F1 | Marko ha svuotato il Red Bull Junior Team

La politica assolutamente “result-oriented” applicata da Helmut Marko ha prodotto grandiosi talenti nel corso degli anni ma ha anche svuotato la fucina di giovani piloti Red Bull. Con gli ultimi movimenti degli austriaci, ci potrebbero essere conseguenze non positive non solo per Toro Rosso ma anche per la stessa Red Bull.

di Francesco Svelto |

Diciamocelo pure. Il ribaltone fronte piloti che sta vedendo coinvolta la Red Bull in questi giorni è conseguenza di una situazione prossima al paradossale.

La Red Bull è l’unica entità che in F1 possiede due team: il maggiore, la Red Bull appunto, e la Toro Rosso, da sempre “palestra” per giovani piloti provenienti dal vivaio o scommesse di Helmut Marko, il grande burattinaio che governa tali scelte.

Il fatto, però, che Pierre Gasly sia stato appiedato dopo soltanto dodici (12!) gare è un qualcosa di clamoroso. Un qualcosa che ha fatto storcere il naso a parecchi in giro per il mondo. Si, perché un ragazzo di appena 23 anni e dopo appena mezza stagione – con quasi nessun acuto, c’è da dirlo – in seno ad un top team come Red Bull, e appiedato (o retrocesso, o bocciato, scegliete voi il termine giusto) è un ulteriore segnale che nel circus non si aspetta più.

La F1 è diventata forse lo sport più “result-based” della storia. O fai bene – e vinci – o sei fuori dal giro. Il tutto in sempre minor tempo. E Red Bull, questa filosofia, la incarna alla perfezione. Red Bull è stata capace di sfornare talenti assoluti nel corso degli ultimi anni: Vettel, Ricciardo e Verstappen su tutti. Ma è inutile andare a scavare nel passato e fare i nomi di chi – al contrario – è stato più o meno dolcemente segato dal dottor Marko, li conoscete benissimo. Gasly è solo l’ultimo della lista. L’ultimo fino ad ora.

Ma torniamo alla situazione paradossale di cui scrivevamo.

Albon Toro RossoLa Red Bull fa salire in macchina Alex Albon, coetaneo di Pierre, dal 2012 nell’orbita Red Bull in merito al programma giovani. Albon, dopo sole dodici (12, ancora) gare all’attivo in F1 si ritrova davanti all’occasione della vita. Un debuttante in un top-team. Sembra incredibile. Eppure è una operazione ad alto rischio, sia per Red Bull che per Albon.

Auguriamo tutto il meglio ad Alex ma se il giovane thai dovesse fallire nell’impresa, cosa succederà? Quanto tempo gli sarà dato per essere giudicato? Chissà, magari anche mezza stagione è sufficiente al management dei “bibitari”.

Con il suo approccio aggressivo, la mancanza di team-order, la voglia di stupire, la Red Bull sta facendo di tutto per giocare a due punte e ciò implicherebbe che da Melbourne 2020 (o giù di li) al fianco di Verstappen ci potrebbe essere un altro pilota. Albon potrebbe tornare in Toro Rosso ma dovrebbe fargli spazio uno dei due attuali, uno tra Kvyat e lo stesso Gasly. E il team italiano, da scuola/palestra che era, sarà diventata parcheggio per gli esuberi di Marko.

A meno che Toro Rosso a fine 2019 non decida di troncare con gli attuali piloti, aprire quindi ad un ritorno di Albon (stiamo ancora analizzando lo scenario pessimo per il giovane thailandese) e affiancargli un altro pilota del vivaio. Ma chi?

Se dovesse scegliere qualcuno tra le sue fila da portare in F1, Red Bull avrebbe a disposizione Jüri Vips, Jack Doohan, Dennis Hauger, Jonny Edgar, Harry Thompson, Patricio O’Ward, Lucas Auer, Liam Lawson e Yuki Tsunoda (fino a poco tempo fa, tra queste fila vi era anche Dan Ticktum, inglese di grandi speranze e challenger di Mick Schumacher lo scorso anno per il titolo di Formula 3).

Sono, questi, nomi attualmente impegnati in campionati minori ma all’apparenza non proprio prontissimi per il grande salto nella massima serie. Forse solo con O’Ward (in foto), messicano e già con esperienza in Indycar, si potrebbe azzardare. Ma con gli altri decisamente no.

E qui nascerebbe anche il problema per il team maggiore.

Quale nome potrebbe affiancare Verstappen, sempre nella malaugurata ipotesi di un fallimento di Albon? Ecco quindi che per la prima volta dopo tanti anni, Red Bull dovrà per forza di cose andare a scegliere un pilota esterno alle sue fila, un pilota pronto e in grado quantomeno di stare nei pressi del fenomeno Verstappen in quanto a parametri cronometrici, evitando che finisca doppiato.

Insomma, una situazione non del tutto chiara in seno alla Red Bull e ai suoi piloti. La politica del dottor Marko ha portato tanti risultati positivi ma ha anche letteralmente svuotato la sua nursery. Il tutto per accelerare i tempi, per la spasmodica e angosciante ricerca del risultato massimo nel minor tempo possibile.

Francesco Svelto


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Francesco Svelto

Non un tifoso della F1... ma un appassionato di tutto ciò che è pure-racing a 4 ruote! Nota bene, ho scritto "pure-racing".

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