Hockenheim 1997, 20 anni dall’ultimo squillo di Berger

Ci sono gli anniversari delle grandi imprese, ma anche gli anniversari delle piccole storie che toccano il cuore, dove i protagonisti sono sempre loro, questi pazzi piloti svitati che con abile maestria regalano delle bellissime pagine di storia. In questo caso, celebriamo l’anniversario di un commiato con il gradino più alto del podio che al tempo stesso è un meraviglioso ritorno alle corse, nell’ultima stagione del miglior gregario nella storia della Formula 1. Se non si fosse già capito, parliamo di Gerhard Berger e della sua bellissima e commovente vittoria a Hockenheim il caldissimo 27 luglio del 1997, il circuito che tanto ha amaro e gli ha regalato forse la soddisfazione più bella della carriera 3 anni prima e nell’edizione che stiamo per raccontare gli tributa il più bello degli omaggi, regalandogli un altro trionfo carico di emozione.

L’antefatto di questa gara è la scomparsa del padre, che giunge proprio nei giorni in cui Gerhard dà l’annuncio di voler rientrare in gara dopo aver lasciato la sua Benetton numero 8 nelle mani del fido connazionale Alex Wurz, che conquisterà il podio a Silverstone. Ma quella del 1997 è una stagione che per l’accoppiata Alesi-Berger ha parecchie analogie con il 1994: se infatti uno dei due sarà costretto a saltare alcune gare, è anche vero che per certi aspetti la B197 somiglia molto alla 412T1, velocissima sul dritto. Infatti, forse memore di quanto accaduto l’anno prima con il motore che si rompe a due tornate dalla fine e forse determinato a voler regalare al papà la gioia forse più bella, ecco che Berger strappa con un colpo di reni la pole position a una delle grandi conferme di questa stagione, Giancarlo Fisichella. 23 millesimi, un’inezia, ma in termini di distanza a queste velocità è un metro e mezzo, mezza macchina; un abisso.

Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)