Il motore Boxer Ferrari tipo 001: nasce una leggenda

E’ in arrivo nelle sale il film: “Ferrari 312 B”. E proprio per raccontare la genesi del cuore pulsante e la vera innovazione di quella vettura del Cavallino: il boxer 12 cilindri di Mauro Forghieri.

di Giulio Scaccia

E’ il 1969 e una mattina sul vecchio circuito di Modena, che era ricavato nel parco compreso fra la via Emilia Ovest e strada San Faustino, appena fuori dal centro città, Chris Amon testa per la prima volta il motore che diventerà il più longevo nella storia del Cavallino Rampante. Un propulsore che non avrebbe mai utilizzato agonisticamente, dal momento che disputò la stagione 1970 alla March. Nonostante le prestazioni del motore che lui stesso definì come ottimo, Amon non volle sentire ragioni e optò per una scelta che si rivelò sbagliata.

Ad un orecchio allenato quel motore “suonava” in modo diverso, un rombo più metallico, pieno e vigoroso. Insomma una musica nuova che lo distinguerà per un decennio dalla maggior parte delle Formula 1 anglosassoni equipaggiate con il Cosworth.

Quella mattina di fine estate muoveva in pista i primi passi un propulsore 12 cilindri boxer di tre litri che permetterà alla Ferrari di raccogliere ben 37 vittorie, 4 titoli mondiali costruttori e 3 piloti, rispettivamente due con Niki Lauda, probabilmente il miglior interprete di questo motore, ed uno con jody Scheckter.

Facciamo però un passo indietro per capire il contesto in cui nasce il propulsore.

Mauro Forghieri era preoccupato  della diminuita competitività del motore 3 litri 12 cilindri a V da 60° che equipaggiava le monoposto Ferrari che pur erogando 430 cavalli a oltre 11.000 giri/min soffriva della concorrenza del motore 8 cilindri Ford Cosworth DFV utilizzato prima dalla Lotus a partire dal 1967 e in seguito da altri che erogava una potenza vicina ma a un ben più basso regime di 9.500 giri/min.

Pertanto il tecnico emiliano decise di ripartire da zero: optò per il nuovo 12 cilindri con architettura a cilindri contrapposti. Forghieri era convinto che i vantaggi in termini di abbassamento del baricentro e riduzione dell’ingombro in altezza a favore della “pulizia” dei flussi aerodinamici verso l’alettone posteriore, fossero maggiori dei problemi tecnici, soprattutto di lubrificazione, che ne potessero minare l’affidabilità e la potenza.

A quell’epoca i progettisti stavano scoprendo l’importanza dell’aerodinamica e un motore piatto consentiva di costruire una vettura più bassa dietro e lasciar fluire libera l’aria verso l’alettone, a tutto vantaggio di una maggior deportanza.

In gergo è sempre stato chiamato “boxer”, in realtà Forghieri su questo era molto rigido: “Non chiamatelo boxer. Tecnicamente è più giusto dire che è un 12 cilindri ‘piatto’. O se volete un 12 cilindri con le bancate a V di 180 gradi. La differenza è che le bielle di ogni bancata sono sullo stesso perno, quindi i pistoni si muovono nella stessa direzione, mentre nei boxer propriamente detti, come il Porsche per esempio, si muovono l’uno contro l’altro”.

Il motore denominato Ferrari Tipo 001 presentava problemi di gioventù e soprattutto non riusciva ad erogare quella potenza che avrebbe dovuto.

Giulio Scaccia

Giornalista ed appassionato, seguo la Formula 1 dal 1978. Da Gilles Villeneuve a Michael Schumacher, sempre la Ferrari nel cuore. @GiulioScaccia – giulio.scaccia@f1sport.it