Siegfried Stohr racconta il suo anno in Formula 1

Siegfried Stohr, nato a Rimini il 10 ottobre del 1952, inizia giovanissimo nei Kart per poi conseguire la laurea in psicologia. Ha vinto il campionato di Formula Italia nel 1977 ed è stato campione  italiano di Formula 3 nel 1978. Dopo la vittoria in Formula 2 al Gran Premio di Enna nel 1980, disputa una stagione in Formula 1 nel 1981 con il Team Arrows. Fonda nel 1982 GuidarePilotare, la prima scuola di guida sicura in Italia presso il Misano World Circuit. Grazie alle sua esperienza ed alle sue competenze ha sviluppato un metodo originale ed unico che contraddistingue la sua scuola ed ha scritto anche diversi libri, tra i quali “La guida sicura – Tecnica, psicologia e filosofia della guida”, Fucina Editore 2009.

In questa intervista esclusiva, Siegfried Stohr racconta il suo anno in Formula 1: l’esperienza, il rapporto con Patrese, Villeneuve e Pironi e cosa è rimasto di quel 1981. Il suo libro “La mia Formula Uno” è ancora disponibile presso la Libreria dell’Automobile di Milano in Corso Venezia, in copie autografate.

di Giulio Scaccia

Siegfried Stohr, un anno in Formula 1 con il Team Arrows, era il 1981. Cosa ha lasciato?

Ha lasciato un grande vuoto. Ero disoccupato, non avevo un lavoro, non avevo neanche una lira, per cui andavo da mamma a battere cassa per fare la spesa. Perché poi io mi sentivo in grado di guidare una Formula 1, anche se quell’anno lì non è andato molto bene, considerando tutto un insieme di circostanze. Non sono riuscito a fare nemmeno una stagione, ho mancato le ultime due gare. Ha lasciato un vuoto, se vuoi anche una depressione in me. Ero avvilitissimo. Quello che racconto nel mio libro: mi guardavo le mani, come un falegname si guarda le mani ma non ha il legno da lavorare. Io non avevo un volante. Sapevo fare quello. Non è che sapessi fare solo quello, avevo una laurea in psicologia, ma volevo fare quello. Arrivare in F1 è stata una soddisfazione. Sapevo che potevo fare di più. Non avevo un obiettivo particolare ma sapevo il mio valore rispetto a tanti altri.

Stohr, cos’è che non ha funzionato?

Qualche errore l’ho fatto anche io. Due volte ho picchiato nelle prove libere e la macchina non sono riusciti a metterla a posto per le prove ufficiali. E due gare non mi sono qualificato per non essere riuscito a girare. Pensa però che la mia migliore gara è stata dopo l’incidente di Zolder quando ero terrorizzato per aver centrato il meccanico sulla griglia di partenza. E’ stata subito dopo Montecarlo ed ho fatto 14° in prova, con la macchina senza correttore di assetto perché il mio non funzionava. Quattordicesimo a Montecarlo su trentasei macchine non era male. Ero tra Andretti e Pironi, Didier era dietro. Ero davanti a Michele Alboreto, gente forte. Avevo fatto bene. La mia migliore gara è stata lì. Poi mi sono dovuto ritirare.

Non ha funzionato molto bene il Team. La squadra è partita bene, con la macchina però dell’anno prima. Io avevo la macchina di Jochen Mass: avevo riverniciato la macchina, cambiato le pance, ma il telaio era quello. Il Team tirava a risparmiare. Poi quando abbiamo cambiato le gomme siamo andati in crisi. Ci davano 12 gomme e ne davano 12 alla prima guida che era Patrese ed io correvo con le gomme usate la gara precedente. Puoi capire che in quelle condizioni sei in F1 ma non sei neanche in F3.

Non puoi guidare, cerchi soltanto di fare il tuo dovere, di non fare danni e non spaccare niente. Il primo motore che si è rotto nel 1981 era un motore con cui Fittipaldi aveva vinto il mondiale del 1974. Aveva come minimo 7 anni. Ti puoi immaginare. Si è rotto tirando a 10.200 contro i 10.800 che potevo tirare.

Poi il team ha deciso da metà stagione di fare una macchina sola. La mia non era neanche il muletto. Avevano due macchine con il cambio nuovo per Patrese ed io avevo la roba vecchia. Da lì in poi è stato tutto in salita.

Riccardo Patrese che compagno di squadra era?

Era assente. Alla prima gara abbiamo parlato delle marcie e quando ho visto che l’unica marcia importante me l’ha data sbagliata, da quella volta lì non ci siamo più parlati. Lui faceva il suo briefing, io facevo il mio, ognuno andava per conto suo. Poi sai, a Digione, lui aveva 12 gomme. A 10 minuti dalla fine ha scelto i 2 treni buoni e l’ultimo lo hanno messo a me. Mentre me lo stavano montando lui se ne è accorto ed ha detto: “Aspettate, aspettate, voglio provare quello”. Me l’hanno tolto e non mi sono qualificato. Queste erano le cortesie tra compagni di squadra. Puoi immaginare. Ci si salutava.

Riccardo come pilota era veloce?

Patrese era molto veloce. Pensa che quell’anno ha fatto una pole position a Long Beach quando io non sono neanche riuscito ad uscire perché mi esplose il motore nella corsia. Patrese era molto veloce. Il 1981 è stato il suo anno migliore. Poi ha avuto la sfortuna di andare alla Brabham dove c’era un certo Nelson Piquet che alla prima gara lo ha bastonato e lui si è ritirato piangendo perché aveva avuto una crisi di nervi. Poi con il tempo il suo carattere si è indurito, ma lui lì ha perso. Come diceva Regazzoni, “Patrese non era neanche una seconda guida”. Questo era un concetto molto ingiusto detto da Clay. Secondo me era una fantastica seconda guida, ma avrebbe potuto fare molto di più di quello che ha fatto, se nel 1982 avesse avuto una tempra diversa. Quando Piquet in Brasile lo ha passato, ha fatto un testacoda e si è ritirato, ma la macchina non aveva nulla. Era lui che aveva qualcosa. Lì è crollato.

Patrese era molto veloce. Camminava a Montecarlo, nelle piste veloci, era veloce in F2, dove ha vinto il campionato. Riccardo era una grande speranza. Nel 1978 in Sudafrica era primo quando ha rotto il motore e nel 1981, nella mia prima gara, ho avuto il piacere di superarlo al primo giro e fare davanti a lui 7/8 giri perché era bagnato. Avevamo entrambi le gomme da asciutto. Quella è stata la mia migliore performance. Andare meglio di Riccardo al mio debutto. Poi quando la pista si andava asciugando mi ha risuperato. Però con il bagnato me la cavavo bene.

Stohr, nell’anno in F1 hai il ricordo di qualche collega?

L’unico ricordo che ho dei colleghi è di Gilles Villeneuve. Una sera cenavo da solo, c’erano Pironi e Gilles e Didier mi ha invitato al tavolo a mangiare con loro. Erano tutte e due carini. Siccome parlavo bene il francese, Gilles mi ha voluto nel sindacato dei piloti. C’erano Villeneuve, Pironi, Laffite, Andretti ed io. Ero in buona compagnia.

Ricordo una cosa di Gilles. Dopo l’incidente di Zolder fummo multati. La multa era di 5.000 dollari. Quella di Gilles la pagò la Ferrari. La mia la pagò Stohr…. Io avevo dato alla banca il mandato per il pagamento e non si sapeva se questi soldi erano arrivati. Gilles venne da me e mi disse: “Guarda che se non ti fanno correre non corro nemmeno io”. Fu una cosa carina detta da lui. Io gli ho creduto. Era una persona molto determinata.

Lui e Pironi sono gli unici due con cui ho avuto un po’ a che fare. Gli altri praticamente non li ho visti. Ho fatto una volta una bella lotta in pista con Michele, sorpassi e controsorpassi. Una volta ho buttato fuori strada Reutemann che mi aveva ostacolato nel mio giro migliore, ma Carlos non mi disse nulla. Per il resto ci si salutava a fatica con i colleghi. Non ho fatto amicizia con nessuno.

Siegfried Stohr segue ncora la F1.?

Ultimamente sì. Riesco a non dormire. E’ già un risultato per me.


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Giulio Scaccia

Giornalista ed appassionato, seguo la Formula 1 dal 1978. Da Gilles Villeneuve a Michael Schumacher, sempre la Ferrari nel cuore. @GiulioScaccia - giulio.scaccia@f1sport.it

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