F1 | GP Ungheria: il kartodromo mondiale
 

 


F1 | GP Ungheria: il kartodromo mondiale

Quello dell’Ungheria è uno tra i circuiti con il maggior carico di storia attualmente inserito nel calendario del Mondiale. Tra sorpassi epici e risultati improbabili, eccovi alcune delle edizioni più particolari del GP magiaro.

Di Giuseppe Gomes

Come definire il GP d’ Ungheria? Prendete Monaco, levate i grattacieli e il mare ed il gioco è fatto. Quello dell’Hungaroring è uno dei tracciati più tortuosi dell’intero mondiale ma, nonostante la sua conformazione particolarmente angusta, si ricordano tanti sorpassi e momenti epici. Un grande classico di metà agosto, tant’è che il clima, con le sue temperature caldissime, è stato spesso l’ago della bilancia.

1989. Della serie “all’Hungaroring non si passa”. Provate a dirlo a Nigel Mansell, che nell’89’ partiva dalla dalla 12 piazzola. Dopo una qualifica disastrosa, l’inglese trovò un ritmo gara semplicemente impareggiabile, capace di girare quasi 2 secondi più veloce di tutti gli altri. Già dal via si capì l’andazzo, con il leone inglese in grado di infilare quattro vetture alla prima curva, mentre davanti Riccardo Patrese, autore della pole, si teneva dietro Ayrton Senna e la sorprendente Dallara di Alex Caffi. Da qui partì la lenta ed inesorabile risalita del pilota inglese, che in pochi gire raggiunse il gruppo di testa.

Una volta occupata la terza posizione, arrivò il colpo di scena che cambiò la gara, con il ritiro di Patrese a causa di un problema al radiatore, con Mansell vicinissimo a Senna, pronto a combattere per la vittoria. Ma passare 10 macchine è un conto, infilare l’asso brasiliano è un altro. E allora, insieme al talento, servì la fortuna per permettere a Mansell di coronare con la vittoria una delle gare più belle ed emozionanti degli anni 80’. Giro 57, davanti alla McLaren di Senna un doppiato, Johansson della Onyx, l’indecisione del brasiliano fu fatale, con Mansell che infilò entrambi proprio sulla salita verso la conclusione del primo settore. Di li sino all’ultimo giro non successe praticamente nulla, con Mansell che giunse sotto al traguardo con addirittura 25 secondi di vantaggio su Senna, terzo sul podio Boutsen con l’altra Williams. A fine gara l’inglese dichiarò che, probabilmente, questa sarebbe stata la più bella gara della sua carriera. Come dargli torto…

1997. Un anno particolare per il Campione del Mondo in carica Damon Hill, che abbandonò la Williams trasferendosi alla modesta Arrows Yamaha. Eppure, quello dell’Hungaroring, apparì come un week end diverso per l’inglese, che fu autore di un’ottima qualifica al sabato, con il terzo tempo dietro alle due astronavi Ferrari e Williams di Schumacher e Villeneuve.

Pronti via e subito il canadese, ex compagno di squadra dell’inglese, partì e male e venne sopravanzato da diversi piloti, la gara proseguì con Schumacher saldamente in testa. Pochi giri dopo e la Ferrari cominciò ad avere diversi problemi con le gomme, prima Irvine, poi lo stesso Schumacher che si vide infilare proprio da Hill: una splendida favola stava prendendo forma. Anche dopo i walzer dei pit stop, le vicende in pista sembravano prendere un’ottima piega per il duo Hill-Arrows, tanto che, Frentezen compagno di squadra di Villeneuve, una volta ottenuta la leadership ebbe un problema tanto curioso quanto particolare, con il bocchettone di rifornimento che si allentò provocando una copiosa fiammata. Fu ritiro.

A pochi giri dalla fine, il pilota inglese poteva vantare un vantaggio incredibile nei riguardi di tutti gli altri, in particolar modo, a fare scalpore, erano i 35” che lo dividevano dalla Williams di Villeneuve, risalito dopo i problemi in partenza. A poco più di un giro dalla fine il colpo di scena: la Arrows di Hill cominciò a procedere lentamente. Un’accoppiata di problemi fu alla base, la poma della benzina e il cambio. Ma Hill non demorse e continuò a procedere verso la bandiera a scacchi, ma nulla poté contro Villeneuve, che lo raggiunse e infilò senza alcun problema. Alla fine sarà comunque secondo posto per la Arrows, con terzo Herbert, certo che se solo quella poma della benzina avesse retto un giro in più…

Situazione molto diversa nel 2006. Una gara pazza offerta dal meteo, con un’incredibile pioggia che non bagnava l’Hungaroring da vent’anni, e da un bel numero di penalità, che colpì i due contendenti al titolo Schumacher ed Alonso, insieme a Button. Poco dopo il via, tutti e tre furono autori di un recupero incredibile, con Schumacher quinto e Button quarto, ma fu Alonso che, grazie ad una strategia conservativa, riuscì addirittura ad arrivare al comando dopo il primo giro di soste.

Dopo una Safety Car, causata dal contatto tra Raikkonen e Liuzzi, l’inglese della Honda, raggiunse la seconda posizione, insidiando da vicino Fernando Alonso che, subito dopo il secondo pit stop, fu costretto al ritiro a causa di un fissaggio errato della sua gomma posteriore sinistra, causandone il ritiro. Doccia fredda per lo spagnolo e Mondiale riaperto. Mentre la favola della Honda e di Button sembra non avere il benchè minimo problema, portandosi al comando e mantenendolo sino alla bandiera a scacchi. Un trionfo che arrivò ben 39 anni dopo l’ultima vittoria del 67’ ad opera di Surtees, e che lo vide protagonista di una rimonta incredibile, essendo partito dal 14° posto. Con lui sul podio due novità: Pedro de la Rosa, al suo primo podio in carriera e Nick Heidefeld, che ci portò, per la prima volta, la BMW-Sauber. Questa fu la prima vittoria in F1 del futuro Campione del Mondo Jenson Button, e l’ultima della Honda da team ufficiale.

Cosa aspettarsi dalla gara di domenica? Più che aspettarsi qualcosa c’è forse da sperare, che la Ferrari possa rialzare la testa e i risultati, dopo le ultime gare decisamente sottotono. È vero, il Mondiale è ancora lungo, ma se si confermassero le forze messe in pista nelle ultime gare, con una Mercedes che è apparsa decisamente in forma su ogni tipo di tracciato, allora il periodo di stop post Ungheria dovrà essere ben sfruttato dal team di Maranello, altrimenti si rischierebbe una fuga mondiale da qui fina ad Abu Dhabi per il team della Stella. In ogni caso la “silly season” che ci apprestiamo a vivere sarà particolarmente “rumorosa”, a causa dei tanti movimenti di mercato (piloti e motori) che stanno tenendo banco già da Melbourne, e chissà che, al ritorno in pista della Formula 1, non ne vedremo delle belle.

Orari GP Ungheria 2017: diretta RAI SKY

Venerdì 28

FP1: 10.00 FP2: 14.00

Sabato 29

FP3: 11:00 Quali: 14.00

Domenica 30

Gara: 14:00

 


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