F1 | Sicurezza : A Sakhir sull’uomo ha vinto la scienza

Dopo il botto di domenica Grosjean è da considerare un miracolato. Miracolato dalla sorte, che in queste circostanze guida la partita, miracolato dalla scienza che ha creato auto incredibili. L’uomo però deve ancora migliorare.

Ho ancora negli occhi la terribile sequenza dell’incidente di Grosjean di domenica scorsa. Non tanto per il botto, negli anni se ne sono visti parecchi, ma per quella palla di fuoco che ha fatto perdere il fiato a milioni di telespettatori. Da tanti anni il fuoco non si manifestava con tanta potenza. Sembrava un nemico sconfitto, un pericolo lontano.

Eppure una monoposto di Formula 1 è un innesco ambulante. Benzina, temperature elevatissime e sistema ibrido. Basta molto meno del crash di domenica per creare un incendio.  Ecco qui c’è qualcosa da rivedere. A costo di andare controcorrente, non mi spaventa, dico che sui soccorsi è andata bene. Poteva andare molto peggio.

In questo incidente ha vinto la scienza. HANS ha parato il colpo fatale alla testa del pilota, Grosjean è stato lucidissimo nel levare il volante, togliersi una scarpa che lo incastrava nella pedaliera, scendere mantenendo sangue freddo e lucidità nonostante una decelerazione subita  di 53g.

Grosjean ha subito una decelerazione di 53 volte il peso del proprio corpo a seguito di un impatto avvenuto a oltre 200 km/h. Qui il filo del rasoio su cui si gioca la partiva vita o morte è il livello di compressione che il cervello subisce all’interno della scatola cranica.

Gli assoni sono dei piccoli filamenti che legano e conducono le informazioni  – impulsi elettrici – tra i neuroni del cervello. Sono elastici ma oltre una certa sollecitazione, se si rompono, non sono più in grado di ripararsi. In pratica è un infortunio fatale. Il medesimo che nel 2014 costò la vita a Jules Bianchì.

Il miracolo sta proprio qui; reso possibile dalla buona sorte, da Halo e Hans, il dispositivo che mantiene la testa legata al telaio per proteggere il collo dalla decelerazione frontale.

Ma cosa sarebbe successo se Grosjean fosse svenuto? Cosa più che possibile in un evento del genere. I pompieri corsi sul posto erano assolutamente insufficienti. Tutti hanno lodato i soccorsi ma nelle prime fasi del  crash, a mio giudizio, c’era ben poco da lodare.

I due addetti all’antincendio sembravano spaventati e sorpresi. Addirittura è stato il medico della medical -car a strappare di mano l’estintore all’addetto per tentare spegnere le fiamme.

Proprio in quell’istante Grosjean spuntava dal fuoco, per nulla domate poi per molti attimi ancora. Cosa sarebbe successo se il pilota fosse rimasto in macchina? Oggi racconteremmo di una tragedia.

Tragedia che poteva accadere poi anche nel finale di gara quando un altro Marshall per soccorrere Perez ha attraversato la pista davanti alla McLaren di Norris. Se con Grosjean abbiamo temuto di rivedere le tragedie di Williamson, Bandini, Peterson o Lauda con Norris si è rischiato di rivedere quella di Tom Pryce.

Il concetto è che la sicurezza non va delegata solo alla tecnologia. Insomma fuori dall’Europa il grado di preparazione dei commissari a bordo pista non è elevatissimo. Sarebbe ora di iniziare davvero a pensare ad un’unica task force itinerante di professionisti addetti alla sicurezza a seguito del Circus.

I fatti di domenica dovrebbero far riflettere. Quanto al servizio antincendio, in caso di pilota bloccato in macchina, andate a rivedere i leoni della CEA a Imola nel lontano 1989. Quello sì che fu un servizio tempestivo!


Alessandro Francese

Appassionato di sport, motori e Alfa Romeo ho sempre cercato di fare dei miei interessi un lavoro. Dalla tesi su Gianni Brera al mio impegno quotidiano in una concessionaria, almeno in parte, credo di esserci riuscito. Questo però è solo l'inizio! "Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere." Cit. Ayrton Senna