F1 | Analisi: Perchè la McLaren non è in crisi ?
 

 


F1 | Analisi: Perchè la McLaren non è in crisi ?

13 febbraio 2014 – A fine anno scorso, sembrava che il 2014 della McLaren non potesse iniziare sotto i migliori auspici, tra gli scarsi risultati sportivi ottenuti e una situazione economica che sembrava molto difficile. Invece cosi non sarà. Analizziamo i motivi per cui, in quel di Woking, hanno da ben sperare.

La stagione precedente, sotto un punto di vista prettamente sportivo, è stata da dimenticare: la peggior annata della storia del team di Woking a partire dall’anno della sua fondazione, negli ormai lontani anni sessanta. Verso fine anno, poi, a distanza più o meno ravvicinata tra loro, sono giunte le notizie che riguardavano la perdita sia dei motori Mercedes, a partire dal 2015, che del main sponsor che aveva accompagnato il team dal 2007, cioè la Vodafone. Il main sponsor di un team, come suggerisce la parola, non è una delle tanti fonti di introito per una squadra. E’ la principale. Ecco, quindi, che tale perdita, stimata ben oltre i 40 milioni di euro e non rimpiazzata da nessun’altra entrata, unita al pessimismo che girava intorno all’ambiente, sembrava presagire un 2014 sulle orme dell’anno precedente.

Nel mese di gennaio le svolte: fuori Martin Whitmarsh, dentro Ron Dennis. Proprio lui, il dirigente massimo della McLaren dal 1981 fino al 2009. Colui che ha portato la scuderia di Woking a diventare il secondo team più vincente della storia della F1. Colui che ha regalato al mondo le gesta della più completa coppia di piloti della storia (Senna-Prost, n.d.r.). Il compito dell’inglese non è solo quello di ridare fasto ad una intera scuderia di F1, ma anche quello di gestire una ‘cassa’ che, in fin dei conti, cosi vuota poi non è. Vediamo perché.

L’ex manager, Whitmarsh, in uno dei C.d.A. nel 2011, propose di stanziare un tesoretto atto a garantire la permanenza del team di Hamilton e Button, una coppia allo stesso tempo concreta ed estrosa che avrebbe garantito sicuramente molte fortune al team. Cosi fu.

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Da allora, le cose sono cambiate. Dei due piloti citati è rimasto il solo Button, con un contratto in vigore da 54 milioni di euro fino al 2014 compreso. Hamilton, a fine 2012, ha deciso di accettare la faraonica offerta della Mercedes così che gran parte di quel fondo non è stato più speso. Inoltre c’è stata la decisione, da parte dei dirigenti McLaren, di non non voler spendere il denaro rimanente per l’ingaggio di un nuovo pilota di punta (anche perché il mercato, a parte Kimi Raikkonen, non offriva molte alternative, n.d.r.). E qui c’è stata l’abilità di Ron Dennis, ancora una volta, che ha convinto gli azionisti del gruppo McLaren a traslare l’intera parte non spesa di quel vecchio fondo verso il bilancio della squadra per il 2014. E si tratta, sembra, di più di 100 milioni desinati interamente allo sviluppo della MP4-29 che, nelle mani di Button e Magnussen, si dovrà rivelare quantomeno molto competitiva.

In attesa che la Honda si affianchi alla McLaren come partner motoristico, tecnologico ed anche economico, per ora in McLaren possono dormire sonni tranquilli. Il futuro non è più cosi grigio come si poteva supporre.

 


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Francesco Svelto

Non un tifoso della F1... ma un appassionato di tutto ciò che è pure-racing a 4 ruote! Nota bene, ho scritto "pure-racing".

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