F1 | Nelson Piquet, il ribelle per eccellenza

La stagione 1987 del Campionato Mondiale di F1 è stata presentata nel precedente articolo su Nigel Mansell (F1 | Nigel Mansell, il Leone indomabile). Tuttavia l’episodio che l’ha contraddistinta è quello accaduto durante il week end del Gran Premio di San Marino. Protagonista del “fattaccio”, la Williams numero 6 guidata da Nelson Piquet, che vincerà poi il mondiale.

Per meglio comprendere le ragioni di questo incidente, occorre necessariamente fare un passo indietro e analizzare bene il progetto della FW11B. La denominazione B indica che si tratta dell’evoluzione del progetto FW11, la monoposto che vinse il mondiale costruttori l’anno prima (il mondiale piloti andò a Prost, su McLaren).

Nelson Piquet

Il team inglese di quell’anno è il massimo che la F1 possa concepire: costruito per vincere, con a capo Sir Frank Williams e Patrick Head alla direzione tecnica, assieme a due piloti d’eccezione come Nelson Piquet e Nigel Mansell.

A differenza delle altre scuderie, il progetto precedente è considerato talmente buono che si decide di apportare solo qualche modifica mirata. Il motore è l’Honda V6 RA 167E biturbo 1500 cc., evoluto dalla casa giapponese per poter far fronte alle limitazioni imposte in termini di consumo, mantenendo però un’ottima performance (800 cavalli in gara e 1000 in configurazione da qualifica).

Le superfici radianti vengono ottimizzate per migliorare il raffreddamento e l‘alettone anteriore viene maggiorato a livello di superficie, per aumentare il carico aerodinamico.

Il corpo vettura ha un baricentro bassissimo, in grado di mantenere il telaio ad una ridottissima altezza da terra grazie a sospensioni “push-rod” davanti e dietro. Nonostante le wing-car siano state bandite nel 1983, la FW11B sfrutta al massimo l’effetto Venturi dato dal fondo piatto, assieme ad una scanalatura nelle pance laterali. L’introduzione delle sospensioni attive, a partire dal Gran Premio d’Italia a Monza, completa il progetto che lascia agli avversari soltanto le briciole.

Nelson PiquetSu 16 gran premi disputati, la Williams FW11B ne vince 9, con 12 pole position, 7 giri veloci e 18 podi. Alla fine della stagione, arriva la vittoria sia del titolo costruttori, sia del titolo piloti. Piquet vince il terzo mondiale e lascia la scuderia, ormai sempre più nelle mani di Nigel Mansell.

 

 

 

 

“Se punto a vincere oggi? No, voglio arrivare undicesimo!” -Nelson Piquet-

 

Il mondiale sarebbe potuto andare in maniera decisamente differente per il brasiliano, se non fosse accaduto il “miracolo” di Imola: il weenkend di gara del Gran Premio di San Marino è una vera e propria bolgia. Nelson è infatti amatissimo in Italia, per via del suo carattere sempre allegro e fuori dagli schemi. Dopo la gara di apertura in Brasile, dove entrambe le Williams si sono ritirate, tutti si aspettano un pronto riscatto.

Durante le libere del venerdì, la monoposto numero 6 sta percorrendo la temibile curva del Tamburello a oltre 270 all’ora, quando qualcosa cede di schianto. La vettura entra in testacoda e sbatte violentemente contro il muro, disintegrandosi. Il brasiliano scende ma per lo shock cade a terra. A Imola cala il silenzio, i soccorsi arrivano prontamente e il pilota sembra comunque cosciente.

Nelson Piquet

Mentre Nelson Piquet è in ospedale, fortunatamente illeso, l’aria nel paddock è decisamente pesante.

Patrick Head, Direttore Tecnico della Williams, punta immediatamente il dito contro la Goodyear: per lui, sulla monoposto di Piquet, è scoppiata una gomma. Nessuno ha molta voglia di parlare: Prost si aggira scuro in volto e guarda per terra, Adrian Campos, che seguiva il brasiliano poco prima dell’impatto, continua a ripetere di far luce sull’accaduto, perché qualcosa sulla vettura che lo precedeva si è evidentemente rotto.

Goodyear non si dimostrerà insensibile alla vicenda: nella notte arriveranno infatti gomme nuove per tutti. Il brasiliano per precauzione non parteciperà al Gran Premio, vinto poi dal compagno di squadra Nigel Mansell.

L’incidente avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori: la curva del Tamburello sul vecchio layout di Imola è sempre stata il punto peggiore della pista in cui avere un incidente. L’alta velocità, Il muro esterno e la via di fuga praticamente inesistente causavano decelerazioni troppo repentine in caso di impatto. In questa particolare occasione, però, a causare il botto di Piquet è stato il cedimento di un pneumatico sulla sua Williams.

Nelson Piquet

Oltre al problema causato dalle forti decelerazioni, a finire sotto la lente d’ingrandimento è stata però proprio la Goodyear.

Rimasta come unica azienda fornitrice di gomme, infatti, si è trovata a dover affrontare numerosi problemi di affidabilità. Al giorno d’oggi, siamo portati a parlare solo del dominio Mercedes, tuttavia la stagione 1987 di F1 ha avuto praticamente le stesse dinamiche.

La Williams era semplicemente di un’altra categoria, basti pensare che il divario velocistico tra il team britannico e le ultime vetture dello schieramento era anche di 50 Km/h. Da questo dato si evince quanto difficile sia stato fare pneumatici che potessero andar bene per una situazione così eterogenea.

Gli sviluppi nel corso degli anni hanno portato a miglioramenti sotto ogni aspetto, ma i problemi messi in luce dalla stagione 1987 sono stati determinanti per la situazione attuale in termini di sicurezza.


Fabrizio Bianchini

Da sempre appassionato di motorsport, specialmente del motorsport "old style" fatto di pazzia, romanticismo e odore di gomma bruciata.

Lascia un commento