F1 | Ritratti: Didier Pironi, l’ambizione non è tutto

Al Gran Premio d’Austria del 1980 in un’affollata conferenza stampa Il direttore sportivo della Ferrari, Marco Piccinini, a chi gli chiedeva notizie sul sostituto di Scheckter per la stagione 1981 rispondeva cosi: “Potete immaginare ragionevolmente ogni nome immaginabile”. I giornalisti ammutolirono, non si aspettavano una risposta così vaga.

L’unico divertito era Ferrari, che avendo capito il crittogramma, prendeva in giro i giornalisti con una tagliente ironia. Ma chi era questo pilota, nascosto da crittogramma degno del codice da Vinci, che per il 1981 avrebbe vestito la casacca della Ferrari? Il suo nome era Didier Pironi. A lui è dedicato il ritratto numero 48 della serie dei personaggi che hanno fatto la storia dell a Formula 1.

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Rampollo di una famiglia agiata di origine italiana, subito appassionato di sport, fu attratto pima dalle moto e in seguito dalle auto, ritenute dalla famiglia meno pericolose. Didier fece parte di una leva di giovani piloti francesi destinati a ben figurare nella massima formula. I suoi avversari furono Prost, Depailler, Arnoux e con nessuno di loro riuscì a tessere rapporti extra-agonistici. La vittoria di Monaco con la Formula 3 gli schiuse le porte dorate della Formula 1; infatti, nel 1978 si accordò con la Tyrrell, dove trovò come compagno di squadra Depailler.

Gli inizi non furono facili però qualche buon risultato gli permise di essere riconfermato per la stagione successiva. La Tyrrell nel 1979 presentò una macchina che sostanzialmente era un clone mal riuscito della Lotus 79 e nonostante i problemi di tenuta della macchina, il francese riuscì a mettersi in mostra e ottenere qualche buon risultato.

Questi risultati e la voglia di ambire a risultati sempre migliori lo portarono alla Ligier, allora scuderia di vertice, dove trovò Jaques Laffite e una macchina molto competitiva. Grazie al suo talento e a qualche intemperanza di troppo col compagno di colori, riuscì ad imporsi in Belgio e fare delle bellissime gare, quasi sempre in posizioni di vertice, che però mestamente finivano con un ritiro.

didier-pironi-ferrariIl ritiro di Scheckter e l’esperienza col motore turbo (nel 1978 vinse una 24 Ore di Le Mans con una Renault sovralimentata), gli schiusero le porte di Maranello. Il 1981 fu molto difficile, Pironi aveva impressionato Ferrari per la sua velocità istintiva specialmente in curva, ma con la 126 CK il francese non riusciva ad esprimersi e nonostante qualche complimento di facciata mal digeriva le vittorie di Gilles a Monaco e in Spagna.


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