F1 | Storia: Le origini italiane del mito Williams

La storia della Williams inizia con De Tomaso, Politoys e ISO Rivolta, tre marchi italiani che gli hanno permesso poi di costruire un team di successo.

5 febbraio 2016 – Frank Williams è uno dei team manager notoriamente più vincenti della storia della Formula 1, capace di creare dal 1977 una delle scuderie più competitive del panorama mondiale. Ma forse non tutti ricordano che le origini del mito della scuderia di Didcot (usiamo apposta il luogo della vecchia sede, vera e propria fucina di successi) sono in gran parte italiane. Frank Williams, infatti, mosse i suoi primi passi in Formula 1 grazie a due marchi del nostro Paese, ISO Rivolta e Politoys; due team tra loro collegati che hanno avuto una storia piuttosto breve, ma che hanno aperto la strada a uno di quelli che sono poi diventati i “mostri sacri” della Formula 1.

De Tomaso, Dallara e il dramma di Courage – Frank Williams, infatti, dopo aver incrociato, per così dire, le lame con “Black Jack” Brabham, noto per volere per sé il ruolo di primattore all’interno del suo team e anche all’esterno, tanto da non gradire i due strabilianti arrivi al secondo posto di Piers Courage a Montecarlo e negli Stati Uniti nel 1969, si rivolse al costruttore italo-argentino Alejandro De Tomaso, che grazie al contributo tecnico di Gianpaolo Dallara progettò la 505, monoposto assolutamente non competitiva che segnò in modo irreversibile la carriera sportiva del manager inglese. Infatti, in quel terribile 1970, stagione maledetta per la storia della Formula 1 e per quella di Sir Frank in particolare. Dopo aver infatti tentato di sfruttare le doti di Piers Courage 2881.txtmettendole a disposizione del nuovo progetto, Frank Williams deve scontrarsi duramente con  il destino che colpisce il suo pilota di punta. Quello che probabilmente è stato l’antesignano di Gilles Villeneuve, un gentleman con il cuore impavido, leone in pista e aristocratico fuori, durante il Gran Premio d’Olanda, in cui finalmente stava per riassestare una De Tomaso nata male (uno scherzo del destino è che arrivò al terzo posto in una gara non valida per il Mondiale, l’International Trophy), ruppe la sospensione anteriore fdfcc3336d9b17cc4e941b200da930c5sinistra al Tunnel Oost, curva ad alta velocità, andando a sbattere con inaudita violenza contro le barriere; il distacco del motore provocò la fuoriuscita della benzina che incendiò istantaneamente la carrozzeria della De Tomaso, costruita in magnesio. Per Courage non ci sarà praticamente nulla da fare, a causa del distacco di una delle ruote anteriori che impattando contro la sua testa gli portò via il casco e gli provocò diverse fratture al collo che non gli dettero scampo. Williams fu particolarmente scosso, Courage più che un pilota era un amico, con cui aveva voluto condividere l’inizio di questa avventura, l’uomo con cui aveva condiviso tanti piccoli momenti di vita. Ecco perché la storia di Sir Frank cambierà per sempre, ecco perché deciderà di non rimanere più a contatto con i suoi piloti, rimanendo molto distaccato da essi e non guardando in faccia nessuno. I piloti vanno, la scuderia resta. Lo sapranno presto o tardi anche altri grandi campioni, chiedere a Damon Hill per conferma. I piloti e i tecnici da una parte, i manager dall’altra. Poche regole e chiare, alla base di un mito che si è costruito negli anni a venire. Un mito partito praticamente da zero e che anche in quel drammatico 1970 deve fare i conti con risultati non esaltanti. Dopo la tragedia di Courage, infatti, la vettura al traguardo non ci arriva mai e se ci arriva non si classifica. Chiude infatti a 11 giri dal vincitore a Monaco e a 12 in Canada, a conferma di una stagione da dimenticare che porta Williams a scegliere le March.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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