F1 | Storia: Le origini italiane del mito Williams

Il giocattolo da pista, la Politoys FX3 – La seconda esperienza italiana di Williams inizia due anni dopo quando, scartata la Dipolito10 Tomaso per la March, il manager inglese diventa finalmente costruttore e contemporaneamente crea il primo giocattolo in scala 1:1 a correre in pista. Già, perché grazie alla famosa fabbrica di modellini italiana Politoys e alla sponsorizzazione del petroliere francese Motul ecco che la prima monoposto del manager inglese prende forma. Verrà progettata da Len Bailey e sarà una monoposto abbastanza convenzionale, anch’essa spinta dall’inossidabile Cosworth DFV. La FX3, infatti, monterà il cambio Hewland FG400 e avrà un’aerodinamica non estrema. Debutta nelle mani di Henri Pescarolo a Brands Hatch; Williams, così, si toglie di dosso l’etichetta di “garagista”, tentando di dimostrare al mondo di essere in grado di realizzare il suo sogno, ossia una monoposto propria. Nel contempo, si guarda bene dai possibili problemi, affidando a Carlos Pace una March 711. Ci riuscirà, ma l’esordio della FX3 sarà abbastanza infelice, visto che al povero Pescarolo si romperà lo sterzo e la monoposto subirà un grave incidente. Il francese sarà costretto a ripiegare sulla March 721, ma per Williams è un bel problema, perchè si trattava dell’unico esemplare di quella monoposto, che il FrankWilliams_440_2manager inglese vorrà riportare in pista. Un lavoro lungo, paziente e probabilmente dispendioso ha permesso al manager inglese di ricostruire quella monoposto e rimetterla in pista per una gara non valida per il Mondiale, la Rothmans Victory Race, di nuovo lì, a Brands Hatch. Come a dire che l’assassino torna sul luogo del delitto… Ma questa volta la monoposto sarà ancora più sfortunata perchè non prenderà parte nemmeno alla gara, essendosi qualificata al 20. posto.

Arriva la ISO Rivolta – Per Williams sembrano iniziare i problemi, perchè la Politoys gli toglie la sponsorizzazione, ma in suo soccorso arriva un’altra realtà italiana, la ISO Rivolta, che grazie all’aiuto finanziario della Marlboro riesce a ricostruire la FX3 incidentata di Pescarolo e l’altra, che inizialmente costruita per CFrankWilliams_440_1arlos Pace, affidandone la riprogettazione a John Clarke e la guida a Howden Ganley e Nanni Galli. La stagione, con la vecchia vettura FX3B, parte a singhiozzo, con i due piloti che falliscono alla prima, nel Gran Premio d’Argentina. Nanni Galli, esce già al via per problemi al motore, mentre Howden Ganley non viene classificato. Il primo segnale che le cose, forse, iniziano a cambiare arriva alla gara successiva, in Brasile, quando entrambi i piloti arrivano a ridosso della zona punti dopo una poderosa rimonta di entrambi dalla settima e nona fila. Allora, forse, questa FX3 (diventata poi FX3B) non era poi così da buttare come sembrava ed era un buon apripista per il nuovo progetto che stava nascendo. La matita sarà di nuovo quella di Clarke ma successivamente, corsi e ricorsi della storia, verrà sostituito da Gianpaolo Dallara, lo stesso progettista con il quale Williams ha condiviso, purtroppo, la tragedia del suo grande amico Piers Courage e con il quale spera di ripartire in questa nuova avventura. Sotto le cure dell’ingegnere italiano, la nuova creatura di Frank Williams inizierà molto lentamente a risalire la china, ma la crisi di risultati non convincerà Nanni Galli, tant’è che nel corso della stagione verrà sostituito da una serie di piloti con la valigia (Tom Belsø, Graham McRae, Gijs van Lennep, Tim Schenken), tra cui spiccano il ritorno di Henri Pescarolo, Jacky Ickx e l’olandese Gijs Van Lennep, che nella gara siregnata dalla tragedia di Roger Williamson, il Gran Premo d’Olanda, chiude al sesto posto distanziato di oltre un giro dal quinto e di 2 dal vincitore Jackie Stewart.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)