabilmente destinato a grandi successi. Morto nel momento in cui doveva dispiegare le ali.

Sir Jackie Stewart, a mio avviso, nel suo modo di vivere il lutto per il compagno, ha dimostrato uno spessore umano che lo colloca, oltre che per le sue doti tecniche, ai vertici assoluti di questo meraviglioso sport.


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Giulio Scaccia

Giornalista ed appassionato, seguo la Formula 1 dal 1978. Da Gilles Villeneuve a Michael Schumacher, sempre la Ferrari nel cuore. @GiulioScaccia - giulio.scaccia@f1sport.it

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