Melbourne: primo circuito “studio” per aumentare lo spettacolo

Il layout di Melbourne è oggetto di uno studio al fine di favorire i sorpassi. E’ il primo caso da quando Liberty Media ha acquisito i diritti commerciali della F1, e potrebbe non essere l’unico caso. Ma i dibattiti sono altri. Si deve soltanto badare allo spettacolo?

di Oreste Sicilia

Neanche il tempo di concludere la stagione in corso, che già ci sono diversi argomenti di apertura al campionato del mondo 2018. Tra questi, nelle scorse settimane è stato posto allo studio dell’Australian Gran Prix Corporation una proposta di modifica del tracciato di Melbourne.

In generale, l’idea è quella di escogitare qualcosa per favorire i sorpassi, in particolare all’Albert Park che molto spesso viene “accusato”, a ragione, di essere un circuito poco favorevole ai sorpassi per via della sua conformazione. Infatti, la pista teatro del Gran Premio d’Australia, non presenta delle vere e proprie staccate “violente” o rettilinei dove l’utilizzo del DRS può fare “adeguatamente” la differenza a meno di non avere una vettura esageratamente superiore a tutti, riducendo la diretta competizione tra i concorrenti ad una sfida al pit stop, come per esempio accaduto quest’anno.

In questa direzione, l’idea al vaglio era quella di “strozzare” la chicane veloce, formalmente conosciuta come curva 11 e 12, così da creare una staccata importante in ingresso e fornire una ulteriore possibilità di sorpasso. Oltre a questo, era stata proposto l’allungamento del secondo rettilineo con conseguente utilizzo del DRS, così da creare una ulteriore zona favorevole ai side by side.

Si è saputo nella giornata di oggi che queste opzioni sono state respinte dalla commissione preposta del circuito, in accordo con la FOM, in quanto si correrebbe il rischio di non risolvere il problema. In tal senso, queste le parole di Andrew Westacott, amministratore delegato di AGPC:

Pensiamo sempre come migliorare la pista facendo analisi a riguardo. Abbiamo osservato alcune opportunità per farlo ma alla fine abbiamo ritenuto che non vi fosse nulla di utile“.

Tra l’altro, ma questa rimane una visione dell’autore, l’inserimento di queste varianti sarebbe poco compatibile con gli attuali canoni di sicurezza, visto che per esempio la potenziale nuova staccata al termine del secondo rettilineo presenterebbe delle criticità con il fatto che il limite della pista finirebbe troppo a ridosso del “limite burocratico” dell’Albert Park, alla quale andrebbe sommata la considerazione che vi sarebbe una via di fuga troppo piccola.

Intendiamoci, è normale da parte di chi gestisce la Formula 1 cercare di ampliare l’utenza o far in modo che quella già esistente percepisca la massima competizione automobilistica come qualcosa che abbia un valore, almeno percepito, maggiore. Questi sono americani, per loro “F1” è un brand che deve avere un posizionamento di marca ben definito e che cresca di valore, dal quale cominciare ad incamerare più soldi o “più soldi di qualità”.

Il problema, in realtà, è la sempre maggiore diffusione del concetto secondo cui la massima categoria debba essere ridotta solamente ai sorpassi, come se al sorpasso “finto” con il DRS azionato, si preferisca ad una sana staccata al limite a ruote fumanti, magari con due ruote sull’erba e toccatina molesta tra le gomme dei due contendenti, O che vedere i primissimi rischiare il cordolo o lo slide in una sfida cronometrica all’ultimo respiro. Cioè ma veramente crediamo che un sorpasso “telefonato” possa essere considerato da F1?

Con questo non vogliamo dire che i circuiti non possano avere delle caratteristiche diverse o che non possano subire delle modifiche. Ma non dimentichiamoci che la grandezza delle gare e delle gesta dei protagonisti, non sono ricordate a causa della tipologia del circuito, ma perché sul medesimo “teatro” i singoli attori erano nelle possibilità di scegliere quale ruolo interpretare, alla guida e non solo.

Su un circuito come quello di Montecarlo ad esempio, sede di uno dei Gran Premi più “noiosi”, perché continua a fare ascolti? Sarà forse che si apprezzi maggiormente il circuito o magari il fatto che alle piscine si vada ad oltre 230 km/h a sfiorare le barriere? O che si ricordi maggiormente quel pilota che compie quel sorpasso d’astuzia al tornantino della vecchia stazione alla bellezza di 70 km/h? A voi le risposte.

  • Federico Tessari

    Trovo le argomentazioni alquanto giuste, ma credo anche che non si possa ridurre il tutto con un mero paragone con Montecarlo o circuiti simili. Sicuramente i circuiti cittadini, puri al 100%, riescono ad attirare più ascolti perché il pericolo di terminare la propria gara, anche quella più trionfale, è presente ad ogni curva. Trovo però anche giusto che circuiti parzial- cittadini o vere e proprie piste cerchino qualsiasi espediente per far in modo che i piloti si possano trovare in situazione ad alta adrenalina per il pubblico, e queste si possono creare per esempio creando zone in cui dopo un rettilineo piuttosto lungo vi siano curve piuttosto lente.
    Poi è ovvio che se c’è un pilota che fa cose eccezionali, vedi Senna, ti ricordi di lui e non del circuito in cui ha corso, se non come contorno all’evento stesso ( per esempio il sorpasso di Hakkinen su Schumaker nel rettilineo del Kemmel con un doppiato al centro della manovra a Spa nel 1999).
    La cosa sicuramente certa è che il DRS deve essere tolto, ma allo stesso tempo deve essere lasciata molta più libertà agli ingegneri anche in altri campi che non sia l’aerodinamica. Infine la FIA non deve, e ripeto NON DEVE, mettere mano alle regole a campionato in corso, cercato un insperato BOP.

    • Oreste Sicilia

      Ma sai il paragone con Montecarlo è stato “il primo che mi è venuto in mente” in sede di scrittura dell’articolo, perché è stata l’antitesi “più forte” che mi è balzata in testa.

      Sul DRS pienamente d’accordo con te, in altre sedi ho sottolineato più volte il mio parere contrario.

      Mi interessa il concetto di “adrenalina per il pubblico” che è molto interessante e sul quale sono altrettanto d’accordo. E in tal senso rigiro la questione, ponendo situazioni completamente diverse tra di loro, premettendo che probabilmente qui entriamo anche in una certa “soggettività” del mondo delle corse.

      Nel vedere sfilare un trenino di vetture alla cicane delle piscine a Montecarlo a 230 km/h sfiorando le barriere, oppure un sorpasso in staccata alla seconda variante di Monza, come un side by side sul rettilineo del Kemmel con DRS azionato senza che il sorpasso vada a conclusione, come un leader del Gran Premio che fa gara da solo provare a rischiare il giro più veloce aggredendo come si deve un curvone veloce, un pilota che salva o guadagna la sua posizione perchè al pit stop i meccanici hanno effettuato la sosta in 2,3 decimi meno, in tutti questi casi personalmente ci vedo una dose di adrenalina.

      E’ chiaro che sono situazioni totalmente diverse e ce ne sarebbero altre 1000 da poter prendere come esempio, ovvio.

      In tal senso, concordando con quanto scritto circa la libertà degli ingegneri, aggiungerei anche una maggior libertà per i piloti, nelle manovre, nelle staccate, negli spostamenti in rettilineo, toglierei l’obbligo degli pneumatici e via discorrendo.

      Ma a parte tutto questo, il senso che rimane è quello delle ultime fasi dell’articolo: possibile che il pubblico senta un pizzico di adrenalina solo in fase di sorpasso o di pericolo che un pilota possa terminare la gara anzitempo e non, ad esempio, apprezzando il fatto che un pit stop durato mezzo secondo in meno sia una “fase di gara” in cui l’intera squadra sia andata al limite tecnico e umano con il “rischio” che quel pit stop avrebbe potuto creare dei problemi allo stesso pit stop?

      PS: è sempre un piacere trovare dei commenti con argomentazioni serie come il tuo Luca!