F1 | Sicurezza passiva, un dibattito ancora aperto da Senna a Grosjean

L’incidente di Grosjean ha riportato in auge il problema delle misure di sicurezza passiva sui tracciati di F1 di tutto il mondo: barriere di protezione, guard-rail, attrezzature, squadre di soccorso… insomma, tutto quello che serve per fare in modo che le gare si svolgano in sicurezza.

 

 

Ma la dinamica dell’incidente e le sue conseguenze portano alla mente un episodio famoso, che ha avuto per protagonista una delle litigate più note della storia.

“Best decision is my decision”. L’affondo, diretto e senza appello arriva nientemeno che dal presidente della FIA Jean-Marie Balestre e ha come bersaglio Ayrton Senna. Motivo del contendere? Proprio le vie di fuga e le protezioni, in questo caso sul circuito di Hockenheim.

Rimuovere le gomme nella via di fuga della chicane e sostituirle con i birilli, questa era la richiesta di Senna e di tutti i piloti (che votarono quella decisione all’unanimità) per il rischio di incidenti manifestato dalla presenza delle gomme. Senna all’epoca portò come esempio il suo incidente in Messico, dove addirittura la vettura si capovolse su se stessa.

 

 

In quella turbolenta conferenza stampa che vide presenti piloti e team manager, anche Mansell rincarò la dose, chiedendo quale sia la penalità in termini di tempo nel caso di taglio della chicane artificiale, a rafforzare il pensiero di Senna e a dargli manforte arriva anche Andrea De Cesaris, tutti contro la decisione di Balestre di mantenere le gomme per delimitare quella che all’epoca era la prima chicane, quella alla Nord-Kurve, e così è stato.

 

 

Un Balestre che all’epoca era bersagliato dai tifosi di Senna per la sua presunta vicinanza a Prost, in quanto francese, che però anche in questa occasione non esiterà a dimostrare il suo risentimento verso Senna, culminato proprio con la frase “Best decision is my decision!” E quando tutti si aspettavano un colpo di mano di Balestre, il capo della FISA spiazza tutti esclamando “Democratic vote! Only the drivers!

Tutto questo impone una riflessione molto attuale proprio dopo l’incidente di Grosjean in Bahrain: e se anche sul fronte della sicurezza si ascoltasse di più i piloti? Tante domande ci si potrebbe fare sulla dinamica di questo recente tragico spettacolo, dal motivo per cui la monoposto si è spezzata in due alla causa della fuoriuscita del carburante che poi ha provocato l’incendio; interrogativi le cui risposte certamente contribuiranno ulteriormente a migliorare le condizioni di sicurezza delle gare. Non si sa se certi episodi non sarebbero accaduti, ma probabilmente si sarebbero studiate delle soluzioni migliori per evitare possibili nuove tragedie.

Certamente da quel 1 maggio 1994, quando a pagare il prezzo più alto è stato proprio Senna, la rivoluzione è stata totale, la F1 ha cambiato pelle, protagonisti, procedure, regolamenti e si sono fatti enormi investimenti in termini di sicurezza, ma quello che è accaduto in Bahrain sta lì a dimostrare che  la frase “Motorsport is dangerous” stampata sui biglietti delle gare inglesi, compreso il GP di Gran Bretagna, è tutt’altro che un banale slogan.


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)