F1 | Ricciardo e Renault, la scelta un anno dopo
 

 


F1 | Ricciardo e Renault, la scelta un anno dopo

Al giro di boa della stagione 2018, Daniel Ricciardo è la prima guida Red Bull. Nei numeri, più che nelle intenzioni di Christian Horner e del Dottor Marko. Una prima parte di stagione di cui essere più che soddisfatti, forte di 118 punti iridati contro i 105 del compagno Verstappen, due vittorie (Cina e Montecarlo) contro un solo successo allo Spielberg per l’olandese. Un contributo fondamentale, quello del pilota di Perth, alla crescita della scuderia di Milton Keynes, ormai stabilmente terza forza del mondiale ed anzi capace di inserirsi – inaspettatamente – nella lotta per il gradino più alto del podio. Eppure, qualcosa per Daniel non torna. Sceglie la Renault.

di Filippo Toffanin

Decisivo un viaggio negli Stati Uniti durante la pausa estiva, per altro oggi fonte di dileggio da parte del top management del suo ex team. E’ proprio sbarcato dall’aereo che lo porta nella terra dei sogni per antonomasia, che Ricciardo decide: yellow and black, giallo e nero. Nuovi colori di cui vestirsi, nuovi stimoli di cui nutrirsi, qualche rivincita da prendersi nei confronti di chi sembra credere in lui soltanto a parole. Nonostante la leadership guadagnata sul campo infatti, Daniel ha il sospetto che la bilancia interna al team penda inequivocabilmente dalla parte di Verstappen. Sospetto legittimato poi dalla famosa pole del Messico, ottenuta proprio ai danni di Mad Max. Il disappunto di Marko a favor di telecamere ci ricorda come vittorie e stile non sempre vadano a braccetto sul viale del successo.

I dubbi del pilota australiano sono anche sulle potenzialità di Honda. Quanto messo in campo dal motorista nipponico, passato a collaborare con Toro Rosso ad inizio stagione dopo annate da incubo in partnership con McLaren, lascia ancora decise perplessità negli addetti ai lavori. Sullo sfondo, il pressing di Renault e della stessa McLaren, alla ricerca di una prima guida di esperienza che aiuti progetti ancora altalenanti a decollare del tutto. C’è persino la scelta del suo storico ingegnere di pista Simon Rennie. Lascia i campi di gara per assumere un ruolo in fabbrica che gli permetta di viaggiare di meno. Segni del destino, che indirizzano Ricciardo verso il colosso francese dell’automobile. Un destino che tuttavia si rivelerà beffardo.

Renault chiude la stagione 2018 forte del quarto posto nel mondiale costruttori, e di uno sgarbo nei confronti del team anglo-austriaco. Avergli sottratto un pilota di assoluto valore sembra ripagarli dello scotto di perdere un top team come cliente. Sono mesi di ripetute schermaglie quelli che seguono l’annuncio della scuderia di Enstone, con i due team principal Horner ed Abiteboul che non si risparmiano frecciate velenose di ogni genere. Il Dottor Marko da par suo non si esime dal brutalizzare Ricciardo ad ogni occasione. Con il suo fare a dir poco abrasivo, avrà ripetutamente modo di farsi latore del vecchio adagio “chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova“.  Sfortunatamente per Daniel, il grande capo del programma piloti Red Bull centra il bersaglio con incredibile facilità.

... c'eravamo tanto amati...

Il 2019 di Renault ad oggi è da incubo: i due piloti vanno a punti in sole quattro gare. Il resto sono piazzamenti da scuderia di quart’ordine, ed una lunga serie motori in fumo. Paradossale il doppio ritiro in Bahrein, dove entrambe le monoposto si parcheggiano ai lati della pista, ammutolite, nello stesso giro, ad una curva di distanza l’una dall’altra. I progressi di fine 2018 un ricordo lontano. Ricciardo è l’ombra di se stesso: delle staccate al fulmicotone e dei sorpassi con cambio di traiettoria che l’hanno reso celebre, non vi è traccia. Non riesce a far sua una monoposto lenta e scorbutica, lontanissima parente di quella Red Bull che gli calzava a pennello.

La Red Bull, gìà: ormai seconda forza del mondiale, il suo rivale Verstappen reduce da due vittorie, una pole ed un secondo posto nelle ultime quattro gare. E McLaren? Quarto posto nel mondiale, con gli stessi motori Renault, con quel Carlos Sainz Jr. scaricato senza troppi convenevoli da Abiteboul ormai definitivamente sbocciato come pilota. E allora avevano ragione Horner e Marko? Daniel ha paura di confrontarsi con Max, dicevano. Ha paura di essere battuto. Un pilota più fragile di quel che traspare dalla sua simpatia travolgente, e da un sorriso sempre più sbiadito. Restano le voci di possibili futuri scenari tinti di rosso, eppure se avessero ragione in Red Bull, che futuro potrebbe attendere l’australiano in una scuderia dove c’è un altro giovane arrembante in rampa di lancio?

Alla soglia dei trentun’anni, non sono molte le mosse che ci si può permettere di sbagliare ancora. La storia recente della F1 è costellata di esempi, Alonso su tutti, che dovrebbero servire da monito per coloro i quali cercano una svolta nella loro carriera senza ponderare a fondo le possibili ripercussioni delle proprie scelte. Per quanto onorevole sia prendersi dei rischi, vedere un talento come quello di Ricciardo spegnersi mestamente nelle retrovie del gruppo sa di beffa. Una beffa che rischia di porre una fine anticipata ad uno dei talenti più cristallini del motorsport moderno.

Filippo Toffanin


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Filippo Toffanin

Professionista della logistica, musicista amatoriale, e grande appassionato di F1.

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