F1 | Piers Courage e la triste storia della De Tomaso

In occasione dell’anniversario della nascita dell’indimenticato e talentuoso pilota di Colchester, vi proponiamo un editoriale che ci porta alla memoria una delle stagioni più tragiche della F1, quel 1970 dove perse la vita anche Piers Courage. In che modo la sua scomparsa ha cambiato la F1?

La Stagione 1970 di F1, come abbiamo sottolineato nel capitolo sulla tragica scomparsa di Jochen Rindt, è un’annata molto tragica per il motorsport. Oltre al pilota tedesco, infatti, hanno perso la vita Bruce McLaren (circuito di Goodwood, mentre collaudava una McLaren per la Can-Am) e Piers Courage, del quale parleremo a breve. Alla fine del campionato, Jack Brabham si ritira dalle competizioni.

Tralasciando il contesto storico inerente al campionato, già trattato nell’articolo precedente, è interessante analizzare un aspetto che è inevitabilmente legato anche alla F1 moderna: le monoposto acquistate dai team minori. In questi anni, l’operazione che porta all’acquisto di auto da corsa da altri team era del tutto normale, addirittura i team ufficiali vendono le macchine dell’anno prima a quelle scuderie (debuttanti o comunque emergenti) disposte a rilevarle. Non solo, si può correre in F1 con vetture costruite da case produttrici che non fanno parte del circus. L’idea moderna dei grandi costruttori di automobili che partecipano al mondiale per fare ricerca e sviluppo da trasferire poi al settore automotive, esiste già (Ferrari, Renault…), ma è del tutto marginale. il motore più gettonato, ad esempio, è il Ford Cosworth DFV 3.0 V8 che, in alcune annate, arriva a essere montato dalla quasi totalità dello schieramento, tranne che sulle vetture di chi progetta e costruisce interamente la monoposto.

Piers Courage

Sono gli anni in cui avere anche 30 team iscritti al Campionato Mondiale di F1 non è motivo di stupore: chiunque può assemblare un’auto: si tratta banalmente di trovare un telaio, un motore, un fornitore di gomme e un pilota da far correre. Altra consuetudine, sono i famosi “piloti con la valigia” (o paganti, se preferite). I costi sostenuti dalle scuderie sono altissimi e, specialmente per un team minore, senza l’apporto di soldi e sponsor provenienti dai piloti, sarebbe impossibile correre.

L’esempio perfetto, in questo caso, è dato dalla scuderia Frank Williams Racing Cars. Fondata nel 1969 da Frank Williams, è l’embrione della Williams F1 che vincerà 9 titoli mondiali piloti e 7 titoli costruttori dal 1980 al 1997. Nel corso del 1970, il team che aveva ben figurato in F2 nella stagione precedente con la Brabham BT26A-Ford, attira l’attenzione di Alejandro De Tomaso, costruttore argentino di automobili. Il costruttore affida a Gian Paolo Dallara la progettazione di una monoposto da far partecipare al mondiale di F1, offrendola quindi al team di Frank Williams.

Piers Courage

La vettura denominata De Tomaso 505/308 rappresenta il ritorno dell’azienda italo-argentina nella massima serie automobilistica, alla quale aveva già partecipato nel 1962 e nel 1963 con la De Tomaso 801. La vettura, guidata da Estefano Nasif, non aveva raccolto i risultati sperati, tant’è che era stata messa in soffitta dopo soli quattro gran premi. La 505/308 è una vettura nata sotto i migliori auspici, con un telaio in monoscocca di alluminio, il celebre motore Ford Cosworth DFV e gomme Dunlop. Il pilota è l’inglese Piers Courage, grande amico di Frank Williams e che aveva ben figurato l’anno prima. L’amicizia tra i due è talmente forte che l’inglese rifiuta un contratto di 90 milioni di lire dalla Ferrari, che lo avrebbe voluto per affiancare il belga Jackie Ickx.

L’inizio della stagione è però traumatico. La 505/308 si rivela lenta e pesante, al netto di un pilota che ha già ampiamente dimostrato di potersela giocare con i migliori. Costruita in un solo esemplare e affidato in esclusiva a Courage, la vettura subisce un pesante lavoro di alleggerimento dopo le prime due gare in Sud Africa e Spagna, dove per problemi vari non conclude nemmeno i gran premi (in Spagna nemmeno riesce a qualificarsi). In seguito alle modifiche, Frank Williams decide di iscrivere la vettura alla ventiduesima edizione del Daily Express BRDC International Trophy. L’appuntamento è riservato a vetture di F1 e Formula 5000, composto da due gare “sprint” di 26 giri ciascuna sul circuito di Silverstone. Benché la classifica finale veda come vincitore Chris Amon al volante della March-Cosworth, Courage si classifica al terzo posto facendo ben sperare per il prosieguo della stagione di F1. Purtroppo, nei successivi due gran premi (Montecarlo e Belgio), arrivano altri due ritiri.

Piers Courage


Fabrizio Bianchini

Da sempre appassionato di motorsport, specialmente del motorsport "old style" fatto di pazzia, romanticismo e odore di gomma bruciata.