GP Stati Uniti: Austin, un tracciato dal forte stile europeo

Indianapolis, Long Beach, Watkins Glen, Detroit, Dallas, Phoenix, Riverside, Sebring… e infine Austin. Queste le città americane che nel corso degli anni hanno ospitato la Formula 1. Una storia fatta di arrivi e partenze, di esperimenti stradali e circuiti permanenti, che ha attraversato i  decenni anche se in diversi anni non si è mai corso e in alcune edizioni i Gran Premi degli Stati Uniti erano addirittura due, uno per l’Est e uno per l’Ovest.

 

Di questa storia, fatta di grandi imprese e anche di scene drammatiche, Austin rappresenta forse il punto d’arrivo, visto che il circuito è stato pensato e costruito proprio per la Formula 1, per volere di Bernie Ecclestone e grazie alla matita di Hermann Tilke. Un tracciato difficile, tecnico ma che lascia spazio alla velocità, che già alla partenza richiama un altro circuito storico, quello di Zeltweg.

L’idea alla base era proprio questa: costruire una pista speciale, che richiamasse i tratti di tutti i grandi circuiti che hanno fatto la storia di questo sport: la salita di Zeltweg, appunto, le S di Silverstone, la curva 8 di Istanbul… Insomma, un bel ripasso di storia che è stato capace di attrarre più di qualunque altro il pubblico americano verso la Formula 1, forse anche più del celebre catino di Indianapolis, che è stato oggetto di un pesante restyling con la costruzione dell’Infield proprio per ospitare il Circus.

Il circuito prevede, dopo la prima frenata, un primo tratto misto veloce da percorrere quasi in apnea, che va dalla curva 2 alla 11, il tornante che porta sul lungo rettilineo di ritorno. Poi, una serie di frenate e accelerazioni (da 13 a 18) porta i piloti verso i due curvoni finali, dove dopo una frenata si torna sul rettilineo d’arrivo. Qui, oltre che alla percorrenza in curva, occorre fare attenzione anche ai frequenti cambi d’altezza, che mettono a dura prova il fisico dei piloti. Si sono svolte sin qui cinque edizioni e il protagonista è praticamente uno solo: Lewis Hamilton.

L’inglese sbaraglia tutti già nel 2012, quando riesce a sopperire ai problemi della partenza condotta sulla parte non pulita della pista (partiva secondo) e si getta all’inseguimento di Vettel e Webber, superando subito l’australiano e poi gettandosi all’inseguimento del tedesco, che fredda con un sorpasso all’esterno nel corso del 42. giro.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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