Canada: McLaren, 300 sfumature di crisi

McLaren e Alonso. Storia di un amore malato e mai consumato. Storia di un amore mai sbocciato, ostacolato dalla malasorte. Nel giorno in cui Fernando festeggia il suo 300° gran premio, la McLaren lo tradisce impedendogli per la seconda volta consecutiva di vedere la bandiera a scacchi.

di Veronica Vesco

 

La McLaren illude. E poi delude. La McLaren si fa tentatrice, ammaliatrice. E poi si ritrae, svanisce, si rivela inconsistente. Nulla di fatto, anche questa volta. Restano i mille interrogativi e un disco rotto che continua a singhiozzare ininterrottamente la parola perché. Eppure la McLaren di inizio campionato ci aveva regalato qualche segnale incoraggiante. Non una vera svolta forse, ma un piccolo passo nella giusta direzione. Il quinto posto di Alonso in Australia pareva annunciare il tanto atteso riscatto. Invece piano piano il castello è crollato e la scuderia di Woking si è nuovamente trovata a giocare nel ruolo di comparsa, conquistando stabilmente la pole position dell’anonimato.

Il talento di Alonso non è bastato per sopperire alla carenza prestazionale di una vettura che, gara dopo gara, sembra sempre più in affanno. Il tanto auspicato cambio di propulsore non è servito per invertire la rotta, e negli ultimi due gran premi è mancata addirittura l’affidabilità. Ma la vera delusione è rappresentata dal telaio, che concorre a disegnare una monoposto anonima e poco riuscita.

Nel corso del triennio 2015-2017 e della disastrosa partnership con Honda, a Woking si esaltava il progetto McLaren insistendo su di una presunta superiorità a livello telaistico, vanificata a causa della scarsa competitività offerta dai motori giapponesi. Lo stesso Alonso affermava di guidare una monoposto raffinata, dalle soluzioni aerodinamiche innovative e considerava il telaio della sua vettura il migliore del lotto, capace di contendere il primato alla sola Red Bull. La realtà però, come abbiamo potuto constatare quest’anno, appare molto diversa.

La McLaren ha peccato di superbia, ha cercato scuse e chiesto attenuanti, e si è rivelata soltanto capace di criticare aspramente il lavoro del motorista nipponico, rifiutandosi di fatto di considerare quello che si rivela un problema endemico che affligge la scuderia inglese da quasi un decennio, ovvero l’incapacità di creare una monoposto realmente valida e performante.

 

Dopo il mondiale conquistato da Lewis Hamilton nel 2008 infatti la McLaren ha faticato a ritornare competitiva, e, a parte sporadiche vittorie e piazzamenti, non si è più ritrovata a lottare al vertice, pur disponendo del blasonato e performante motore Mercedes. A parte la parentesi offerta dalla meteora Brawn GP, di fatto la lotta all’iride è diventata dapprima un affare privato tra Red Bull e Ferrari, e, nei successivi quattro anni, è stata la volta del dominio Mercedes.

Mentre Hamilton rilanciava la sua carriera scommettendo sulla Mercedes, Alonso, stremato dallo sterile quinquiennio Ferrari, sceglieva di scommettere su una nuova McLaren, che per riproporre i fasti degli anni novanta, richiamava lo stesso glorioso sodalizio con Honda, che tante suggestioni ha rievocato.

Lo spagnolo si era detto convinto della validità del progetto, ma i fatti lo hanno smentito clamorosamente. Alonso ha voluto comunque perseverare, probabilmente più per mancanza di alternative che a causa di una reale fiducia. Tuttavia resta da chiedersi perché un pilota della sua esperienza non abbia saputo capire o intuire le reali carenze strutturali della monoposto e si sia limitato  a pronunciare frasi polemiche ad effetto sul propulsore giapponese, difendendo a spada tratta il lavoro della scuderia inglese.

La McLaren ora, al pari della Williams, è una nobile decaduta, costretta a spartirsi le briciole con i team minori. La trasferta canadese ha evidenziato in maniera impietosa tutte le carenze della vettura, che non risiedono solamente in un deficit di velocità di punta. Mentre le Red Bull motorizzate Renault lottano stabilmente per i piani alti e conquistano la terza e la quarta posizione, mentre le Renault si attestano autorevolmente nella top ten, la McLaren fatica a tenere il ritmo di una Sauber, pur con tutti i meriti da attribuire al sorprendente LeClerc.

Una pessima qualifica, che ha visto  i piloti relegati tra la settima e l’ottava fila, e una gara che ha rappresentato un autentico calvario con il penultimo posto di Vandoorne e il ritiro di Alonso per la rottura di uno scarico, hanno sancito il weekend più nero dell’anno per la scuderia di Woking. Nulla da festeggiare quindi per Fernando, che in Canada celebrava il suo 300° gran premio. Ormai rassegnato, lo spagnolo analizza la situazione affermando:

Questo fine settimana non eravamo competitivi e dobbiamo capire il motivo di questo crollo. Dobbiamo inoltre approfondire il perché di questi problemi tecnici, dato che tra oggi e monaco abbiamo perso potenziali punti. Ci sono alcune aree dell’auto che dobbiamo migliorare. Vedremo che cosa accadrà nei prossimi due mesi.

La speranza di aver raggiunto la competitività della Red Bull è svanita già nel corso dei primi test a Barcellona. L’illusione di essere i primi tra gli altri si è dissolta nelle gare iniziali. Il timore di aver fallito ancora clamorosamente sembra diventato una certezza dopo Canada e Montecarlo. Probabilmente la McLaren ci offrirà l’ennesimo copione già visto in questi anni. Per questo Alonso ha deciso di girare un altro film: la sfida suggestiva di Le Mans. E chissà che questa volta non sia vero amore.

Veronica Vesco

Milanese, una laurea in lettere, tanti sogni nel cassetto. Amo scrivere e sono appassionata di Formula 1. Tenuta a battesimo dalle gesta di Gilles, seguo i gran premi fin da quando ero bambina. Ferrarista per tradizione più che per vocazione, subisco il fascino del pilota e delle sue imprese piuttosto che identificarmi in una squadra.

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