F1 | Austria 2002: un salto nel passato

Concediamoci un salto nel passato, precisamente durante il GP d’Austria del 2002, teatro di grandi polemiche a causa di un gesto molto antisportivo da parte della Ferrari, che ancora oggi viene criticato, ma viene ancora utilizzato dalle scuderie del circus.

di Giuseppe Piccininni

A ridosso del Gran Premio d’Austria, prossimo appuntamento per la stagione 2019 di F1, facciamo un tuffo nel passato, per ricordare negativamente, quanto successe durante il Gran Premio austriaco del 2002 e quanto da quel momento siano cambiate le cose.

Nel pomeriggio del 12 maggio 2002 si consuma quello che da molti fu ritenuto uno scandalo e che ha creato non poche polemiche nel mondo della F1.

Durante la gara, Rubens Barrichello l’allora pilota di una Ferrari ultracompetitiva, rimasto al comando sin dal via, riceve un ordine molto “particolare” dalla scuderia, precisamente da Jean Todt, ovvero “Let Michael pass for the championship”. Queste le esatte parole di Jean Todt al pilota brasiliano che lo esortano a lasciar passare Michael Schumacher (secondo) al primo posto, per la vittoria del Gran Premio e per la classifica piloti.

Barrichello stizzito e infastidito da questa richiesta, lascia passare Schumi rallentando a pochi metri dal traguardo, in modo da rendere palese e spudorata la decisione del muretto Ferrari.

Un gesto che ha scatenato polemiche interminabili, accompagnando il momento della premiazione con una bordata di fischi che hanno messo in difficoltà anche i piloti stessi.

Comprensibile la reazione di tutti, inclusa quella di Barrichello, si tratta di un gesto sportivo che non dovremmo mai vedere nel corso di un Gran Premio, poiché molto scorretto, anche se consentito dal regolamento che non si esprime a riguardo.

Il paragone regge anche con l’attuale Formula 1, basti pensare alla gara di Sochi nel 2018 e all’improvviso rallentamento di Valtteri Bottas, in prima posizione, che lascia sfilare via Lewis Hamilton in modo da poter vincere più agevolmente il campionato di F1 dello scorso anno.

Anche qui, polemiche, polemiche e polemiche, sicuramente giuste, perché è tutto ciò che un tifoso o uno spettatore non si aspetta di vedere durante una gara, ma questo sta ad affermare che, anche se gesti moralmente scorretti, non violano nessun tipo di regolamento e quando è la squadra a trarne vantaggio, non ci si fanno scrupoli, soprattutto se si tratta di corazzate come l’attuale Mercedes o la Ferrari dei primi anni 2000.

A posteri Ross Brawn fece Mea Culpa per quanto riguarda quella situazione poco corretta che crearono dal muretto.

In fondo da sempre in Formula 1 i piloti in squadra sono due e ci sono delle gerarchie stabilite a seconda dei risultati ottenuti dai piloti, su questo non c’è da obbiettare, è un modus operandi che ancora oggi è presente, ma per il bene dello sport e della rivalità queste sono scene che vanno rigorosamente evitate, specialmente al giorno d’oggi in cui ci si lamenta spesso dell’intrattenimento che la F1 fornisce a causa di gare non troppo divertenti.

Uno dei punti più bassi, sportivamente parlando, raggiunti dalla Ferrari in quel weekend che si rese conto solo poco dopo di aver commesso un grave errore, specialmente perché Schumacher avrebbe lo stesso vinto il campionato senza quel primo posto e lo stesso possiamo dire per Hamilton lo scorso anno.

Ad oggi questi eventi sarebbero amplificati in maniera considerevole dall’uso di internet e dei social, luogo in cui ormai è facile distorcere una notizia o “gettare la benzina” sul fuoco.

A livello d’evoluzione tecnica siamo avanti anni luce da quegli anni, ma siamo sicuri che sotto il livello del rispetto e della sportività ci sia stata un’evoluzione?

La risposta è parzialmente negativa, perché come detto, storicamente la F1 è una questione di gerarchie e finchè non ci sarà una regola che potrà impedire comportamenti “moralmente” scorretti, ci sarà sempre il rischio di assistere a queste spiacevoli situazioni, soprattutto se ci si trova in momenti concitati della stagione.


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