F1 | Ferrari clash: Raikkonen è ufficialmente un secondo?

Semplicemente a Monaco, Vettel ha dimostrato la sua superiorità, sapendo essere aggressivo, cinico e con un chiaro obiettivo: quello di vincere il mondiale. Al termine delle qualifiche il tedesco sapeva che, un’occasione come quella di Monaco, difficilmente gli sarebbe ricapitata in stagione, e il suo cinismo lo ha dimostrato tentando l’unica strategia che lo poteva portare alla vittoria, rischiando un tutto per tutto che poteva anche costargli caro, “infischiandosene” (passatemi il termine) degli umori e sentimenti del compagno di squadra (Malesia 2013 vi ricorda qualcosa?).

Il compagno di squadra ha si dimostrato di aver ritrovato le sue doti velocistiche, ma, forse, si è anche reso conto della superiorità del vicino di box, non necessariamente tecnica, ma sicuramente mentale. Forse Kimi, quasi certo che una pole equivale spesso ad una vittoria a Monaco, non si è sentito in dovere di essere più aggressivo, più incisivo non solo in fase di doppiaggio, ma anche una volta avuta strada libera davanti, tant’è che, dopo il pit di Vettel, il suo ritmo è crollato. Avrà pesato psicologicamente (difficile da credersi per uno che si fa chiamare Iceman) il vedere la SF70-H n°5 davanti a lui al giro 39, ma resta il fatto che, anche con coperture nuove, non sia riuscito a pareggiare le prestazioni del compagno di squadra. Adesso comincia il cammino verso il Canada, con la consapevolezza, da parte del team e dei tifosi, di avere una Ferrari competitiva ed in piena lotta mondiale. Forse la stessa consapevolezza che ha Raikkonen di essere un secondo non per il team, ma per una superiorità mentale di Vettel, ecco in parte spiegato il muso lungo del finlandese sul nuovo podio del GP di Monaco.

 

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