F1 | GP Olanda: il ritorno della curva Tarzan

L’annuncio è arrivato, torna il Gran Premio d’Olanda, in una pista ricca di fascino, in cui c’è anche la mitica curva Tarzan, dove si potevano fare, avendo il manico, grandi sorpassi.

di Federico Sandoli e Giulio Scaccia

L’annuncio del ritorno del Gran Premio d ‘Olanda non può che far piacere a noi vecchi appassionati di questo sport.
Sulle dune olandesi la F1 ha offerto il meglio e il peggio del suo repertorio.

Per quanto riguarda il peggio non possiamo non ricordare la tragica fine di Piers Courage nel 1970 con la sua De Tomaso, praticamente sepolto vivo dai commissari dentro la sua vettura in fiamme, convinti che il pilota fosse uscito dalla vettura.

Poi il Gran Premio di Olanda a Zandvoort è ricordato per il dramma di Roger Williamson, un ragazzo della classe media arrivato in Formula 1 grazie al suo talento, che nel 1973 rimane vittima di un grave incidente, bruciato vivo nell’abitacolo della sua March, perché i commissari non sapevano intervenire per estrarlo dal rogo che gli sara fatale. Tutti, associato alla morte di Williamson, ricordano il tentativo disperato, nell’indifferenza generale di David Purley, che tentò nonostante le fiamme di soccorrere il collega e amico.

Per quanto riguarda il meglio non possiamo non ricordare le imprese di Clark, nel 1963 doppiò tutti, e nel 1964 vinse nonostante una sospensione in panne gli facesse guidare la sua monoposto come una macchina da rally. Finita l’era Clark un altro scozzese è pronto a ereditarne le gesta, Jackie Stewart, il capostipite del pilota moderno, che riesce ad imporsi tre volte avvalorando il detto che a Zandvoort per vincese si deve parlare scozzese.

Ritirato Stewart il circuito di Zandvort viene ricordato, più che per le gesta in pista, per la famosa curva Tarzan: nulla a che vedere col re della giungla, quello era il soprannome del proprietario del terreno dove la curva si estendeva.

La corsa Olandese cominciò a diventare cara ai colori italiani: infatti Lauda vinse nel 1974, arrivò secondo nel 1975 e nel 1976 il solo Regazzoni provò a fermare la corsa iridata di Hunt con una gara superba culminata con un sorpasso in volata che quasi mandò il ticinese contro l’ingresso dei box. Nel 1977 un Lauda oramai in procinto da divorziare dalla Rossa riuscì ad imporsi su Laffite iptecando il suo secondo titolo.

Una storia a parte la merita l’epopea di villeneuve. Il canadesino nel 1979 si inventa un sorpasso impossibile all’esterno della Tarzan per riuscire ad aver ragione di Jones e la sua Williams un po’ troppo in mezzo alla careggiata; sempre nella stessa edizione, un improvviso dechapamento di un pneumatico l’obbligò al famoso giro su tre ruote che tanto fece discutere i puristi di questo sport ma che tanto fece piacere a noi giovani in cerca di emozioni.

Sempre nell 1981, in quello che sarà il suo ultimo Gran Premio d’Olanda, Gilles, non curante delle assicurazioni del box che lo invitavano a finire la gare per testare un nuovo propulsore, alla partenza si incuneò tra due macchine innescando una carambola che lo portò a uscire di pista sfiorando tutte le altre vettture.

Finiti i tempi gloriosi di Villeneuve continua il sodalizio da Zandvoort e la Ferrari, nel 1982 Pironi s impone di forza iniziando la sua scalata a un titolo che potra solo sognare mentre nel 1983 le due Ferrari al primo giro transitarono nelle posizioni di bassa classifica ma riuscirono a risalire le posizioni fino a chiudere al primo e al secondo posto.

Ormai e chiaro che la pista olandese e particolarmente adatta ai motori turbo, infatti dal 1981 in poi nessuna macchina dotata di motore atmosferico riuscira ad imporsi.

Nell’ultima edizione Lauda si impone su Prost, regalandosi la sua ultima vittoria, e regalando alla Ferrari di Alboreto, claudicante nel motore, ancora un lumicino di speranza per la conquista del titolo.

Aspettiamo il 2020 per riassaporare il Gran Premio d’Olanda.


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