F1 | Philippe Bianchi: “I piloti hanno paura a parlare di Jules”

Philippe Bianchi torna sull’incidente che ha di fatto tolto la vita al figlio Jules e, intervistato da Sky Sports News, ha chiamato in causa i piloti, che secondo il francese avrebbero paura a parlare davanti alle telecamere e  dire quello che realmente pensano. Infatti, ha rivelato che alcuni piloti gli avrebbero confidato, fuori dalle telecamere, che il povero pilota della Marussia non avrebbe alcuna responsabilità sull’incidente e che, invece, davanti alle telecamere non dicono quello che pensano in realtà, condizionati forse dai team e dai vertici di FIA e FOM.

bianchìUna questione molto spinosa, per la quale la famiglia di Bianchi ha avviato una battaglia legale nella quale ha coinvolto la FIA, la FOM e la Marussia per fare luce sulla dinamica dell’incidente e fare chiarezza sulle responsabilità. Ma è proprio su questo punto che si concentra la critica di papà Philippe: nessuno ha il coraggio di parlare. Nessuno ha il coraggio di dire veramente quello che pensa. Sembra di sentire le parole che qualche tempo fa ha pronunciato Bernie Ecclestone, secondo il quale i piloti ormai sono delle pedine nelle mani dei team; parole che qui hanno un peso ben più grave e che potrebbero avere degli strascichi in sede giudiziaria.

Parole pesanti sia sul discorso legato al processo che si aprirà per la morte del figlio sia sul piano generale: i piloti non hanno più voce in capitolo, non possono più dire la loro opinione per paura delle possibili ritorsioni, visto che anche coloro che sono stati chiamati dai team nella commissione interna voluta da Charlie Whiting per indagare sull’incidente erano legati alla FIA, forse troppo. A quando, dunque, una Formula 1 che ascolti di più i piloti invece di non permettere loro di parlare e di esprimersi? Ai posteri l’ardua sentenza…


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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