Ferrari: a 30 anni dalla morte il mito continua

Ferrari. Basta il nome e si è già detto tutto. Un nome fatto di storia, leggenda, mito, grandi trionfi e cocenti sconfitte, di momenti fulgidi e stellari accostati a brucianti sconfitte.

E’ stata la storia delle alleanze, dei tradimenti, delle grandi battaglie e delle trattative. La storia dell’uomo che aveva messo il suo progetto e il suo sogno davanti a tutto e lo aveva difeso con le unghie e con i denti, portando sempre la sua maschera preferita, i suoi occhiali da sole, con i quali osservava tutti senza dare nessuna impressione di quello che stesse pensando.

Nei giorni del trentennale della sua scomparsa, il nostro ricordo per una delle figure più importanti e carismatiche dell’Italia e del motosport globale. 

Enzo Ferrari è stato tutto questo e qualsiasi cosa si scriva su di lui finisce per essere riduttiva, tale è stata la grandezza del personaggio a livello mondiale e tanto grande è stata l’eredità che ha lasciato al suo seguito.

Il marchio più importante del mondo, la scuderia con il maggior numero di mondiali vinti in F1, l’azienda che ha prodotto l’automobile più costosa della storia, il team di F1 che ha visto transitare nelle proprie file tutti i campioni più importanti della storia.

Da Ascari a Vettel, da Lauda a Schumacher, da Fangio a Prost.

Tutti hanno scritto importantissime pagine di storia della F1, ma indubbiamente quelle che hanno lasciato un segno indelebile portano una firma ben precisa. Quella di Mauro Forghieri.

L’ingegnere amato e voluto da Ferrari e su cui il Drake stesso aveva scommesso portandolo a capo del reparto tecnico a 27 anni, fresco di laurea, ha tracciato con la sua matita tutti i passaggi fondamentali che hanno consentito alla Scuderia di Maranello di portare a casa i trionfi più importanti della sua storia.

Dall’introduzione del 12 cilindri al cambio longitudinale, dallo stratagemma per eludere l’introduzione delle minigonne all’arrivo del motore turbo.

Sono tutte innovazioni che hanno consentito alla Rossa di porre le basi per il periodo più roseo nella storia della F1. Il tutto sotto la gestione del Drake.

Negli anni diverse realtà hanno cercato di mettere le mani su quella piccola grande realtà che aveva visto la luce a Maranello, ma l’astuzia diplomatica del Drake è sempre riuscita a prevalere, utilizzando spesso il bastone e ogni tanto la carota. Ne sanno qualcosa i fornitori delle turbine KKK, i vertici della FISA, Clay Regazzoni. E l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Perché la storia delle corse è indissolubilmente collegata a doppio filo con quella della Ferrari, soprattutto per quello che riguarda la F1.

Non esiste Ferrari senza F1 e non esiste F1 senza la Ferrari.

E’ singolare che l’ultima minaccia di abbandonare il Circus sia arrivata da Sergio Marchionne (prima ci aveva provato Luca Cordero di Montezemolo), mancato poche settimane prima del trentennale dalla scomparsa del Grande Vecchio.

Alla fine, però, i risultati sono sempre dalla parte della Scuderia di Maranello e, anche se qualche lotta è sembrata fuori luogo, è sempre stata combattuta con il duplice scopo di valorizzare la Formula 1 e garantire alla Ferrari il prestigio che si è costruita nel corso della sua lunghissima storia, partita da quel sogno e quella piccola fabbrica di un paesino della provincia di Modena.

E il tributo oceanico che il pubblico di Monza gli renderà dopo l’incredibile doppietta dell’11 settembre di quell’anno, dà la dimensione della grandezza di quello che è riuscito a realizzare. Perché, come diceva Lui, i sogni spesso sono contagiosi…


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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