F1 Alonso-Ferrari, una storia che doveva finire

22 agosto 2015 – Fernando Alonso, intervistato dalla CNN, ha rilasciato alcune dichiarazioni sul clima che si stava respirando in Ferrari e sui motivi che lo hanno indotto ad abbandonare il team di Maranello, sostenendo che ormai la situazione era diventata triste dopo i primi anni di euforia. Una situazione nella quale si era anche attirato diverse critiche (da parte anche di Montezemolo) e che aveva indotto i vertici della Ferrari già dal 2013 a cercare di convincere Vettel a prendere la strada di Maranello.

I fattori di questa crisi, ormai, sono noti a tutti: l’asturiano non era molto amato nell’ambiente ferrarista già al momento del suo arrivo ma dopo un 2009 opaco la Rossa aveva individuato nello spagnolo il pilota che poteva risollevare le sorti della casa di Maranello e portarla verso nuovi trionfi. Ma dovettero ben presto fare i conti con Vettel e soprattutto con il genio di Newey. Elementi che nel corso degli anni hanno portato a una delusione dietro l’altra e che hanno fatto crescere un malcontento che serpeggiava in modo anche abbastanza evidente. A questo si aggiunge la crisi tecnica della Ferrari, che dopo il disimpegno di Ross Brawn e Rory Byrne non ha avuto più una guida precisa, crisi che si è aggravata con la cacciata di Aldo Costa, che ora sta dominando la scena grazie alla Mercedes.

Fin qui il passato, al quale vanno aggiunti alcuni episodi e alcune frasi che hanno indispettito l’ambiente ferrarista. Come dimenticare il “Vorrei la macchina degli altri” pronunciata il giorno del suo compleanno quando un giornalista gli chiese che regalo volesse per il suo compleanno? Oppure come dimenticare il “Siete dei scemi” indirizzato al muretto dei box nel corso delle qualifiche a Monza nel 2013? Episodi che hanno scavato un solco profondo e incolmabile nei rapporti tra la Scuderia e il pilota tant’è vero che artefici dell’arrivo di Vettel furono Montezemolo e Domenicali, poi perfezionata da Marchionne e Mattiacci. Ecco perchè a questo proposito c’è una frase di Alonso che fa riflettere:

A volte con la Ferrari si vince o si perde a seconda di com’è l’umore della squadra in generale e del gruppo”

A Maranello stai proco a passare dall’essere campione al diventare un pilota bravo solo a parlare. O hai i risultati subito o è praticamente impossibile togliersi di dosso l’etichetta di bollito. E Alonso questa cosa pare averla capita anche bene:

“L’anno scorso, mi sono reso conto che con il dominio della Mercedes non sarebbe stato possibile vincere a breve termine con la Ferrari e che un nuovo progetto era l’idea migliore.”

Ma queste frasi altro non sono che lo specchio della situazione in cui si era avviluppata la Ferrari e dalla quale non sapeva – o forse non voleva – uscirne. Come già detto ci è voluta la partenza di Alonso per iniziare quella che poi è stata la rivoluzione di questa stagione, ma i tecnici che ci sono stati in precedenza (Marmorini, Costa, Fry, Tombazis) prima sono stati salutati come gli uomini che avrebbero potuto risolvere la crisi per poi farli capitolare uno dopo l’altro per mano di Mattiacci (eccetto Costa). E dire che di risorse ottime la Ferrari ne aveva già in casa propria a sufficienza: si pensi a Jean-Jacques His o a Rory Byrne, affidati alle vetture stradali ma che ben avrebbero potuto lavorare anche sullo sviluppo delle monoposto (come hanno fatto di recente, ma con piccoli contributi). Lo stesso arrivo di James Allison nel 2014 è stato messo in ombra dalla coppia Fry-Tombazis, per poi assumere il ruolo di direttore tecnico nel corso di questa stagione.

Quindi, a conti fatti, sebbene l’analisi di Alonso possa sembrare scomoda, alla fine era l’unica possibile: o alla Ferrari cambiava tutto o non c’era nulla da fare. E i risultati di questa stagione stanno lì a dimostrarlo. Senza Fernando, condannato per sua scelta a una stagione difficile ma che quasi sicuramente in Ferrari si sarebbe trovato a combattere con un ambiente che gli stava diventando sempre più ostile.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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