F1 | Ritratti: l'orgoglio scozzese di Sir Jackie Stewart
 

 


F1 | Ritratti: l’orgoglio scozzese di Sir Jackie Stewart

22 aprile 2014 – Dodicesima puniata della serie di ritratti dei personaggi che hanno fatto la storia della Formula 1, dedicata a un uomo che a modo suo ha scritto paginer di storia come pilota prima e come costruttore poi: Jackie Stewart.

Lo scozzese (guai a chiamarlo inglese!) si è sempre caratterizzato per la difesa strenua delle sue origini, tant’è che sul suo casco campeggiava il tartan del suo clan sin dall’epoca delle formule minori. Esordisce nei primi anni 1960 e pochi anni più tardi incontrerà l’uomo che segnerà in modfo indelebile il suo destino: Ken Tyrrell. Clon lui stringerà un accordo nel 1964, dopo aver visto le sue ottime prestazioni nei confronti di avversari blasonati come Bruce McLaren.

Stewart esordisce in Formula 3 con Tyrrell in quell’annno, dominando la gara d’ersordio con una quarantina di secondi di vantaggio sugli inseguitori. A volerlo per lanciarlo in Formula 1 sarà la Cooper, ma a farlo esordire in realtà sarà la BRM,. con cui otterrà la sua prima vittoria a Monza, e concluderà al terzo posto in classifica. L’anno dopo sfiorerà la vittoria alla 500 Miglia di Indianaopolis.

800px-StewartJackie19690801MatraFordSarà però con il ritorno alla Tyrrell, nel 1968 che Stewart farà bvalere le sue enormi potenzialità: coglierà ben 3 vittorie nella sua stagione d’esordio con quella monoposto, di cui spicca quella sulla Nordschleife con un distacco di 4 minutim sul secondo. E questo non poteva che essere il miglior preludio alla stagione 1969, in cui collezionerà 6 vittorie e farà suo il primo titolo mondiale. Le sue vittorie saranno all’insegna del dominio, quasi a voler ridicolizzare gli avversari, visto che, per esempio, in Spagna il distacco sarà di 2 giri.

La situazione cambia nel 1970, con la Tyrrell che si sgancia dalla Matra e decide di produrre in proprio le monoposto; in quel caso la prima stagione non sarà soddisfacente, ma Stewart si rifarà l’anno successivo, trionfando come nel 1969 dopo aver vinto 6 gare. In Tyrrell stringerà un legame profondo con il suo compagno di squadra François Cevert, con il quale partecièperà anche ad alcune gare Turismo. I due si stimeranno reciprocamente, tanto che si scambieranno consigli, saranno sempre gomityo a gomito all’interno del garage della Tyrrell. E ovviamente questo non potrà che portare a una stagione all’insegna del dominio. Jackie coccola François e da lui riceverà quello che gli servirà per vincere. In 1971, infatti, è n altro anno trionfale per Stewart, che porta a casa il suo secondo titolo ancora una volta con 6 vittorie e lasciando gli avversari senza possibilità di replica.

Nel 1972 Stewart, nonostante alcuni problemi di salute dovuti alle molte trasferte, riuscirà a vincere 3 gare e a giungere secondo dietro a Fittippaldi. Ma l’anno della consacrazione della coppia Stewart-Cevert si avrà nel 1973; François e Jackie saranno inarrestabili, con lo scozzese che vincerà 5 gare e il suo pupillo che arriverà 6 volte secondo. Ma questa bellissima favola finirà in modo tragico: nel corso delle prove del Gran Premio degli Stati Uniti, a Watkins Glen, la Tyrrell di Cevert si schianta sulle barriere a 200 chilometri all’ora sulle barriere poste ai lati delle “esse” iniziali del circuito e la sua monoposto andrà a cappottarsi dall’altra parte delle barriere. Stewart sarà costernato dalla notizia, alla quale non votrrà credere in alcun modo, sino a quando non vedrà il corpo di Cevert esanime sul tracciato americano al quale cercherà di avvicinarsi per toccarlo un’ultima volta. E la cosa gli farà tanto male da costringerlo a prendere un decisione forte: non correre quella gara, che sarebbe stata la centesima, e chiudere per sempre la sua carriera in Formula 1. In realtà questa decisione era stata già presa all’inizio della stagione, ma la tragedia del compagno di squadra tingerà di ben altro colore questa decisione e il terzo titolo di Sir Jackie. La sua decisione di ritirarsi fu maturata anche dopo le tragedie di Piers Courage e Jochen Rindt, che lo portarono a dire “Un giorno, Helen ed io, decidemmo di fare un elenco di tutti gli amici che abbiamo perso a causa di incidenti durante delle gare automobilistiche, ci siamo fermati quando abbiamo raggiunto quota 50…” Già, gli amici. Perchè per lui tutti i suoi colleghi in fondo erano degli amici, nonostante la rivalità in pista. E la tragedia di Cevert rappresentava anche di più: Stewart aveva perso non un semplice amico, ma un fratello.

Pur avendo smesso di correre, Stewart continua a portare il suo contributo a disposizione di aziende e team, oltre che ad occuparsi della sicurezza nelle piste e delle monoposto, oltre che essere voce tecnica  delle telecronache delle gare. Ma nel 1997 prende un’paltra decisione che cogklierà un po’ tutti di sorpresa: fonderà la sua scuderia. Barrichello e Magnussen non ci metteranno molto a regalare una gioia a Jackie, infatti il Gran Premio di Montecarlo 1997 porterà il primo podio alla scuderia scozzese, che 2 anni più tardi sarà seguito da risultati ben più consistenti; infatti arriversnno ben 3 terzi posti e, nell gara in cui la Ferrari dimentica le ruote ai box (Nurburgring) le due Stewart otterranno un primo e terzo posto. Tutto questo prima che la scuderia venisse ceduta alla Ford.

Jackie Stewart è stato anche successivamente consulente per diversi team e piloti, non ultima la Lotus, alla quale è entrato tramite la proprietaria Genii Capital.

Stewart ha contribuito a scrivere pagine imoportanti di storia sia come pilota che come costruttore e rappresdenta certamente una voce autorevole che tutti gli addetti ai lavori ascoltano con attenzione data la grande esperienza maturata nel mondo delle corse. Johnny Herbert (Stewart Ford)



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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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