F1 | Belgio: la vergogna piove sul bagnato delle Ardenne

Il Gran Premio di F1 del Belgio a SPA è stata la degna ciliegina sulla torta di una direzione gara che, sempre più, mostra la sua totale inadeguatezza a quella che dovrebbe essere la categoria principe del motorsport. Le decisioni inspiegabili partono da molto lontano, ma già ieri con l’episodio di Vettel che aveva preannunciato il botto di Lando Norris, le vette raggiunte dall’incompetenza erano da primato. Oggi, nella stanza dei bottoni, hanno attraversato letteralmente i limiti dell’indecenza.

“Se sembra impossibile, allora si può fare”. Non ce ne voglia la Campionessa Olimpionica Bebe Vio, se la chiamiamo in causa per paragonare la sua grandezza al momento più basso della storia della F1, ma non avremmo saputo dirlo meglio.

Per qualcuno (noi compresi), fare peggio di ieri in qualifica sarebbe stato molto difficile, ma oggi la direzione gara (volutamente minuscolo) ha messo la pietra tombale sulla residua credibilità di questo sport, perfettamente riassunta in questo tweet:

A SPA piove. E allora? Beh, non pioveva da dieci anni durante il gran premio di F1, ma non più tardi di qualche settimana fa, il Belgio è stato colpito da un’alluvione. Poco male, avrà detto qualcuno, alluvione finita, tana liberi tutti. E invece no: week end da bollino rosso, scrosci di pioggia improvvisa e, oltre tutto, temperature di 12°.

Le avvisaglie di una gara problematica le aveva date Lewis Hamilton, segnalando le sconnessioni a Eau Rouge, in quello che è il tratto più affascinante e pericoloso dell’intero mondiale di F1. Chi percorre Eau Rouge e Raidillon in pieno, infatti, entra di diritto nella leggenda della F1.

Palcoscenico indiscusso di imprese indimenticabili, dove Mika Hakkinen diede una lezione a Schumacher e dove, anche le comparse (Zonta – NDR), mettono la firma sui libri di storia. Teatro di scommesse impossibili (chiedere a Villeneuve e allo stesso Zonta nel ’99) e, purtroppo, di tragedie (Anthoine Hubert ci ha lasciato lì nel 2019).

Pioggia, dicevamo. Temperature fredde e visibilità ai limiti dell’assurdo. Non è bastato il team radio di Sebastian Vettel per fermare le qualifiche al sabato, è servito il botto di Lando Norris. E badate bene, che George Russell non si è schiantato al Kemmell solo perché non è uscito il suo numero.

L’aquaplaning prescinde dal talento e dalla bravura, rendendo il pilota solo un passeggero. Fermiamoci un momento e proviamo a pensare a cosa sarebbe successo se sopra ai rottami della McLaren di Norris, fossero arrivate altre monoposto a oltre 200 all’ora. Forse la direzione gara, nel tentativo di paragonarsi a condottieri come Napoleone Bonaparte, voleva entrare nel novero di coloro che sono stati accusati di non conoscere la storia?

Forse sulla scia del brivido e del rischio corso con certe decisioni folli, oggi il copione si inverte. Nell’out lap per andarsi a schierare, Sergio Perez ha perso il controllo della sua Red Bull a Les Combes e ha parcheggiato contro le barriere. Da lì in poi, è stato il festival dell’assurdo e degli interessi da tutelare.

Due giri dietro la Safety Car e poi bandiera rossa. Tre ore di stop, ad aspettare non si sa bene che cosa (le previsioni meteo davano pioggia fino a sera) e poi altri due giri tanto per far iniziare il gran premio e la relativa sceneggiata dell’assegnazione di metà punteggio. Qualcuno aveva forse paura di dover rimborsare i biglietti? Oppure alla tanto acclamata dirigenza a stelle e strisce, interessava riaprire il campionato e basta?

Anche sul punteggio assegnato, ci sarebbe da discutere: il regolamento dice che la classifica finale è quella inerente al giro precedente a quello in cui viene esposta la bandiera rossa. Per ottenere il 50% dei punti assegnati, occorre percorrere due giri effettivi di gara, cosa che oggi non è avvenuta. Sottigliezze, direbbe qualcuno, ma è l’ennesima riprova del fatto che, chi sta nell’ufficio dei marshall, non sa assolutamente prendere decisioni in maniera coerente.

https://twitter.com/MercedesAMGF1/status/1431985934833229824

Dov’è finito il rispetto dei tifosi a lungo vantato e usato come cavallo di battaglia? Migliaia di persone al freddo e sotto l’acqua, per vedere cosa? La medical car fare giri senza senso, con intermezzo a base di camion che asciugano la pista (mentre continua a piovere) e commissari di percorso che giocano a bocce nelle vie di fuga?

Quanto durerà ancora questa F1 baraccone all’insegna del business sulla pelle di piloti e tifosi? Sarà davvero difficile  battere quanto accaduto oggi, ma come detto in apertura di articolo, “Se sembra impossibile, allora si può fare”.

La posizione della FIA, di fronte a tutto questo, qual è? Continueranno a mettere la testa sotto la sabbia, oppure decideranno finalmente di intervenire per porre fine a questa situazione incresciosa? Proviamo a pensare a come avrebbe reagito il compianto Max Mosley, di fronte all’incidente di Norris ieri e alle decisioni di quest’oggi. Nel marasma di “spettacolo per famiglie” e beceri interessi economici, arriviamo a capire che nel motorsport si muore, oppure aspettiamo che ci scappi (di nuovo) il morto per poi fare altre sceneggiate?

Come ha detto Mario Donnini, è vero che ciò che rende bello un gran premio è l’incertezza, ma quando quest’ultima diventa presa in giro, occorre che qualcuno lo faccia anche gentilmente notare. I complimenti vanno a Max Verstappen e alla Red Bull: da oggi detengono il primato di aver vinto un gran premio di F1 che non si è mai disputato.


Fabrizio Bianchini

Da sempre appassionato di motorsport, specialmente del motorsport "old style" fatto di pazzia, romanticismo e odore di gomma bruciata.