F1 | Imola ’94 ep.12: il titolo di Schumacher e la beffa Williams

2 maggio 2014 – La gara Imola 1994 ha segnato in modo profondo il Mondiale 1994 e la storia della Formula 1, però non è stato il solo evento che ha costellato quella stagione, carica di polemiche e 24622_10200558034905417_590228523_ntensioni. La Williams nelle gare successive si presenterà con Damon Hill come candidato (giocoforza) al titolo mondiale, ma il finale di stagione, per la scuderia di Sir Frank, si rivelerà amarissimo. Oltre alla perdita di Senna, infatti, la Williams dovrà subire la beffa di quel Mondiale sfumato che avrebbe riscattato il morale del team.

Dopo Imola, infatti, si va a Montecarlo, la prima gara dopo quel terribile weekend, e si assiste a un altro terribile botto, con Karl Wendlinger che si schianta all’uscita dal tunnel con la sua Sauber e va in coma. Sarà proprio il team svizzero a sperimentare per la prima volta le protezioni laterali all’altezza del casco, sia nel 1994 che nel 1995. In gara si potrebbe dire che non c’è storia, perché Schumacher, dopo che Hill è uscito praticamente al via, domina in solitaria davanti a Brundle, Berger, De Cesaris, Alesi e Alboreto. Le cose cambiano in Spagna, gara nella quale la serie dei terribili incidenti sembra non frinire, con il botto di Montermini che romperà le gambe. In quella circostanza, finalmente, la Williams ritroverà il successo, mentre Schumacher dovrà rimanere dietro all’inglese con il cambio bloccato in quinta. I due precedono Blundell, Alesi, Martini e Irvine che rientra dalla squalifica. Ma il dominio di Schumacher sembra inarrestabile: vince anche in Canada e Francia, gara in cui ricompare sulla Williams il numero rosso di Nigel Mansell per una presenza spot, arrivato in aiuto di Hill.

1044141_10200953345987947_156756582_nIn Inghilterra ecco il primo scandalo: Schumacher supera Hill nel giro di formazione e, di conseguenza, i commissari lo sanzionano. Non sconta la penalità e allora ecco l’inevitabile bandiera nera. Come se niente fosse, Schumacher sconta la penalità molto tempo dopo e prosegue la gara, dove arriva alle spalle del vincitore Hill. Ma i commissari gli tolgono il secondo posto e lo squalificano per due gare; la Benetton riesce a trattare con i commissari che le gare che avrebbe dovuto saltare sarebbero state quelle di Monza e dell’Estoril. Così Schumacher avrebbe potuto disputare la gara di casa, dove sarebbe stato il protagonista quasi indiscusso.

Invece, quella gara riserverà una grossa sorpresa già in prova: a dominare le qualifiche saranno le due Ferrari 412T1B di Berger e Alesi spinte dai super motori 11904_10203916687864318_5794709104526923532_nprogettati da Lombardi. Berger prende il via inseguito da Schumacher, mentre Alesi si ritira subito. Al via è il caos, con 9 vetture che escono di pista e si ritirano subito. Il tedesco sembra in grado di attaccare l’austriaco, ma proprio mentre l’inseguimento arriva nella fase cruciale, il V8 Ford cede di schianto e getta nella disperazione i supporter tedeschi di Schumacher. Sul podio ci saranno anche le due Ligier di Panis e Bernard, mentre Todt, Alesi, Lauda e tutto il team Ferrari esplodono per il successo dell’austriaco e della Ferrari dopo 3 anni e mezzo di digiuno. Ma anche questa gara non è esente da polemiche: Verstappen si ferma ai box per il suo pit-stop, ma il bocchettone della benzina si infila malamente, e spruzza di carburante tutta la monoposto, che diventa una torcia. I commissari della FIA ispezioneranno l’apparecchiatura e noteranno che era stata rimossa la vite che limitava la pressione a 2 bar. Questo spiega la straordinaria velocità dei rifornimenti della Benetton e costerà al team una pesante multa.

32360_10200558065666186_1369361020_nIn Ungheria riprende il monologo Schumacher, che vince davanti a Hill e Verstappen (che non subirà conseguenze dal rogo di Hockenheim), ma in Belgio ecco un nuovo colpo di scena: Schumacher domina la gara, ma lo scalino sotto il fondo della sua Benetton (introdotto dalla gara di Hockenheim) era meno spesso di quanto consentito dal regolamento (1 centimetro) e la vittoria verrà consegnata a Hill, davanti a Hakkinen e Verstappen, Coulthard, Blundell e Morbidelli.

Si arriva a Monza, dove non ci sarà Schumacher, ma ancora una volta a guastare la festa ci pensano le due Ferrari, con Alesi primo e Berger secondo in qualifica. 1001605_10200953303746891_336775911_nIl francese, dopo il pit-stop si ritira furente per la rottura del cambio mentre Berger sarà vittima di un clamoroso errore dei meccanici Ferrari al pit-stop, cosa che consegnerà la vittoria a Damon Hill, davanti a Berger e Hakkinen. La Benetton invece non raccoglie nemmeno un punto, proprio nel giorno in cui Schumacher era assente. In Portogallo la pole position va ancora una volta alla Ferrari, ma dopo essere stato superato al via da Hill, Berger si ritira al 7. giro per la rottura del cambio. La Williams, quindi, fa doppietta e dalla gara successiva torna a contare sull’apporto prezioso di Mansell. A Jerez, però, il ritorno di Schumacher è vincente, con una strategia perfetta si guadagna la vittoria partendo dalla pole, mentre Mansell si ritira dopo 3 giri e Hill finisce alle spalle del tedesco. A Suzuka, invece, ecco la gara che non ti aspetti, con l’acqua a rimescolare tutte le carte. Schumacher è in pole, ma subito dopo la safety car è costretta a entrare in pista per la forte pioggia e i numerosi testacoda. Al 13. passaggio, Morbidelli esce di pista nelle “S”, seguito a breve distanza da Brundle, che investe un commissario. La gara viene interrotta e si riparte procedendo alla somma dei tempi. Dalla classifica risulta vincitore Damon Hill, accreditato di 3 secondi di vantaggio su Schumacher, seguiti da Alesi e Mansell, impegnati in uno spettacolare lungo 602016_10200365768138868_1940522621_nduello, poi Irvine e Frentzen.

Si arriva così all’ultima gara in Australia, in cui Schumacher e Hill sono divisi da un solo punto. In pole position part Nigel Mansell, seguito dal duo Schumacher-Hill, che si lanciano in un lungo tira e molla. Tutto procede normalmente finché al 36. giro accade l’irreparabile: Schumacher va a toccare il muro facendo un errore, Hill tenta il sorpasso, ma il rientro in pista del tedesco provoca il contatto e l’immediato ritiro della Benetton n. 5, mentr970048_10200953332747616_1282787181_ne la Williasms numero 0 tenta il rientro ai box per riparare il danno, ma non c’è nulla da fare. Ritiro anche per Hill e Mondiale che sembra andare al tedesco, ma l’ultima polemica viene montata proprio su quell’episodio. La FIA lo classifica come incidente di gara, fine dei giochi. Il titolo è del tedesco. Hill è al tappeto, la Williams ha ancora uno scatto d’orgoglio, con Mansell che rimedia all’errore del box che spedisce in  testa la Ferrari di Berger, andandolo a ri-superare qualche giro più tardi. Il Leone quindi vince, con Berger e Brundle che salgono sul podio. La Williams fa suo un amarissimo Mondiale costruttori, conquistato nonostante le disavventure vissute durante la stagione e che non è stato seguito dal traguardo più importante, quel Mondiale piloti che Hill avrebbe certamente dedicato alla memoria di “Magic”.

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