F1 | Storia: 15 anni senza Michele Alboreto
 

 


F1 | Storia: 15 anni senza Michele Alboreto

25 aprile, la data della Festa della Liberazione. Ma per noi appassionati di motorsport e di Formula 1 non è un giorno di festa, anzi. E’ stato il giorno del dramma consumatosi a Imola tra Gilles Villeneuve e Didier Pironi, quel tragico duello finale che ha scatenato un team in una polveriera, una festa in una guerra, il tutto a Imola, a casa del Drake. Ma è stato anche un altro giorno terribile, incancellabile per coloro che amano e hanno amato la Ferrari e la Formula 1. Già, perché, poche chiacchere, il primo grande erede di Gilles Villeneuve, il primo che aveva tentato di scavalcare le vette delle classifiche iridate e far sognare i tifosi di Maranello è stato lui, Michele Alboreto. Pilota estremamente concreto, solido, uno che parlava poco e agiva parecchio, l’uomo che Enzo Ferrari sperava, anzi pensava, potesse essere l’italiano perfetto per la vittoria nel Campionato del mondo.

Già, perché il Drake di italiani nella sua scuderia ne ha avuti pochi, ma tutti quelli che ha avuto sono stati eccezionali, da Nuvolari a Varzi, da Farina, Ascari, Castellotti e via di questo passo fino ad arrivare a Lorenzo Bandini e Clay Regazzoni, ticinese ma di origini italiane. Forse è stato proprio da loro che Michele ha raccolto le parti migliori e le ha condensate nella sua carriera in Formula 1 durata 13 anni, in cui ha vestito i panni del campione sfortunato. Infatti, dopo gli esordi in Tyrrell, in cui aveva fatto ben sperare grazie alle vittorie giunte nei primi ani della sua carriera. Forse fu proprio quel maledetto 1982, in cui nella mente e nel cuore di Ferrari si addenseranno tutti i tipi di emozioni, a far pensare fiorio alboretoil Drake su questo giovanissimo pilota italiano (già, perché all’epoca a 25 anni eri ancora considerato un giovanotto da svezzare) con il piede molto pesante, che saltava senza battere ciglio dalla mitica Lancia Beta Montecarlo Turbo (e LC1 poi) alla Tyrrell. E proprio per questo decise di metterlo alla prova dei fatti.

Prima gara in rosso ed è subito show: Michele scatta dalla prima fila a Rio de Janeiro. Un risultato strabiliante, che nonostante la successiva prestazione in gara poco esaltante farà pensare che, sì, lui era l’uomo giusto per riportare il titolo piloti a Maranello. E infatti, a confermare questa sensazione, arriva la prima sospirata vittoria in rosso, quasi subito, proprio là, a Zolder, in quel luogo carico di suggestione e di dolore per il Drake, che grazie a quel primo e terzo posto può iniziare a sognare. 28 anni dopo Ludovico Scarfiotti alboreto johansson montreal 1985un altro italiano vince sulla Ferrari. Il resto della stagione è duro, problematico, ma non importa. Michele e René continuano a lavorare a testa bassa fino a dare il colpo di coda a una stagione che sembrava avviata sul viale del tramonto. Arriva un bel podio a Zeltweg, ma l’impresa più esaltante la mette a segno a Monza, dove grazie a un pizzico di fortuna e alla sua immancabile caparbietà, oltre che alla scelta della Ferrari di abbandonare la nuova M2 per tornare alla versione tradizionale della C4, completa una gara particolarmente positiva che gli consente di arrivare addirittura sul secondo gradino del podio dietro all’inarrivabile Lauda. L’estasi per Michele, che si prepara a un 1985 in cui finalmente potrà raccogliere i frutti di quanto aveva seminato nel corso di questi anni.

alboreto_belgio_1984La 156/85 di Postlethwaite, infatti, è una bomba: conquista subito la pole position in Brasile, con Michele che non riesce a vincere solo a causa di un contatto con Mansell, mentre in Portogallo l’impresa si ripete. Due secondi posti e vetta del mondiale. Il primo italiano in testa alla classifica, e per giunta sulla Ferrari. Non accadeva dal 1958, quando a compiere l’impresa fu Luigi Musso. Ecco, parli di Alboreto in Ferrari e a venirti in mente sono loro, i grandi campioni del passato che hanno gettato le fondamenta di questo sport, tutti che hanno cavalcato una Ferrari. Michele sa di portarsi dietro un’eredità pesantissima, ecco perché avanza con i piedi di piombo e invita alla calma. Ma il resto della stagione sembra sorridergli, visto che ritrova abbastanza facilmente la strada della vittoria, sia in Canada che in Germania. Ma scoppia lo scandalo delle turbine, che il Drake accuserà come vero fattore che ha portato alla sconfitta iridata.indy18 Come ai vecchi tempi, lo scontro è tra Ferrari e Porsche e si protrarrà a lungo, fino as che la Ferrari non deciderà di cambiare le turbine. Michele, però, venne comunque protetto da Ferrari, che lo volle anche per iniziare un’altra avventura, quella in Indycar. Il Drake dichiarò guerra a tutti: alla Porsche prima e alla FOCA poi, con gli ormai famigerati garagisti inglesi che vennero minacciati da Ferrari del ritiro del team di Maranello dalla Formula 1. Alboreto, così, si mise al volante della 637 e si fece beffe della March di Bobby Rahal in un test parallelo condotto a Fiorano. Ma fu John Barnard a mettersi di traverso e, forse, da quel momento, si sancì la rottura tra il mago inglese e il pilota italiano.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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